Myanmar e Bangladesh insieme per gestire i profughi Rahingya

Pubblicato il 13 gennaio 2017 alle 18:00 in Asia Myanmar

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Un rappresentante speciale del Myanmar è stato inviato in Bangladesh per gestire la sicurezza dello stato di Rakhine e l’emergenza rifugiati.

Il flusso di migranti dallo stato di Rakhine, nel nord del Myanmar, verso il vicino Bangladesh continua, mentre va avanti l’offensiva dell’esercito contro gli attivisti islamisti. Un rappresentante speciale del governo birmano, il Ministro degli Esteri U Kyaw Tin, è giunto in Bangladesh per discutere della questione e della cooperazione bilaterale.

Dall’inizio della campagna dell’esercito nello stato di Rakhine, nell’Ottobre 2016, 65000 persone di etnia Rahingya, sono fuggite in Bangladesh, secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari. L’azione militare è stata avviata in seguito ad alcuni attacchi a stazioni di polizia condotti da militanti islamisti. L’esercito viene accusato dai residenti e dai migranti di aver condotto esecuzioni e stupri durante le operazioni militari.

“Il rappresentante speciale è stato informato dell’arrivo di un numero molto grande di cittadini del Myanmar nel nostro paese. Gli abbiamo anche comunicato come quasi 300.000 immigrati clandestini del Myanmar abbiano creato una forte instabilità e influito negativamente sullo sviluppo economico della regione di Chittagong”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri del Bangladesh AH Mahmood Ali  il 12 gennaio, durante una conferenza stampa successiva agli incontri con il rappresentante speciale. “Il Myanmar ha dimostrato interesse per il rimpatrio dei 65000 profughi musulmani di etnia Rohingya che sono giunti in Bangladesh negli ultimi due mesi, ma prima ritiene necessario verificare le loro rivendicazioni di cittadinanza birmana”, ha concluso Mahmood Ali.

Il primo ministro del Bangladesh ha chiesto più volte al Myanmar di riprendere i rifugiati che sono giunti nel suo paese e lo hanno messo in una condizione difficile. Il PM ha affermato di aver intensificato i controlli ai confini per cercare di arginare l’ondata di migranti in arrivo.

Il Bangladesh ha proposto la creazione di una commissione per valutare l’eventuale concessione di cittadinanza o il permesso di residenza ai musulmani dello stato di Rakhine. Il governo di Dacca ha, però, chiesto al Myanmar di rispettare la vita e di garantire la sussistenza dei musulmani di etnia Rohingya, nonché di individuare le ragioni per cui fuggono dal paese. Il Myanmar dovrà cercare di impegnarsi di più per risolvere il problema delle minoranze islamiche nello stato di Rakhine e per tutelare al meglio i loro diritti. Questa è l’unica via per interrompere il fenomeno di marginalizzazione ed evitare la radicalizzazione delle minoranze islamiche.

Il Ministro degli Esteri del Myanmar ha ribadito l’importanza della cooperazione tra il suo paese e Dacca nella lotta contro gli insurrezionisti e i terroristi islamisti della regione. Alla fine degli incontri bilaterali, i due paesi hanno raggiunto l’accordo e siglato due memorandum d’intesa per il dialogo sulla sicurezza, sulla cooperazione bilaterale e per la creazione di un ufficio di contatto al confine.

Il Myanmar è un paese a maggioranza buddista, dove le minoranze musulmane sono costituite dalla discendenza degli immigrati dall’India, dal Bangladesh e dai paesi arabi. Una minoranza islamica importante è quella Rohingya, concentrata nello stato di Rakhine, nel nord del paese, al confine con il Bangladesh. Per molti studiosi questa popolazione è indigena della zona, mentre, secondo il governo del Myanmar, si tratta di immigrati giunti nel paese in seguito all’indipendenza birmana o alla guerra del Bangladesh. I Rohingya sono stati storicamente oggetto di discriminazioni, la più importante risale al 1982, anno in cui sono stati definiti immigrati clandestini bengalesi.

Profughi nel campo di Taung Paw, nello stato di Rahkine, Myanmar

Profughi nel campo di Taung Paw, nello stato di Rakhine, Myanmar. Fonte: Flickr

di Redazione

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