Donald Trump e il principio una sola Cina

Pubblicato il 16 gennaio 2017 alle 16:43 in Asia Cina

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Il principio “una sola Cina” è negoziabile, ha dichiarato il presidente-eletto Donald Trump durante un’intervista al Wall Street Journal.

A quattro giorni dal giuramento alla Casa Bianca, Donald Trump irrita nuovamente Pechino, in un’escalation che va avanti sin dal giorno del voto negli Stati Uniti.

Ogni cosa è negoziabile, compresa la politica una sola Cina”, ha dichiarato Trump al Wall Street Journal, suscitando l’immediata reazione di Pechino.

“Il principio una sola Cina è la base e il fondamento dei rapporti tra la Cina e gli Stati Uniti, non è assolutamente negoziabile. Chiediamo agli Stati Uniti un chiarimento sulla delicata questione di Taiwan. Chiediamo il rispetto dell’impegno reciproco sancito dagli accordi bilaterali. Tutto questo è essenziale per garantire un sano sviluppo dei rapporti bilaterali tra la Cina e gli Stati Uniti”, ha risposto da Pechino Lu Kang, il portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare.

Trump aveva già messo in discussione la politica “una sola Cina” nei mesi scorsi e aveva irritato Pechino accettando la telefonata di congratulazioni post-elettorali della presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen. Nelle ultime settimane, la tensione è aumentata con il passaggio negli Stati Uniti di Tsai Ing-wen, in viaggio per una visita di stato nei paesi alleati dell’America Centrale.

La politica “una sola Cina” è nata in seguito alla vittoria della guerra civile in Cina da parte del Partito Comunista Cinese e alla fuga del perdente Partito Nazionalista (Guomindang) dal continente cinese all’isola di Taiwan. Dopo il 1949, a Pechino si è instaurato il governo comunista della Repubblica Popolare Cinese e a Taipei quello nazionalista della Repubblica di Cina.

Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale della Cina, nonostante la presenza di due governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati.

Dopo vent’anni di silenzio e tensione tra i due lati dello stretto, Taiwan e Pechino hanno sancito una tregua e visto il rinascere del commercio bilaterale con il cosiddetto “Consenso del 1992”. Il Consenso prevede una lettura più morbida del principio una sola Cina. Esiste, sì, una sola Cina, ma il governo della Repubblica Popolare e quello di Taiwan interpretano – in base alla loro propria definizione – quale l’unica Cina sia: il continente o l’isola di Taiwan. Ciò vuol dire che per Taiwan la Repubblica di Cina è l’unica Cina esistente, per Pechino lo è la Repubblica Popolare. Vista la mancanza di una univoca definizione di “Cina”, in molti hanno criticato il Consenso.

Nel 2015 i legami tra Pechino e Taipei hanno visto una significativa svolta con un incontro diretto tra il presidente cinese Xi Jinping e l’allora presidente di Taiwan, Ma Yingjiu, leader del Partito Nazionalista e simpatizzante del continente. Le cose sono molto cambiate, invece, dal gennaio 2016, quando è stata eletta Tsai Ing-wen, leader del pro-indipendenza Partito Democratico Progressista (DPP). Il DPP è uno dei principali detrattori del Consenso del 1992 e auspica l’indipendenza totale dell’isola di Taiwan dal governo di Pechino.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Donald Trump, Presidente USA. Foto di Gage_Skidmore (31 agosto 2016)

Donald Trump, Presidente USA. Foto di Gage_Skidmore (31 agosto 2016)不

di Redazione

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