Turchia: arrestato attentatore di Istanbul

Pubblicato il 17 gennaio 2017 alle 8:40 in Medio Oriente Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Abdulkadir Masharipov, accusato di essere l’attentatore del Reina di Istanbul, dove ha ucciso 39 persone la notte di capodanno, è stato arrestato dalla polizia turca.

Il terrorista è stato sorpreso in un appartamento di lusso insieme al figlio nel distretto di Esenyurt, Istanbul. Le autorità turche riportano che Masharipov ha provato a nascondersi sotto il letto quando la polizia è entrata in casa. Durante l’operazione, gli agenti hanno trattenuto anche un uomo Kirghiso e tre donne sospettate, Dina A. di cittadinanza somala, Ausha M. egiziana, e Tene T. senegalese. Dopo la cattura dell’attentatore di Istanbul, la polizia ha condotto un’ispezione di sei ore all’interno dell’appartamento.

La Turchia, il 14 gennaio, ha arrestato due cittadini cinesi legati a Masharipov.

Omar Asim e Abuliezi Abuduhamiti, di origini Uiguri, una minoranza etnica turca musulmana stanziata ad est dell’Asia centrale nella regione di Xinjiang, sono stati incarcerati con l’accusa di essere membri di un’organizzazione terroristica, di aver acquistato armi da fuoco senza licenza e di essere compici dell’uccisione delle 39 vittime del Reina. Un testimone di Konya, città dell’Anatolia centrale, ha riportato di aver visto Asim insieme al terrorista del nightclub Masharipov.

Ufficiali turchi hanno riferito che l’attentatore del Reina sia di origni Uiguri, come i due arrestati cinesi. Gli investigatori stanno indagando sull’esistenza di una possibile cellula, ipotesi già avanzata da Cevdet Öneş, ex vice capo della National Intelligence Agency (MIT) turca, il quale ritiene che l’attentatore del Reina abbia avuto complici all’interno del nightclub. “Analizzando l’arrivo del terrorista a Istanbul, la sua partenza da Konya e i suoi legami con le famiglie sia nella provincia dell’Anatolia Centrale che nella città turca, è evidente che questa persona non sia un lupo solitario”, ha spiegato Öneş al quotidiano turco Hürriyet, aggiungendo che l’attacco ha evidenziato le falle nel sistema di intelligence e di sicurezza turco. L’ex vice capo del MIT sostiene che l’attacco non sia stato opera di una cellula dormiente e, dal momento che l’attentatore è ancora in fuga, l’operazione è stata il risultato della cooperazione tra diversi attori, un attacco con dietro una vera e propria struttura professionale.

Secondo quanto ricostruito dalle autorità, l‘attentatore del Reina è arrivato a Istanbul dalla provincia di Konya, in Anatolia centrale, il 15 dicembre 2016 e ha effettuato l’attacco la notte di capodanno. Secondo Ankara, una cellula dell’ISIS presso Konya, in Uzbekistan, ha fornito supporto logistico a Masharipov, il cui nome in codice è Ebu Muhammed Horasani. Come mostrato da un video delle telecamere di sorveglianza comparso sul quotidiano online Hurriyet, il terrorista, dopo aver compiuto la strage, si è nascosto in un parcheggio dei pressi del Reina.

L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS. La notizia, riportata da Reuters, spiega che il gruppo terroristico ha diffuso una comunicazione attraverso uno dei suoi account Telegram, in cui afferma che “in linea con le operazioni benedette che lo Stato Islamico sta compiendo contro il protettore della croce, la Turchia, un eroico soldato del califfato ha colpito una delle discoteche più famose in cui i cristiani celebrano le loro feste apostate“.

L’attentatore ha fatto irruzione nel noto nightclub turco Reina al centro di Istanbul, armato di kalashnikov, uccidendo con 120 colpi di proiettile 39 persone e ferendone 69. La notizia è stata annunciata dal Ministro degli Interni turco, Süleyman Soylu, il quale ha riferito che sono 15 gli stranieri tra le vittime, tra cui cittadini marocchini, sauditi, libanesi, israeliani, libici e indiani. Il Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha confermato che non ci sono italiani tra le vittime dell’attentato al nightclub di Istanbul.

L’attacco è stato compiuto il primo gennaio verso le 1:30 del mattino. Un testimone ha riportato che circa 50 o 60 ambulanze si sono recate sul luogo dell’attentato. Il Reina è un nightclub di Istanbul molto popolare frequentato da persone dell’alta società turca, tra cui celebrità, calciatori e anche molti stranieri. Quella notte erano presenti circa 600 persone al suo interno. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha commentato l’accaduto dicendo che “nessun attacco terroristico distruggerà la nostra unità”.

Le autorità turche, il 4 gennaio, hanno arrestato e messo sotto custodia a Smirne 27 sospettati e tre famiglie presumibilmente legate al killer. Gli investigatori turchi ritengono che il 22 novembre l’attentatore abbia preso in affitto un piccolo appartamento a Konya, in Anatolia centrale, insieme a una donna e a due bambini, ora agli arresti, prima di dirigersi a Istanbul e compiere il massacro al Reina. Nel frattempo, lo stesso giorno il Parlamento turco ha approvato l’estensione di tre mesi dello stato di emergenza.

Il vice-primo ministro turco, Numan Kurtulmuş, sostiene che servizi di intelligence provenienti dall’estero potrebbero aver agito a supporto dell’attentatore.

Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Fonte: Sputnik Italia

Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Fonte: Sputnik Italia

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.