L’esercito della Cina guarda al futuro

Pubblicato il 27 gennaio 2017 alle 20:08 in Asia Cina

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Alla vigilia del Capodanno cinese, tra discorsi bene augurali e apprezzamenti per il lavoro svolto durante l’anno che volge al termine, il leader di Pechino Xi Jinping ha elogiato il grande lavoro di riforma dell’esercito e di tutti i comparti militari – compresi quelli amministrativi –  da egli stesso avviato nel 2015. 

Alla vigilia dei festeggiamenti per il Capodanno Cinese o festa di primavera – che dureranno 15 giorni per una festività che è, nel cuore dei cinesi una miscela perfetta tra il senso della famiglia natalizio e l’aspettativa per il nuovo anno del Capodanno occidentale – l’Epoch Times, quotidiano filo-governativo, propone un’analisi attenta delle forze armate della Cina.

Prima di tutto, il quadro generale. Dopo l’insediamento dell’amministrazione Trump, le tensioni tra Pechino e Washington per il Mar Cinese Meridionale sono in aumento costante. Da ultimo, il nuovo Segretario di Stato degli Usa ha affermato di voler impedire l’accesso della Cina alle isole contese del Mar Cinese Meridionale. La risposta da Pechino è stata diretta: “A meno che Washington non voglia iniziare una guerra marittima su ampia scala, qualsiasi altra misura per impedire alla Cina di stanziarsi sulle isole è ridicola”, ha riportato l’Epoch Times.

La Cina ha assistito a uno sviluppo economico senza precedenti negli ultimi trentanni, questo è noto a tutti. Ciò che è meno noto è lo sviluppo, contemporaneo a quello dell’economia, dell’esercito divenuto sempre più moderno e d’avanguardia.

L’esercito cinese, entro il centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese che si festeggerà nel 2049, sarà al primo posto a livello mondiale, secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute consultati dall’Epoch Times per l’analisi. Attualmente, 9 industrie militari cinesi fanno parte delle prime 100 migliori del settore su scala internazionale, due delle quali rientrano nella top ten.

L’esercito degli Stati Uniti detiene il primato mondiale, tuttavia la distanza tra questo e quello della Cina si è ridotta drasticamente nell’ultimo periodo. Il budget di spesa per gli armamenti di Pechino è già il secondo nel mondo e si prevede che nel 2020 raggiungerà quota 233 miliardi di dollari, quasi raddoppiando i 123 miliardi stanziati nel 2010.

I cambiamenti nell’Armata Popolare di Liberazione (APL) – l’esercito della Cina – non sono soloa livello di budget. Gli armamenti e i programmi di addestramento vengono aggiornati e modernizzati sempre di più. Una nuova e maggiore attenzione viene posta sullo sviluppo della marina, fondamentale per la politica espansionistica di Pechino  nelle acque del Mar Cinese Meridionale e Orientale.

La riforma dei comparti militari dello stato è stata avviata dal presidente Xi Jinping nel 2015 con l’obiettivo di modificare anche la struttura amministrativa alla base dell’esercito. Le misure intraprese dal governo di Pechino hanno come obiettivo il rafforzamento del controllo statale sull’esercito e il miglioramento della sinergia tra i diversi comparti delle forze armate.

Un ulteriore provvedimento mira a creare una migliore capacità di risposta agli scontri e alle sommosse che avvengono soprattutto nelle regioni periferiche del Paese, il riferimento è alle regioni autonome speciali come il Tibet e il Xinjiang, ma anche come le due isole di Hong Kong e Taiwan. Le squadre speciali anti-sommossa conteranno 300.000 unità, entro la fine del 2017. Un ultimo aspetto significativo della riforma è la stretta nella lotta alla corruzione tra gli alti quadri dell’esercito. Dal 2015 al gennaio 2017, sono stati processati 40 generali dell’esercito, compreso il Vice Presidente della Commissione Militare Centrale, organismo amministrativo che deteneva il controllo supremo sulle forze armate il cui potere è stato ridimensionato dalla riforma.

Gli armamenti sono in corso di modernizzazione, l’aspetto ritenuto più importante è la forza navale. La Cina vana attualmente la marina più potente della regione del Pacifico, sebbene la sua portaerei, la Liaoning, non sia all’altezza di quelle statunitensi.

La Cina sta anche rafforzando i suoi sistemi di difesa nell’arcipelago di Nansha, con l’istallazione, in particolare, di sistemi di allerta e di rilevamento rapido. Nel 2016, Pechino ha completato la creazione della sua prima base navale estera in Gibuti dove sono stanziati 6000 soldati. La ragione strategica è la tutela degli interessi cinesi nel Corno d’Africa da ottenersi assicurando la sicurezza marittima.

Appare evidente come la Cina stia tirando fuori gli artigli del drago che la rappresenta, ma qual è il fine di questa dimostrazione di forza militare? Questo il quesito conclusivo dell’analisi dell’Epoch Times.

La Cina porta avanti, nelle parole dei suoi leader, un approccio di sviluppo pacifico e armonioso all’insegna della cooperazione internazionale. Afferma di voler evitare conflitti aperti nella zona del Pacifico, proponendo cooperazione agli Usa, come alle Filippine. Eppure, prepara l’esercito. Si tratta, secondo Pechino, di una conseguenza inevitabile del suo grande sviluppo economico. Nessuna grande potenza economica può essere tale se priva di una forza militare a sostenerla. È necessario essere militarmente pronti per fronteggiare eventuali minacce internazionali, conclude il quotidiano cinese.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

L'Armata Popolare di Liberazione, esercito della Repubblica Popolare Cinese

L’Armata Popolare di Liberazione, esercito della Repubblica Popolare Cinese, Fonte: Wikipedia Commons

 

di Redazione

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