Intervento Onu richiesto in Myanmar

Pubblicato il 18 gennaio 2017 alle 12:30 in Asia Myanmar

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È necessario un intervento delle Nazioni Unite per terminare la violenza contro i Rohingya, bisogna evitare un genocidio. Questo l’appello della Organisation of Islamic Cooperation in merito alla crisi umanitaria in corso al confine tra Myanmar e Bangladesh.

L’inviato speciale della Organisation of Islamic Cooperation (OIC) in Myanmar, Syed Hamid Albar, ha richiesto un’azione Onu per risolvere l’emergenza umanitaria nello stato di Rakhine, nel nord del paese.

Nella zona è in corso un’operazione militare che ha causato 86 morti e una evacuazione di massa di 66.000 musulmani di etnia Rohingya verso il Bangladesh, dallo scorso ottobre 2016. L’esercito è giunto nell’area per rispondere ad alcuni attacchi a stazioni di polizia di confine condotti da militanti islamisti, probabilmente con legami ai gruppi estremisti esteri.

Secondo l’inviato speciale dell’OIC, la situazione non è più un problema interno del Myanmar, ma una questione che richiede l’attenzione della comunità internazionale. Syed Hamid Albar ha partecipato a un incontro organizzato dalla Malesia per prendere dei provvedimenti che aiutino a gestire la situazione della minoranza musulmana Rohingya.

“Non vogliamo assistere a un altro genocidio come quelli già avvenuti in Cambogia e Ruanda. In quei casi, la comunità internazionale è rimasta a guardare e quante persone sono morte? Dobbiamo imparare dalle lezioni del passato e capire quanto possiamo fare”, ha dichiarato l’inviato speciale dell’OIC.

Il governo del Myanmar, a maggioranza buddista e guidato da Aung San Suu Kyi, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, non ha preso parte all’incontro dell’OIC e ha dichiarato di aver chiarito la sua posizione al vertice ASEAN di dicembre 2016. Secondo il governo birmano, un intervento Onu incontrerebbe “resistenza dagli abitanti delle zone interessate”.

I rifugiati in Bangladesh, i cittadini dello stato di Rakhine e gli attivisti per i diritti umani affermano che i soldati del Myanmar, dall’inizio delle operazioni militari, hanno condotto esecuzioni sommarie, violentato le donne di etnia Rohingya e bruciato case. Il governo del Myanmar ha negato le accuse. Molte delle notizie sono false, si tratta di una questione interna al paese, sostiene il governo.

56000 persone di etnia Rohingya vivono già in Malesia, paese a maggioranza islamica. È stata proprio la Malesia, la terza più grande economia del Sud-Est Asiatico, a violare l’impegno di non interferenza negli affari interni previsto tra i membri dell’ASEAN parlando apertamente del conflitto. Kuala Lampur ha chiesto ai dieci membri dell’ASEAN di coordinare gli aiuti umanitari e di investigare insieme in merito alle atrocità di cui è accusato l’esercito birmano.

Il portavoce del governo del Myanmar, Zaw Htay, ha criticato la posizione della Malesia chiedendo a Kuala Lampur di pensare “alla sua crisi politica” e “di evitare incoraggiamenti all’estremismo e alla violenza” in Myanmar. “Il nostro governo sta lavorando molto seriamente e con attenzione alla situazione dello stato di Rakhine. Si tratta di una questione delicata e complessa, abbiamo bisogno di tempo per risolverla”, ha dichiarato il portavoce.

La Organisation of Islamic Cooperation (OIC) è un’organizzazione fondata nel 1969 che rappresenta 57 stati a maggioranza islamica. È la voce collettiva del mondo islamico e opera per salvaguardare e proteggere gli interessi del mondo islamico con l’intento di promuovere pace e armonia. L’OIC ha una delegazione stabile presso le Nazioni Unite e una presso l’Unione Europea.

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte:  Forumbiodiversity.com

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.com

di Redazione

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