Filippine: caccia ai ribelli islamisti evasi dal carcere

Pubblicato il 11 gennaio 2017 alle 12:30 in Asia Filippine

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La caccia a 97 detenuti evasi dal carcere è in corso, alcuni sembrano essere sotto la protezione dei ribelli islamisti o dei banditi del sud del paese. Queste le dichiarazioni delle autorità delle Filippine, a una settimana dall’evasione dei prigionieri.

Erano 158 i detenuti evasi da un carcere di Kidapawan, nel sud delle Filippine. L’evasione è avvenuta grazie a un raid effettuato da sospetti ribelli islamisti, prima dell’alba di mercoledì 4 gennaio. L’attacco al carcere è stato una missione di salvataggio. I ribelli volevano liberare i loro compagni detenuti, secondo la guardia carceraria Peter John Bonggat. Non è chiaro quanti dei prigionieri fossero realmente legati ai ribelli e quanti abbiano approfittato del caos per fuggire. La prigione di Kidapawan era sguarnita di personale, situata in una ex-scuola e conteneva più di mille e cinquecento detenuti, in un’area isolata. Durante la sparatoria con il personale carcerario, i prigionieri hanno approfittato del caos e usato i loro materassi come scudi contro i proiettili per assicurarsi la fuga.

La caccia all’uomo va avanti da una settimana e si estende nelle fattorie e nei villaggi isolati vicino alla città. 51 fuggitivi sono stati riportati in carcere e 10 uccisi dalle forze dell’ordine. Dei 97 mancanti, alcuni potrebbero essere coperti dai gruppi islamici armati della regione, secondo le dichiarazioni del Sovraintendente della polizia locale Emmanuel Peralta. I gruppi di ribelli musulmani della regione danno rifugio soltanto ai detenuti musulmani e molti di quelli riportati in carcere erano cristiani.

Non è la prima volta che un evento simile si verifica nel sud del Paese, dilaniato da decenni dalle insurrezioni separatiste dei ribelli islamici. Un simile evento si era verificato nel 2007, con la fuga di 59 carcerati tra cui il leader del gruppo Abu Sayyaf, considerato la mente dei più violenti attentati del paese, ricatturato nel 2014.

La città di Kidapawan – un’area con popolazione mista musulmana e cristiana, situata 950 km a sud di Manila-  è base di diversi gruppi ribelli, bande criminali e insurrezionisti. Il gruppo che ha attaccato il carcere sembra fosse collegato al Moro Islamic Liberation Front (MILF), la più grande organizzazione islamista del paese. Il portavoce del MILF, Von al-Haq, ha dichiarato l’estraneità della sua organizzazione all’attacco al carcere, giovedì 5 gennaio. “Il MILF non sta dando rifugio ai fuggitivi”, ha concluso. Le indagini per verificare il coinvolgimento dell’organizzazione sono ancora in corso.

Il MILF ha attualmente in corso dei colloqui di pace con il governo delle Filippine e si è impegnato per il cessate il fuoco. Non tutti i gruppi islamici presenti nel sud delle Filippine, concentrati soprattutto nella provincia di Mindanao, sono però d’accordo con il processo di pace. Alcuni sono determinati a continuare la guerriglia e hanno giurato fedeltà all’Isis.

La zona di Mindanao, nel sud delle Filippine, è una regione con popolazione prevalentemente musulmana, teatro di conflitti e tensioni interne al paese per decenni. Dagli anni’70 le insurrezioni dei separatisti sono costati al paese 120.000 vite. Il gruppo islamista Moro Islamic Liberation Front (MILF) ha raggiunto, nel 2012, un accordo con il governo delle Filippine per il riconoscimento di Mindanao e del Bangsamoro come regione a governo autonomo. L’obiettivo dell’accordo è la conclusione pacifica del conflitto interno durato quarant’anni e la riduzione delle tensioni regionali, i colloqui per la pace sono ancora in corso ed è in vigore un cessate il fuoco.

Soldato Moro con cartello a favore del processo di pace tra il MILF e il governo delle Filippine. Fonte: Wikipedia Commons

Soldato Moro con cartello a favore del processo di pace tra il MILF e il governo delle Filippine. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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