Sao Tomè rompe i rapporti con Taiwan

Pubblicato il 22 dicembre 2016 alle 19:36 in Africa

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Sao Tomè rompe i rapporti diplomatici con Taiwan. La Cina accoglie favorevolmente la notizia.

Sao Tomè, piccola repubblica nel golfo di Guinea nell’Africa occidentale, ha annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con l’isola di Taiwan – formalmente Repubblica di Cina.

Le relazioni diplomatiche tra Sao Tomè e Taiwan furono strette nel 1997, provocando la reazione di Pechino che sospese i suoi rapporti con Sao Tomè. Non è possibile, infatti, avere legami diplomatici sia con la Cina continentale, sia con l’isola di Taiwan, per via del principio “una sola Cina”. Secondo questo principio, l’isola di Taiwan è parte integrante del territorio cinese e non uno stato sovrano. Esiste una sola Cina rappresentata dal governo della Repubblica Popolare.

La rottura, secondo quanto riportato, mercoledì 21 dicembre, dal ministro degli esteri di Taiwan, David Lee, sarebbe dovuta all’impossibilità di Taiwan di fornire a Sao Tomè ingenti aiuti economici, 210 milioni di dollari, necessari per risanare l’economia dell’isola. Il ministro Lee ha espresso il rammarico del governo taiwanese per la repentina cessazione delle relazioni. David Lee spera che il governo di Pechino non strumentalizzi i problemi finanziari di Sao Tomè per promuovere il suo principio di “una sola Cina”. “Un comportamento del genere non sarebbe d’aiuto per calmare la tensione ai due lati dello stretto”, ha concluso il ministro degli esteri.

La notizia della rottura dei rapporti tra le due isole è stata accolta favorevolmente da Pechino. La portavoce del ministero degli esteri cinese, Hua Chunying, durante una conferenza stampa, ha dichiarato che la Cina “apprezza molto il ritorno sulla giusta via del principio una sola Cina da parte di Sao Tomè”. Il principio “una sola Cina”, secondo la portavoce, “è la base e la premessa per lo sviluppo dei rapporti di amicizia con il nostro paese. Come è stato riconosciuto dalla risoluzione 2758 delle Nazioni Unite nell’ottobre 1971, il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico legittimo rappresentante dell’intera Cina.”

Alle domande dei giornalisti riguardo alla presunta promessa da parte cinese di aiuti economici a Sao Tomè, in cambio della rottura dei rapporti diplomatici con Taiwan, la portavoce del governo cinese ha risposto in modo evasivo. Hua Chunying ha ribadito che l’interruzione delle relazioni diplomatiche con Taiwan dimostra che l’isola africana riconosce il principio “una sola Cina”, senza alcun riferimento alla possibilità di investimenti cinesi nel paese.

La portavoce del ministero degli esteri non si è pronunciata in merito alla possibile prossima instaurazione di relazioni diplomatiche tra la Cina e Sao Tomè e alla creazione di ambasciate. Hua Chunying ha però, dichiarato la disponibilità della Repubblica Popolare a instaurare rapporti con gli altri paesi del mondo sulla base del principio “una sola Cina” e dei cinque principi della coesistenza pacifica enunciati da Zhou Enlai – allora ministro degli esteri – nel 1971. La Cina possiede un ufficio di rappresentanza sull’isola di Sao Tomè dal 2013, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione economico-commerciale. Un legame che si pone nel quadro generale dei grandi investimenti del governo di Xi Jinping in Africa iniziati nel 2014, soprattutto in campo infrastrutturale.

Gli esperti di relazioni bilaterali Cina-Taiwan hanno interpretato la dichiarazione del governo di Sao Tomè come parte di un più ampio piano del governo cinese per allontanare gli alleati da Taiwan, proprio a ridosso del viaggio della presidente di Taiwan, Tsai Ingwen, in America. Le ultime azioni da parte cinese sembrano essere una reazione alle dichiarazioni di Trump e al cambiamento nell’equilibrio trilaterale Cina-Usa-Taiwan che il prossimo presidente americano potrebbe portare.

Dopo la dichiarazione del governo di Sao Tomè, rimangono soltanto 21 paesi con relazioni diplomatiche con Taiwan e sono localizzati, per la maggior parte, in America Latina e nei Caraibi. Anche il Vaticano fa parte di questo gruppo di paesi, sebbene i suoi rapporti con la Cina siano migliorati negli ultimi tempi. La portavoce Hua Chunying, in merito, ha dichiarato che la Cina è ben disposta a intavolare un dialogo costruttivo e che finora la comunicazione è stata fattiva e priva di ostacoli. “Siamo pronti a continuare a impegnarci per promuovere il processo di miglioramento dei rapporti bilaterali”, ha concluso.

Il Vaticano ha instaurato i rapporti diplomatici con la Repubblica di Cina nel 1942, quando la Repubblica di Cina era ancora sul continente cinese. Nel 1949, alla fine della guerra civile con il Partito Comunista di Mao Zedong, lo sconfitto Partito Nazionalista (Guomindang) ha lasciato la Cina per rifugiarsi a Taiwan e la missione diplomatica del Vaticano ha tentato di instaurare nuovi contatti con il nuovo governo comunista. La neo Repubblica Popolare e il suo presidente non hanno voluto riconoscere l’arcivescovo, come diplomatico, che fu espulso dalla Cina nel 1951. L’anno successivo, il Vaticano ristabilì le relazioni diplomatiche con il governo nazionalista insediatosi, nel mentre, a Taiwan. Il riavvicinamento tra la Repubblica Popolare Cinese e il Vaticano è molto recente e risale soltanto agli ultimi due anni.

Bambini di Sao Tomè. Fonte: Wikimedia Commons.

Bambini di Sao Tomè. Fonte: Wikimedia Commons.

di Alessandro Orsini

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