Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Pubblicato il 21 settembre 2017 alle 6:01 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici.

Martedì 19 settembre, Alfano ha colloquiato con l’omologo libico, Mohamed Siyala, affrontando la questione della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrarle. A tale riguardo, il ministro italiano ha spiegato che l’Italia ha adottato un approccio globale, il quale “mira a combinare virtuosamente sicurezza e sviluppo economico”, e che Roma sta tenendo sotto controllo la situazione nei centri di detenzione libici, al fine di intervenire per migliorare la condizione dei migranti. Dall’altra parte, Siyala ha lodato l’impegno italiano.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Qualche ora dopo, Alfano ha intrattenuto una conversazione con l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salame’. I due si erano incontrati per la prima volta l’8 agosto, alla Farnesina, e si erano sentiti telefonicamente il 12 settembre per discutere sulla questione della Libia. A New York, Alfano ha rinnovato l’impegno dell’Italia verso le iniziative proposte da Salame’ per cercare di unificare il panorama politico libico. Come si legge in un comunicato ufficiale della Farnesina, il ministro degli Affari Esteri ha riferito: “Il rilancio di un processo politico inclusivo è l’unico modo per condurre un giorno il Paese verso le auspicate elezioni. in questo senso eventuali accelerazioni rischierebbero di essere controproducenti”. Infine, Alfano ha ribadito che l’Italia aumenterà i propri sforzi per migliorare la condizione delle comunità libiche, lottando per il rispetto dei diritti umani all’interno del Paese nordafricano.

Come è noto, in Libia esistono due governi rivali. Il Governo di Accordo Nazionale (GNA), insediato a Tripoli, è guidato dal premier Fayez Serraj ed è sostenuto dall’Onu. L’altro governo ha sede a Tobruk, e gode dell’appoggio di Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Il 26 settembre è previsto l’inizio dei colloqui per rivedere l’accordo di Skhirat, firmato il 17 dicembre 2015, che portò alla creazione del Governo di Accordo Nazionale, che avrebbe dovuto unificare il potere politico libico sotto un’unica guida.

Sofia Cecinini

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …

Ucraina

Poroshenko: USA approvano finanziamento da $500 milioni per Ucraina

Secondo quanto affermato dal presidente Poroshenko, gli Stati Uniti hanno approvato un finanziamento per Kiev da 500 milioni di dollari destinati al settore della sicurezza e della difesa


ALFANO A LONDRA PER RIUNIONE MINISTERIALE SULLA LIBIA

Pubblicato il 14 settembre 2017 alle 13:52 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, si trova oggi a Londra per partecipare alla Riunione Ministeriale sulla Libia. All’incontro prenderanno parte anche i ministri degli Esteri di Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, e sarà presente anche il Rappresentante Speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salame’.

In cima all’agenda dell’incontro c’è il processo politico libico, Nello specifico, i ministri si scambieranno le proprie valutazioni in merito alla questione, cercando sostenere al meglio le Nazioni Unite, impegnate nella risoluzione della situazione. Il meeting è preliminare all’Assemblea Generale dell’Onu del prossimo 19 settembre, a New York, convocata dal Segretario Generale, Antonio Guterres.

Come riferito da un comunicato della Farnesina, oggi a Londra, i ministri discuteranno una Road Map volta a raggiungere un nuovo accordo politico per l’elaborazione di una nuova Costituzione libica e l’organizzazione di elezioni politiche, soprattutto in vista della scadenza dell’accordo di Skhirat, il 17 dicembre 2017.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, è giunta nuovamente sull’orlo di una guerra civile, in cui lo scontro tra le principali fazioni ha dato vita a due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli. Nel dicembre 2015, nella città marocchina di Skhirat, si è svolto un incontro segreto per cercare di trovare una soluzione comune che ponesse fine alla crisi del Paese. Ne è conseguita la nascita del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da Fayez Serraj, che avrebbe dovuto unificare la Libia, rendendo più efficace la lotta contro le milizie islamiste legate all’Isis. Tuttavia, il governo di Tobruk, sostenuto dal capo della Libyan National Army, Khalifa Haftar, si è rifiutato di riconoscere l’autorità del Governo di Accordo Nazionale, il quale si è insediato a Tripoli nel marzo 2016. Ancora oggi, Serraj lotta, senza successo, per imporre la propria autorità a tutta la Libia.

Tale situazione di scarsa sicurezza ha facilitato il traffico di esseri umani, generando una crisi migratoria che ha investito l’Europa e, nello specifico, l’Italia, Paese che sta accogliendo il maggior numero di rifugiati africani. Secondo le stime dell’International Organization for Migration, dal primo gennaio al 10 settembre 2017, dei 128,12 migranti giunti in Europa attraverso il Mediterraneo, 200,303 sono sbarcati sulle coste italiane.

Mercoledì 13 settembre, il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha omaggiato la generosità dell’Italia che, a suo avviso, “ha salvato l’onore dell’Europa nel Mediterraneo”. “Dobbiamo porre fine alla situazione che c’è in Libia, l’UE ha la responsabilità di farlo”, ha riferito Juncker, aggiungendo che, a fine mese, la Commissione elaborerà diverse proposte sul sistema dei rimpatri e per sostenere ulteriormente i Paesi africani.

Sofia Cecinini

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


ITALIA-LIBIA: TELEFONATA TRA ALFANO E SALAME’

Pubblicato il 13 settembre 2017 alle 9:13 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, ha intrattenuto una telefonata con il Rappresentante Speciale dell’Onu in Libia, Ghassam Salame’.

Durante il colloquio, avvenuto martedì 12 settembre, i due hanno affrontato alcune questioni relative al processo di stabilizzazione politica del Paese nordafricano, in attesa del meeting ministeriale che si terrà nei prorrimi giorni a Londra, al quale parteciperanno anche gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto, e in vista della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, che inizierà il 19 settembre.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Alfano, dopo essersi congratulato con Salame’ per il lavoro svolto, ha rinnovato il sostegno italiano alle sue azioni, al fine di raggiungere un’unità politica. Il ministro, inoltre, ha chiesto all’International Organization for Migration e alla UN Refugee Agency di tornare ad essere operative a tutti gli effetti in Libia, per assicurare il rispetto dei diritti dei rifugiati e dei migranti.

Dall’altra parte, Salame’ ha riferito che il sostegno della comunità internazionale sarà fondamentale per riuscire a organizzare nuove elezioni in Libia che unifichino il panorama politico nazionale sotto nuovi leader istituzionali. A suo avviso, è necessario muoversi in questa direzione velocemente, per colmare al più presto i vuoti di potere interni al Paese. Infine, Salame’ ha ringraziato l’Italia per il supporto e l’impegno dimostrato.

I due funzionari si erano incontrati l’8 agosto scorso presso la Farnesina. Nell’occasione, Alfano e Salame’ avevano discusso sul quadro complessivo libico, affermando che, a loro avviso, l’Onu dovrebbe assumere la guida dei negoziati in Libia.

Come è noto, in Libia esistono due governi rivali: uno è stanziato a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez Serraj, riconosciuto dall’Onu; l’altro, con sede a Tobruk, è sostenuto dal capo della Libyan National Army, il generale Khalifa Haftar, e da Russia, Egitto e Emirati Arabi Uniti. Dallo scorso febbraio, l’Italia ha concluso una serie di accordi in materia di immigrazione con il governo di Tripoli per cercare di meglio gestire la crisi migratoria. Al fine di facilitare il raggiungimento di un accordo politico che unifichi il Paese, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, il 7 settembre, ha incontrato Haftar a Bengasi.

Oggi, mercoledì 13 settembre, i leader di 13 Stati europei si incontreranno a Malta per partecipare al summit “Crossing borders”, dedicato all’immigrazioni e alla coesione sociale europea. L’Italia sarà rappresentata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Sofia Cecinini

di Redazione

Articoli correlati

Africa Libia

Libia: Salamé presenta l’emendamento dell’accordo di Skhirat

L’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, a margine della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ha presentato un “piano d’azione”, che propone la modifica dell’accordo di Skhirat

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Africa Libia

Libia: chiuso un condotto per il trasporto del petrolio verso Tripoli

Un gruppo armato ha chiuso un condotto di una stazione petrolifera che trasporta il carburante dal porto di Zawiya verso Tripoli, fermando in tal modo il pompaggio di carburante verso la capitale

Europa Libia

Operazione Sophia: 83 ufficiali della marina libica giunti in Italia

83 ufficiali della Guardia Costiera libica sono giunti in Italia per ricevere un corso di addestramento nell’ambito dell’EUNAVFOR Med Operazione Sophia

Europa Immigrazione

IMMIGRAZIONE: NUOVA MISSIONE ITALIANA AI CONFINI MERIDIONALI DELLA LIBIA

In occasione della riunione del Comitato Misto Italo-Libico, presieduto dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, l’Italia ha reso noto che organizzerà una missione presso i confini meridionali della Libia


ITALIA-LIBIA: INCONTRO TRA ALFANO E SALAME’

Pubblicato il 9 agosto 2017 alle 6:01 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli esteri Angelino Alfano ha incontrato il nuovo inviato speciale libico alle Nazioni Unite, Ghassan Salame’.

L’incontro, avvenuto l’8 agosto alla Farnesina, ha costituito la prima visita in Europa per Salamè da quando è stato nominato inviato per la missione dell’Onu in Libia, il 22 giugno 2017. Come si legge sul sito della Farnesina, i due funzionari “hanno affrontato l’attuale quadro complessivo della situazione in Libia, e rinnovato il sostegno dell’Italia all’Onu per gli sforzi mirati alla stabilizzazione del Paese”. Nel corso della conferenza stampa successiva all’incontro, Alfano ha affermato che l’Onu dovrebbe assumere la guida dei negoziati in Libia, per cercare di unificare definitivamente il Paese. A suo avviso, fino ad ora, ci sono stati troppi colloqui che non hanno portato ad alcun risultato. “La stabilizzazione politica della Libia è l’assoluta priorità”, ha dichiarato Alfano.

Il ministro ha concluso la conferenza stampa affermando che l’Italia sta continuando a sostenere le organizzazioni umanitarie internazionali per organizzare campi di rifugiati in Libia con rigore e umanità, affinchè venga raggiunto uno standard accettabile dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

L’incontro tra Alfano e Salame’ è avvenuto ad un giorno di distanza dalla sfiorata crisi di governo per via delle tensioni tra il ministro dei trasporti, Graziano Delrio, e il ministro degli interni, Marco Minniti, riguardo alla questione del codice di condotta delle Ong. Tale codice, presentato da Minniti il 6 luglio a Tallin, in occasione del consiglio informale dei ministri europei, prevede obblighi e divieti per quelle organizzazioni non governative impegnate nelle attività di salvataggio in mare, al fine di ridurre il traffico di esseri umani dalla Libia all’Italia. Come è noto, la Libia costituisce il principale luogo di imbarco del Nord Africa per i migranti, mentre l’Italia è il principale porto di arrivo.

Ad avviso di Delrio, le navi delle ONG che non hanno firmato il codice di condotta non devono essere escluse dalle attività di salvataggio in mare. Il ministro dei trasporti non si è dichiarato contro il codice di condotta, ma ritiene che il salvataggio dei migranti nelle acque del Mediterraneo debba essere regolato dal diritto internazionale e, per questo motivo, non può essere discrezionale. “Prima di tutto è una questione di gerarchie. Qualcuno pensa che sia possibile bandire l’attracco in porto a una nave che non ha firmato un codice di condotta? Le ONG devono cooperare in tutto”, ha dichiarato Delrio.

Minniti, invece, sostiene che tutte le Ong che non hanno firmato il codice debbano essere escluse dalle operazioni di salvataggio, con la conseguenza di non poter portare i migranti nei porti italiani.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Attualmente, in Libia sono presenti due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli, sostenuto dall’Onu e guidato dal primo ministro Fayez Serraj. Entrambi i governi si rifiutano di riconoscere l’autorità dell’altro. Questa situazione di instabilità ha reso la Libia un terreno fertile al traffico degli esseri umani e, essendo l’Italia il principale Paese, per posizione geografica, in cui attraccano le imbarcazioni cariche di migranti che attraversano la rotta del Mediterraneo centrale. Per il governo italiano, è di vitale importanza trovare una soluzione che ponga rimedio a questa situazione. A tale fine, l’Italia sta agendo su due fronti: da una parte offre sostegno al governo di Tripoli nella ricerca di un accordo politico pacifico che ponga fine all’instabilità perenne; dall’altra, Roma ha firmato diversi accordi con Tripoli nel corso dei mesi passati in materia di immigrazione, offrendo il proprio sostegno alla Guardia Costiera libica, per cercare di gestire meglio la crisi migratoria.

Sofia Cecinini

Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Wikipedia

Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Wikipedia

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


EGITTO: IL RITORNO DELL’AMBASCIATORE ITALIANO

Pubblicato il 15 settembre 2017 alle 11:30 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ambasciatore italiano è tornato al Cairo dopo più di un anno da quando il suo predecessore era stato richiamato in patria, l’8 aprile 2016, a seguito dell’uccisione del ricercatore italiano, Giulio Regeni.

Striscione per la morte di Giulio Regeni. Fonte: Wikimedia Commons

Striscione per la morte di Giulio Regeni. Fonte: Wikimedia Commons

Gli ufficiali dell’aeroporto del Cairo hanno riferito che l’ambasciatore italiano, Giampaolo Cantini, sarebbe arrivato nella capitale egiziana mercoledì 13 settembre 2017, dove sarebbe stato accolto dall’assistente del ministro degli Esteri, Ashraf Mounir. Anche l’ambasciata italiana in Egitto avrebbe confermato l’arrivo del proprio diplomatico.

In precedenza, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, aveva ricevuto una telefonata dalla propria controparte italiana che lo avrebbe informato della decisione di inviare un nuovo diplomatico in Egitto, chiedendogli di approvare la nomina del nuovo ambasciatore.

Il 14 agosto 2017, l’Italia aveva annunciato il ritorno del proprio ambasciatore nel Paese africano, dopo 15 mesi dall’uccisione di Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016. In tale occasione, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, aveva sottolineato che la ripresa dei rapporti diplomatici con l’Egitto non avrebbe in alcun modo posto fine alle indagini in merito alla morte di Regeni. Alfano aveva affermato: “L’impegno del Governo italiano rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio, inviando a Il Cairo un autorevole interlocutore che avrà il compito di contribuire, tramite i contatti con le autorità egiziane, al rafforzamento della cooperazione giudiziaria e, di conseguenza, alla ricerca della verità”.

Giulio Regeni era un ricercatore italiano della Cambridge University scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016. Al momento della scomparsa, il ricercatore si trovava in Egitto per compiere alcune ricerche sui sindacati egiziani. Il 3 febbraio 2017, il suo cadavere era stato ritrovato in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria, poco fuori dalla capitale. Il corpo senza vita di Regeni mostrava segni di tortura. In seguito a tale avvenimento, il governo italiano aveva richiamato in patria il proprio ambasciatore al Cairo, interrompendo in questo modo tutti i rapporti diplomatici con l’Egitto.

Il giorno precedente all’arrivo del nuovo ambasciatore italiano al Cairo, martedì 12 settembre, l’avvocato, Ibrahim Metwally Hegazy, che aveva fornito assistenza legale alla famiglia di Regeni, era stato arrestato dalle autorità egiziane mentre stava per lasciare il Paese.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Articoli correlati

Africa Sud Sudan

Sud Sudan: forze leali all’ex vice presidente attaccano forze governative

Combattenti leale all’ex vice presidente del Sud Sudan, Riek Machar, hanno attaccato le forze governative nello Stato di Unità, uccidendo 25 persone, tra cui alcuni civili e donne. Tale territorio è ricco di risorse petrolifere, che sono state abbandonate per via dei continui scontri

Africa Libia

Libia: Salamé presenta l’emendamento dell’accordo di Skhirat

L’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, a margine della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ha presentato un “piano d’azione”, che propone la modifica dell’accordo di Skhirat

Africa Etiopia

Etiopia: scontri nell’est del Paese hanno prodotto 50,000 sfollati

Gli scontri nell’est dell’Etiopia, ai confini tra la regione di Oromia e di Somali, hanno prodotto circa 50,000 sfollati, i quali sono stati costretti ad abbandonare le proprie case per sottrarsi alle violenze che, nel corso della settimana passata, hanno causato la morte di almeno 50 persone

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Africa Libia

Libia: chiuso un condotto per il trasporto del petrolio verso Tripoli

Un gruppo armato ha chiuso un condotto di una stazione petrolifera che trasporta il carburante dal porto di Zawiya verso Tripoli, fermando in tal modo il pompaggio di carburante verso la capitale

Africa Egitto

Egitto: Al-Sisi incontra Netanyahu e Abbas

Il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha incontrato il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in due incontri separati a New York per discutere i modi per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente


ARRESTATO AVVOCATO DELLA FAMIGLIA REGENI AL CAIRO

Pubblicato il 13 settembre 2017 alle 20:26 in Europa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’avvocato Ibrahim Metwally Hegazy, coinvolto nel caso della morte del ricercatore italiano Giulio Regeni, è stato arrestato dalle autorità egiziane mentre stava per lasciare l’Egitto.

Il quotidiano The New Arab ha riportato che la notizia è stata resa nota ieri, martedì 12 settembre, da un gruppo umanitario attivo nel Paese. Hegazy è stato fermato dalla polizia all’aeroporto del Cairo, mentre si stava imbarcando su un volo per Ginevra, dove avrebbe dovuto partecipare ad un meeting delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate in Egitto. Al momento, non è chiaro dove si trovi l’avvocato.

Hegazy, insieme al figlio, aveva fornito assistenza legale alla famiglia di Regeni. Dopo essere scomparso il 25 gennaio, il corpo privo di vita del ricercatore italiano è stato ritrovato il 3 febbraio, vicino al Cairo, in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. L’autopsia ha rivelato che il ragazzo era stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri sono stati uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno in cui sparì. Da più di un anno, i media italiani e americani avanzano il sospetto secondo cui i responsabili dell’assassinio sarebbero i servizi segreti egiziani.

Striscione per la morte di Giulio Regeni. Fonte: Wikimedia Commons

Striscione per la morte di Giulio Regeni. Fonte: Wikimedia Commons

Nonostante l’Italia, nell’aprile 2016, abbia richiamato il proprio ambasciatore dal Cairo, a inizio settembre, Roma ha annunciato la ripresa dei rapporti con l’Egitto. Il 14 settembre, l’ambasciatore italiano in Egitto e l’ambasciatore egiziano in Italia inizieranno nuovamente i loro mandati. Tale decisione è stata motivata dal ministro degli esteri, Angelino Alfano, il quale ha spiegato che “l’Egitto è un partner fondamentale per l’Italia”. La famiglia di Regeni ha condannato la mossa italiana.

Sofia Cecinini

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


EGITTO-ITALIA: IL GRANDE IMBARAZZO

Pubblicato il 7 settembre 2017 alle 9:07 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Egitto e l’Italia hanno deciso di riallacciare le relazioni diplomatiche, interrotte nell’aprile 2016, in seguito all’uccisione del ricercatore italiano, Giulio Regeni, avvenuta al Cairo il 25 gennaio dello stesso anno.

L’ambasciatore italiano in Egitto e l’ambasciatore egiziano in Italia inizieranno nuovamente i loro mandati a partire dal 14 settembre. La notizia è stata annunciata dal ministro degli esteri, Angelino Alfano, secondo cui la ripresa dei rapporti contribuirà a scoprire la verità sulla morte di Regeni. “L’Egitto è un partner fondamentale per l’Italia, non è possibile che i nostri Paesi non continuino a portare avanti il dialogo diplomatico”, ha spiegato Alfano, il quale sostiene che il Cairo sia un partner importante per stabilizzare la Libia.

Giulio Regeni

Giulio Regeni. Fonte: Wikimedia Commons

Regeni era un ricercatore italiano della Cambridge University che si trovava in Egitto per fare uno studio sui sindacati. Dopo essere scomparso il 25 gennaio, il corpo privo di vita è stato ritrovato il 3 febbraio, vicino al Cairo, in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. L’autopsia ha rivelato che il ragazzo venne torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri furono uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali riferirono di aver trattenuto Regeni il giorno in cui sparì. Da più di un anno, sui media italiani e americani avanzano il sospetto secondo cui i responsabili dell’assassinio sarebbero i servizi segreti egiziani.

Il giorno successivo alla decisione italiana di rinviare il proprio ambasciatore al Cairo, Human Rights Watch ha pubblicato un report di 63 pagine in cui denuncia l’utilizzo sistematico delle torture e della violenza da parte del regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi nei confronti dei detenuti, azioni che secondo l’organizzazione umanitaria possono essere considerate crimini contro l’umanità. Nel documento si legge che, per cercare di raggiungere la stabilità generale, al-Sisi ha autorizzato la polizia e gli ufficiali di sicurezza nazionale a effettuare arresti e torture di massa, al fine di rendere il Paese più stabile. La maggior parte degli incarcerati in Egitto sono simpatizzanti del gruppo islamista della Fratellanza Musulmana,che governò l’Egitto dal 2011 al 2013, sotto la guida dell’ex presidente democraticamente eletto Mohammed Morsi, rovesciato dal colpo di Stato militare del 3 luglio del 2013. Da allora, il regime di al-Sisi ha arrestato 60,000 persone, centinaia delle quali sono sparite o sono state condannate a morte.

Secondo le indagini di Human Rights Watch, le forze di sicurezza effettuano torture sistematiche per estorcere confessioni, o semplicemente per punire i detenuti. Il Ministro dell’Interno egiziano ha sempre negato tali accuse, tuttavia, il quotidiano The New Arab sostiene che il regime abbia fatto oscurare numerosi siti di attivisti che denunciavano tali azioni.

In linea con il pensiero di Human Rights Watch, il 25 agosto, l’amministrazione Trump ha deciso di imporre restrizioni a un pacchetto di aiuti dal valore di 96 milioni di dollari destinati all’Egitto e di rinviare l’erogazione di un altro finanziamento militare da 195 milioni di dollari previsti per il Cairo, accusando le autorità egiziane di aver commesso violazioni dei diritti umani.

Sofia Cecinini

di Redazione

Articoli correlati

Africa Sud Sudan

Sud Sudan: forze leali all’ex vice presidente attaccano forze governative

Combattenti leale all’ex vice presidente del Sud Sudan, Riek Machar, hanno attaccato le forze governative nello Stato di Unità, uccidendo 25 persone, tra cui alcuni civili e donne. Tale territorio è ricco di risorse petrolifere, che sono state abbandonate per via dei continui scontri

Africa Libia

Libia: Salamé presenta l’emendamento dell’accordo di Skhirat

L’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, a margine della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ha presentato un “piano d’azione”, che propone la modifica dell’accordo di Skhirat

Africa Etiopia

Etiopia: scontri nell’est del Paese hanno prodotto 50,000 sfollati

Gli scontri nell’est dell’Etiopia, ai confini tra la regione di Oromia e di Somali, hanno prodotto circa 50,000 sfollati, i quali sono stati costretti ad abbandonare le proprie case per sottrarsi alle violenze che, nel corso della settimana passata, hanno causato la morte di almeno 50 persone

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Africa Libia

Libia: chiuso un condotto per il trasporto del petrolio verso Tripoli

Un gruppo armato ha chiuso un condotto di una stazione petrolifera che trasporta il carburante dal porto di Zawiya verso Tripoli, fermando in tal modo il pompaggio di carburante verso la capitale

Africa Egitto

Egitto: Al-Sisi incontra Netanyahu e Abbas

Il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha incontrato il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in due incontri separati a New York per discutere i modi per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente


ITALIA E ALGERIA UNITE CONTRO IL TERRORISMO E L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE

Pubblicato il 5 settembre 2017 alle 11:42 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Italia e l’Algeria uniranno i propri sforzi per contrastare il terrorismo e il traffico di esseri umani.

Il ministro dell'interno italiano, Marco Minniti. Fonte: Wikimedia Commons

Il ministro dell’interno italiano, Marco Minniti. Fonte: Wikimedia Commons

Lunedì 4 settembre, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, si è recato in visita ad Algeri per incontrare il proprio omologo algerino, Noureddine Bedoui. Nel corso del meeting, i due ministri hanno avviato un nuovo accordo in materia di sicurezza che unisca l’Italia e l’Algeria nella lotta contro il terrorismo e nel contrasto al traffico di esseri umani, al fine di risolvere la crisi migratoria nel Mediterraneo. Nel comunicato del Ministero dell’Interno si legge che: “La cooperazione tra Italia e Algeria già funziona in modo importante tra le agenzie di sicurezza, la Gendarmeria algerina e i Carabinieri italiani. Abbiamo deciso, tuttavia, di implementarlo ulteriormente”. Minniti si è complimentato con le autorità algerine per gli sforzi profusi per contrastare il terrorismo e innalzare i livelli di sicurezza. Secondo i nuovi accordi, che verranno firmati definitivamente in ottobre a Roma, un ufficiale del dipartimento di pubblica sicurezza italiana si recherà nei prossimi mesi ad Algeri per rafforzare ulteriormente il rapporto di cooperazione tra i due Paesi.

Da parte sua, il ministro algerino ha confermato che il suo Paese continuerà a sostenere l’Italia su temi internazionali e, in particolar modo, su questioni di interesse comune come la crisi migratoria, la quale minaccia la stabilità dell’intera regione nordafricana e dell’Europa.

Data la sua posizione geografica, che la espone a continue minacce dall’esterno, l’Algeria sta portando avanti una rigida campagna di sicurezza lungo i suoi confini, soprattutto con la Libia, il Mali e il Niger, per eliminare le attività terroristiche di diversi gruppi islamisti. Dal punto di vista migratorio, l’International Organization for Migration rende noto che l’Algeria è soprattutto un Paese di transito, ma che, con il tempo, sta diventando anche un territorio di destinazione per i flussi di migranti africani. Dal primo gennaio al 30 giugno 2017, 501 migranti sono partiti dall’Algeria e hanno raggiunto l’Italia e la Grecia a bordo di imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani.

Dal momento che l’Italia è il Paese europeo che ha accolto il maggior numero di migranti, le autorità di Roma stanno privilegiando la firma di accordi con gli Stati nordafricani e africani per cercare di gestire la situazione nel migliore dei modi. Oltre ad aver concluso diversi patti con la Libia, il 9 agosto 2017, la Farnesina ha reso noto che l’Italia ha donato un contributo del valore di 2 milioni di euro per effettuare una serie di interventi di cooperazione con l’Etiopia, a favore dei rifugiati che si trovano nel Paese africano.

Secondo il ministro dell’Interno, Marco Minniti, i confini a sud della Libia, con il Niger e il Ciad, sono un punto da tenere sotto controllo con attenzione, poiché potrebbero presto trasformarsi in un ambiente propizio per i gruppi terroristici. In tal modo, le frontiere meridionali europee non sarebbero più i Paesi del Nord Africa, ma si sposterebbero più a sud, al confine con il Niger e il Ciad. Non a caso, il 28 agosto, in occasione del vertice di Parigi sull’immigrazione, i leader di Italia, Francia, Germania, Spagna, il ministro del Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico, Fayez Serraj, l’Alto rappresentante dell’UE, Federica Mogherini, si sono riuniti all’Eliseo insieme ai capi di Stato del Niger e del Ciad. Il recente incontro tra Minniti e la controparte algerina sembra essere in linea con la politica italiana di concludere accordi direttamente con i Paesi africani.

Sofia Cecinini

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


IMMIGRAZIONE LIBIA-ITALIA: ULTIMI AGGIORNAMENTI

Pubblicato il 22 agosto 2017 alle 14:42 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo le stime dell’International Organization for Migration, dal primo gennaio al 16 agosto 2017, sono giunti in Europa via mare 119,069 migranti. Tale dato segna una diminuzione rispetto ai 266,423 sbarchi registrati nello stesso arco di tempo nel 2016. Dei 11,069 individui arrivati in Europa, 97,458 sono sbarcati in Italia, 12,725 hanno raggiunto la Grecia, 8,385 la Spagna e 501 Cipro. Le morti in mare ammontano a 2,410 nello stesso periodo.

Per quanto riguarda i salvataggi in mare, Christine Petré, dell’International Organization for Migration in Libia, ha riferito che, il 16 agosto, 107 migranti, tra cui 6 donne, sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera libica al largo di Al Khums. Dall’inizio dell’anno a oggi, 12,945 persone sono state salvate nelle acque territoriali libiche.

Lo stesso giorno, l’Italia ha inviato 11 tonnellate di aiuti umanitari ad una clinica libica presso Sabratha, a 80 chilometri a da Tripoli. Il ministro degli esteri, Angelino Alfano, ha riferito che tale iniziativa costituisce un’ulteriore prova della solidarietà italiana verso i cittadini libici. Come è noto, la Libia è il principale Paese nordafricano dal quale partono il maggior numero di imbarcazioni cariche di migranti, dirette in Europa; l’Italia, invece, è il Paese europeo ad aver accolto il maggior numero di migranti dall’inizio dell’anno a oggi.

L’instabilità politica costituisce il principale motivo per cui i trafficanti di esseri umani sono particolarmente attivi in Libia, la quale offre un ambiente perfetto per le loro attività. Attualmente, nel Paese sono presenti due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli, sostenuto dall’Onu e guidato dal primo ministro Fayez Serraj. Entrambi i governi si rifiutano di riconoscere l’autorità dell’altro, rendendo di fatto impossibile un’unificazione politica.

Fin dall’inizio dell’anno, l’Italia ha messo in atto iniziative per sostenere la Libia e per meglio gestire la crisi migratoria. Lo scorso 4 febbraio, Roma ha firmato un accordo sull’immigrazione con la Libia, stanziando 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due Stati. Con tale accordo, Roma e Tripoli miravano a intervenire per scoraggiare l’immigrazione clandestina e rimandare i migranti irregolari nei loro Paesi di provenienza entro una settimana dopo il loro fermo. Successivamente, il 2 aprile, il governo italiano ha reso noto che 60 leaders tribali libici avevano firmato un accordo di pace, accettando di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti dalla Libia verso l’Europa.

Lunedì 21 agosto, Alfano ha colloquiato telefonicamente con il Rappresentante Speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salame’, ringraziandolo per la sua recente visita in Libia, volta a dimostrare il sostegno delle Nazioni Unite alla risoluzione della situazione libica. Come riportato sul sito della Farnesina, i due funzionari “hanno ribadito l’esigenza di ricondurre a fattor comune, sotto il cappello dell’ONU, le iniziative internazionali per la stabilizzazione della Libia”.

Sofia Cecinini

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


CASO REGENI: IL NEW YORK TIMES SOSTIENE CHE SIA STATO UCCISO DAI SERVIZI SEGRETI EGIZIANI

Pubblicato il 16 agosto 2017 alle 11:49 in Europa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il New York Times ha pubblicato un articolo basato su fonti dell’ex amministrazione Obama, in cui sostiene che il giovane ricercatore italiano, Giulio Regeni, sia stato ucciso dai servizi segreti egiziani, una tesi che era largamente circolata sui media italiani.

A più di un anno di distanza dall’omicidio, il giornalista del New York Times Declan Walsh, il quale ha seguito tutte le fasi dell’inchiesta sul caso Regeni dalla capitale egiziana, afferma che l’amministrazione Obama, in possesso di prove schiaccianti sulla colpevolezza dei servizi segreti egiziani, riferì diversi dettagli alle autorità italiane nelle settimane successive all’omicidio. Tuttavia, Roma ha smentito la ricostruzione del quotidiano americano, sottolineando che, nonostante la piena collaborazione con la Procura italiana, nel corso dei contatti tra l’amministrazione statunitense e le autorità italiane, non furono mai trasmesse “informazioni esplosive”.

Lo stesso giorno della pubblicazione dell’articolo del New York Times, il 15 agosto, il governo italiano ha annunciato il ritorno del proprio ambasciatore in Egitto, a 15 mesi di distanza dal suo ritiro per via delle proteste intorno all’omicidio di Regeni. “Alla luce degli sviluppi raggiunti grazie alla collaborazione tra i servizi di sicurezza italiani ed egiziani, il governo ha deciso di mandare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini. L’Italia continuerà a impegnarsi nella ricerca della verità per far luce sull’uccisione di Giulio Regeni”, ha spiegato il ministro degli esteri, Angelino Alfano.

Regeni fu rapito il 25 gennaio 2016, e il suo corpo fu rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo, in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. L’autopsia ha rivelato che il ragazzo venne torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio.

Sofia Cecinini

Giulio Regeni. Fonte: Youtube

Giulio Regeni. Fonte: Youtube

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


IMMIGRAZIONE: L’ITALIA GUARDA ALL’ETIOPIA

Pubblicato il 11 agosto 2017 alle 7:39 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

96,438 migranti sono giunti in Italia dal primo gennaio al 6 agosto 2017. Quando si parla di immigrazione, il primo Paese che viene in mente è la Libia, giacché  Roma, dallo scorso 4 febbraio, ha concluso una serie di accordi con l’autorità del governo di Tripoli e la sua Guardia Costiera per migliorare la gestione dei flussi migratori. Tuttavia, per fronteggiare l’emergenza migranti, il nostro Paese non sta guardando soltanto alla Libia.

Il 9 agosto, la Farnesina ha reso noto che l’Italia ha donato un contributo del valore di 2 milioni di euro per effettuare una serie di interventi di cooperazione con l’Etiopia, a favore dei rifugiati che si trovano nel Paese africano. Come si legge nel comunicato: “Si tratta di un’azione umanitaria di emergenza che offre sostegno concreto ai numerosi rifugiati, soprattutto eritrei, distribuiti nella regione di accoglienza del Tigray”. La nuova iniziativa prevederà anche il finanziamento di ulteriori progetti di assistenza alle comunità ospitanti, per contribuire alla stabilizzazione dell’area. L’Italia spera che, attraverso il miglioramento delle condizioni di accoglienza e integrazione dei rifugiati, tale contributo possa essere inserito in un’ottica più ampia di lotta al traffico di esseri umani. A tale riguardo, il ministro degli esteri, Angelino Alfano, ha commentato: “Si tratta di un importante segno di solidarietà a un Paese fortemente impegnato nel controllo dei flussi migratori e nell’accoglienza dei rifugiati e si colloca nel quadro della cooperazione rafforzata con i Paesi africani di transito”.

L’Etiopia è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. Il Paese ospita il quartier generale dell’Unione Africana ed è un membro dell’Intergovernmental Authority on Development (IGAD), un’organizzazione politico-commerciale composta dagli Stati del Corno d’Africa, fondata nel 1986, con sede in Gibuti. Tra il 2013 e il 2015, l’Etiopia ha ospitato più di 670,000 rifugiati, provenienti soprattutto dalla Somalia, dal Sud Sudan e dall’Eritrea. Nel giugno 2016, le UN Refugee Agency ha reso noto che, nella sola Addis Abeba, erano presenti 17,345 profughi.

Sofia Cecinini

Rifugiati etiopi. Fonte: Wikimedia Commons

Rifugiati etiopi. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


LIBIA-ITALIA: RENZI APPOGGIA LE AZIONI DI GENTILONI E MATTARELLA

Pubblicato il 10 agosto 2017 alle 6:01 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il leader del Partito Democratico (PD), Matteo Renzi, ha riferito che, a suo avviso, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno agito correttamente nel tentativo di evitare la crisi di governo per via delle tensioni tra il ministro dei trasporti, Graziano Delrio, e il ministro dell’interno, Marco Minniti.

Il contrasto tra i due ministri è emerso intorno al codice di condotta delle Ong impegnate in attività di salvataggio in mare, presentato da Minniti in seno al Consiglio dei ministri europei a Tallin, il 6 luglio scorso, per meglio regolare i flussi migratori irregolari dalla Libia all’Italia. “Nessuna controversia può mettere in ombra i risultati che sono stati ottenuti in materia di immigrazione nel corso delle ultime settimane”, ha spiegato Renzi, riferendo che il numero degli arrivi in Italia, rispetto al 2016, è diminuito del 3,5%. “I nostri ministri, che sono bravi e capaci, stanno facendo un ottimo lavoro”, ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio.

Il 7 agosto, quando Minniti non si è presentato alla riunione del Consiglio dei ministri, in seguito alle critiche mosse da Delrio, Mattarella ha emesso un comunicato in cui si è schierato a favore dell’operato di Minniti, per evitare l’aggravarsi delle tensioni, che avrebbero potuto portare ad una crisi di governo nel caso in cui il ministro dell’interno avesse deciso di dimettersi. Anche l’ufficio del premier Gentiloni si è esposto in appoggio a Minniti.

Il codice di comportamento prevede una serie di obblighi e divieti che le Ong firmatarie dovranno rispettare nell’ambito dei salvataggi di migranti in mare. Per quelle che non prenderanno parte all’iniziativa, sarà vietato l’attracco nei porti italiani. Tale dettaglio ha fatto scoppiare la polemica da parte di Delrio. A suo avviso, queste attività devono essere regolate dal diritto internazionale e, di conseguenza, non è possibile vietare l’ingresso in un porto italiano ad una nave di una Ong carica di migranti, solo perché questa non ha firmato un codice.

Martedì 8 agosto, la Ong spagnola Proactivia Open Arms, protagonista di uno spiacevole episodio al largo delle acque libiche, quando la Guardia Costiera libica ha esploso colpi di avvertimenti per allontanarla, ha firmato il codice di comportamento. Si tratta della quarta organizzazione a prendere parte formalmente all’iniziativa. Le altre tre Ong che hanno firmato sono: Save the Children, Migranti offshore aie station e Sea Eye.

Sempre l’8 agosto, Gentiloni e il ministro degli esteri, Angelino Alfano, il quale ha incontrato l’inviato libico all’Onu, Ghassan Salame’, hanno chiesto alle Nazioni Unite di aumentare gli sforzi per raggiungere la stabilità politica il Libia, la quale sarà la chiave del miglioramento della gestione dei flussi migratori. “Se le autorità libiche saranno più forti, sarà maggiore lo sforzo per combattere il traffico di esseri umani”, ha riferito Gentiloni.

Come è noto, attualmente in Libia esistono due governi rivali, uno insediato a Tobruk, e uno a Tripoli, con a capo il premier Fayez Serraj, che è sostenuto dall’Onu. Entrambi non riconoscono l’autorità dell’altro e, di conseguenza, il Paese è caratterizzato da una profonda instabilità. La Libia è di fondamentale importanza per l’Italia, giacchè il nostro Paese è il principale Stato europeo ad accogliere i migranti che percorrono la tratta centrale del Mediterraneo.

Sofia Cecinini

A sinistra, Paolo Gentiloni, a destra, Matteo Renzi. Fonte: Wikimedia Commons

A sinistra, Paolo Gentiloni, a destra, Matteo Renzi. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


Qatar e Italia: accordo militare congiunto

Pubblicato il 2 agosto 2017 alle 21:03 in Medio Oriente Qatar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Oggi, mercoledì 2 agosto, il ministro degli esteri italiano, Angelino Alfano, ha incontrato a Doha il proprio omologo qatarino, Sheikh Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani.

Nella conferenza stampa che si è tenuta dopo l’incontro, i ministri degli esteri  hanno annunciato la firma di un accordo sulla difesa congiunta tra i due Paesi. In base all’accordo, la marina qatarina acquisterà sette unità navali prodotte in Italia, per un valore di 5 miliardi di euro.

Durante l’incontro, i ministri hanno trattato anche il tema della crisi del Golfo. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, Al-Thani ha sottolineato che le misure imposte dai Paesi dell’embargo sarebbero prive di una base politica e rivelerebbero la malafede dei quattro Paesi. Il ministro qatarino ha aggiunto che l’ultimo incontro tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, tenutosi a Manama il 29 e 30 luglio 2017, avrebbe rivelato le contraddizioni di questi Paesi, i quali hanno riproposto le 13 richieste, che erano state superate dopo l’incontro del Cairo del 5 luglio 2017.

Il 23 giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto avevano inviato al Qatar, attraverso la mediazione del Kuwait, una lista di 13 richieste che il Qatar aveva rifiutato, giudicandole in contrasto con il principio di sovranità nazionale. Il 5 luglio, i quattro Paesi si erano riuniti al Cairo per prendere atto della risposta del Qatar e discutere gli sviluppi della crisi del Golfo.

Durante l’incontro tra il ministro degli esteri italiano e il suo omologo qatarino, sono state ribadite la necessità di rispettare il diritto internazionale e l’importanza di avviare un dialogo costruttivo tra le parti coinvolte nella crisi del Golfo. Il ministro del Qatar ha inoltre sottolineato le conseguenze negative che ha avuto l’embargo sul proprio Paese, sia a livello politico sia umanitario, e le violazioni del diritto internazionale commesse dai quattro Paesi.

Da parte sua, il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha sottolineato la necessità di trovare una soluzione alla crisi del Golfo attraverso mezzi diplomatici e ha ribadito il proprio sostegno alla mediazione del Kuwait.

La visita di Stato di Alfano in Qatar si svolge un mese dopo il viaggio in Italia del ministro degli esteri qatarino, avvenuto il 1 luglio 2017.

La posizione dell’Italia in merito alla crisi del Golfo è sempre stata favorevole a una soluzione diplomatica e al dialogo tra le parti. Il 23 luglio 2017, in occasione della firma del memorandum tra Stati Uniti e Qatar in merito alla lotta al terrorismo, Alfano aveva auspicato “l’avvio di un dialogo sincero fra i Paesi coinvolti, basato sul rispetto del diritto internazionale, della sovranità e della dignità di ognuno, al fine di allentare le tensioni, affrontare le origini del dissidi e condurre quanto prima a una soluzione duratura e sostenibile”.

Nella stessa occasione, il ministro italiano aveva ribadito l’apprezzamento dell’Italia nei confronti dei passi compiuti dal Qatar nella lotta al terrorismo. Egli aveva affermato che “il Memorandum d’intesa fra gli Stati Uniti e il Qatar e la nuova legislazione che il Qatar ha introdotto per rendere più efficace il contrasto al terrorismo e al suo finanziamento, rappresentano sviluppi positivi che confermano l’impegno del Qatar anche quale membro della Coalizione globale anti-Daesh. La lotta al terrorismo è una priorità per l’Italia”.

I rapporti tra Italia e Qatar sono sempre stati buoni sia in campo militare sia in campo economico. Il Qatar ha molti interessi economici in Italia, dove possiede proprietà immobiliari e vanta partecipazioni in varie società, tra cui la compagnia aerea Meridiana.

La firma dell’accordo sulla difesa si inerisce all’interno di una cooperazione militare duratura tra le due parti. Il 16 giugno 2016, Roma e Doha avevano sottoscritto un accordo di cooperazione militare nel settore navale tra i due Paesi. Nell’occasione, erano stati firmati anche contratti per la fornitura di mezzi navali e sistemi d’arma per circa 5 miliardi di euro. Il documento si inseriva all’interno di un accordo sulla cooperazione nella difesa, sottoscritto dai Governi della Repubblica Italiana e dello Stato del Qatar nel 2010 a Doha.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Flickr.

di Redazione

Articoli correlati

Iraq Medio Oriente

Iraq: ultime due battaglie contro lo Stato Islamico

Le forze irachene sono impegnate contemporaneamente nelle battaglie per liberare le ultime due aree sotto il controllo dello Stato Islamico, nei governatorati di Kirkuk e Al-Anbar

Iraq Medio Oriente

Iraq: Erdogan minaccia sanzioni contro il Kurdistan

Erdogan ha minacciato l’imposizione di sanzioni al Governo regionale del Kurdistan, se questo non rinuncerà al referendum

Iran USA e Canada

Usa-Iran: parla Rex Tillerson

In seguito al discorso di Donald Trump all’Onu, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano, Javaad Zarif

Medio Oriente Turchia

Turchia: potenziate le misure di sicurezza al confine con la Siria

L’esercito turco ha potenziato le misure di sicurezza al confine con la Siria, attraverso l’invio di circa 200 veicoli militari

Siria USA e Canada

Siria: USA evacuano la base di Zank

Le forze americane e gli alleati arabi hanno evacuato la base di Zank che era stata allestita a giugno nel deserto siriano, vicino al confine con l’Iraq, inviando il personale presso al-Tanf

Iraq Medio Oriente

Iraq: al via la battaglia di Al-Anbar

L’Iraq ha annunciato l’inizio delle operazioni militari per sottrarre i distretti di Anah e Al-Rihana, nella zona occidentale del governatorato di Al-Anbar, al controllo dello Stato Islamico


L’Afghanistan, l’Italia e il terrorismo

Pubblicato il 25 luglio 2017 alle 5:04 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Afghanistan è un Paese molto importante per l’Italia.

Attualmente, in Afghanistan sono presenti 1,037 truppe italiane, le quali fanno parte della missione NATO Resolute Support, lanciata dall’alleanza il primo gennaio 2015, per supportare le forze di sicurezza afghane.

L’Afghanistan è  caratterizzato da una profonda instabilità politica che dura da decenni. Dopo il crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante. Alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996 al 2001. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001, sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Nonostante il supporto della NATO, il governo attuale dell’Afghanistan continua a trovarsi in grossa difficoltà a causa della forza dei talebani.

La gravità della situazione è evidenziata anche dal Country Report on Terrorism del governo americano, il quale riporta che, nel 2016, l’Afghanistan è il secondo Paese del mondo per numero di attentati terroristici, con un totale di 1,340 attacchi che hanno causato la morte di 4,561 persone

L’ultimo è avvenuto ieri, lunedì 24 luglio, a Kabul, dove almeno 35 persone sono morte, mentre altre 40 sono rimaste ferite, a causa di un’autobomba che si è scagliata contro un autobus dello staff ministeriale. L’attacco, rivendicato dai talebani, si è verificato  verso le 7 del mattino locali, vicino alla casa del vice capo di governo, Mohammad Mohaqi. Al-Jazeera English ha riportato che, secondo alcune fonti di intelligence, sull’autobus colpito stava viaggiando lo staff del Ministero del Petrolio afghano. Najib Danish, portavoce del Ministero degli Interni di Kabul, ha riferito che il numero delle vittime potrebbe aumentare. L’esplosione ha completamente distrutto l’autobus, tre auto e le vetrine dei negozi vicini. “L’attentato ha colpito l’area nell’orario in cui è più affollata”, ha spiegato il portavoce della polizia afghana, Basir Mujahed, il quale ha aggiunto che tra le vittime ci sono alcuni bambini.

I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione delle autorità di Kabul. Dall’aprile 2015, l’Afghanistan è colpito anche dalla violenza della Khorasan Province, la branca dell’ISIS che opera in Afghanistan e in Pakistan. L’attacco di ieri si è verificato ad un anno di distanza da un altro sanguinoso attentato suicida, rivendicato dall’ISIS a Kabul, il 23 luglio 2016, contro la comunità Hazara, una delle minoranze etniche principali del Paese che costituisce circa il 30% dei 30 milioni di abitanti locali. L’attentato causò la morte di 84 persone e il ferimento di altre 300. Da allora, l’ISIS ha effettuato diverse altre operazioni contro le minoranze sciite afghane. Per motivi di sicurezza, le manifestazioni che si sarebbero dovute tenere ieri in memoria dell’attacco contro la comunità Hazara sono state posticipate.

Oltre a offrire supporto militare, l’Italia è attiva in Afghanistan anche sul piano dell’assistenza umanitaria. Venerdì 21 luglio, il ministro degli esteri, Angelino Alfano, ha reso noto che l’Italia destinerà all’Afghanistan un finanziamento dal valore di 2 milioni di euro per garantire la fornitura di generi umanitari a famiglie vulnerabili nel nord del Paese, e attività di medicina ostetrica di urgenza in favore delle donne rifugiate e sfollate.

In conclusione, la missione italiana è importante per due motivi. In primo luogo, grazie all’invio di numerosi soldati, Roma ha soddisfatto l’alleato americano, il quale ha un forte interesse strategico a stabilizzare l’Afghanistan sotto la propria egida. In secondo luogo, essendo il Paese NATO ad aver inviato il maggior numero di soldati in Afghanistan dopo gli USA, l’Italia ha rafforzato il proprio ruolo all’interno dell’Alleanza.

Sofia Cecinini

Una strada di Kabul, Aghanistan. Fonte: Wikipedia

Una strada di Kabul, Aghanistan. Fonte: Wikipedia

di Redazione

Articoli correlati

Asia Filippine

FILIPPINE: GLI OPPOSITORI DI DUTERTE TEMONO LA DITTATURA

Gli oppositori del presidente Duterte hanno manifestato per denunciare la sua volontà di riportare il paese alla dittatura

Asia Myanmar

Bangladesh: arriva l’esercito per aiutare i Rohingya

I profughi Rohingya devono affrontare le piogge monsoniche, il Bangladesh invia l’esercito per aiutare a gestire la crisi

Asia Corea del Nord

Segretario Generale Onu: Soluzione Pacifica per la Corea del Nord

Il Segretario Guterres ha dichiarato che il mondo teme la guerra nucleare in Corea del Nord e chiesto una risoluzione politica alle tensioni crescenti. Donald Trump ha ribadito la posizione Usa e minacciato di distruggere Pyongyang

Asia Corea del Nord

Corea del Nord: Cina e Russia chiedono risoluzione pacifica

I ministri degli esteri di Cina e Russia si sono incontrati a New York e hanno richiesto una risoluzione pacifica della questione nordcoreana

Asia Myanmar

Malesia: Myanmar è la nuova meta per il jihad

L’Isis si aggiunge ad Al Qaeda nella chiamata alle armi per i musulmani perché difendano l’etnia minoritaria Rohingya di fede islamica perseguitata in Myanmar

Afghanistan Asia

Le autorità afghane vorrebbero addestrare e armare 20,000 civili

Le autorità afghane stanno valutando la possibilità di addestrare e armare 20,000 civili per aumentare le operazioni contro i talebani e l’ISIS


Emergenza immigrazione: la Libia, l’Unione Europea e l’Italia

Pubblicato il 8 luglio 2017 alle 6:05 in Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La maggior parte dei migranti giunge in Libia con la speranza di trovare lavoro ma poi decide di partire per l’Europa a causa della grave situazione di instabilità del Paese nordafricano.

È quanto emerge dall’ultimo report della UN Refugee Agency (UNHCR), pubblicato il 3 luglio, sui flussi di rifugiati e migranti. Il documento riferisce che circa la metà di coloro che arrivano in Libia pensando di trovare lavoro, finisce per imbarcarsi alla volta dell’Europa per sottrarsi a una situazione di costante insicurezza e sfruttamento.

Le cause dell’instabilità libica sono presto dette. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, la Libia è giunta nuovamente sull’orlo di una guerra civile. Lo scontro tra le principali fazioni ha dato vita a due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli. Nel dicembre 2015, nella città marocchina di Skhirat, si è svolto un incontro segreto per cercare di trovare una soluzione comune che ponesse fine alla crisi del Paese, ed è stato creato il Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da Fayez Serraj. Questo nuovo governo avrebbe dovuto unificare la Libia, rendendo più efficace la lotta contro le milizie islamiste legate all’Isis. Tuttavia, il governo di Tobruk si è rifiutato di riconoscere l’autorità del Governo di Accordo Nazionale, il quale si è insediato a Tripoli nel marzo 2016. Ancora oggi, Serraj lotta, senza successo, per imporre la propria autorità a tutta la Libia.

La UN Refugee Agency specifica che gli attuali flussi migratori che passano dalla Libia sono composti da rifugiati, richiedenti asilo, migranti economici, minori non accompagnati, profughi e vittime di traffici illegali. Tali migranti, pur abbandonando i Paesi di origine con motivazioni diverse, finiscono per compiere le stesse rotte verso le coste europee, spesso vittime dei trafficanti di esseri umani e delle bande criminali locali.

Nel Mar Mediterraneo esistono tre rotte migratorie dal Nord Africa verso l’Europa: quella del Mediterraneo centrale, quella del Mediterraneo orientale e quella del Mediterraneo occidentale. Secondo quanto emerge nel rapporto, la rotta del Mediterraneo centrale è la più navigata dai migranti. Nel 2016, l’82% delle imbarcazioni, partite dagli Stati nordafricani alla volta del nostro continente, sono salpate dalla Libia. La UN Refugee Agency ha riscontrato che questo trend costituisce un cambiamento rispetto agli anni passati, durante i quali la maggior parte dei flussi migratori passava dall’Africa orientale. In termini demografici, il documento rende noto che l’80% dei migranti che giunge in Libia ha un’età media di 22 anni; il 70% di questi, inoltre, viaggia generalmente da solo. Le donne sembrano essere le principali vittime dei trafficanti di esseri umani, in particolare quelle originarie dell’Africa centrale e occidentale, mentre il numero dei minori non accompagnati sta crescendo anno dopo anno. Nel 2016, in Italia sono sbarcati 25,772 minorenni non accompagnati, più del doppio rispetto ai 12,360 minori soli arrivati nel 2015 nel nostro Paese. Il rapporto della UN Refufee Agency riporta che la maggioranza di questi minorenni proviene dall’Eritrea, dal Gambia e dalla Nigeria.

La situazione è talmente grave che, il 9 maggio, il procuratore della Corte Penale Internazionale (ICC), Fotua Bensouda, ha denunciato gli abusi contro i rifugiati che transitano in Libia, i quali vengono comprati e venduti come schiavi, per poi essere costretti ai lavori forzati. Othman Belbeisi, capo della missione dell’International Organization for Migration (IOM) in Libia, ha spiegato che i migranti vengono venduti ad un prezzo tra i 200 ed i 500 dollari, e sono tenuti prigionieri per 2 o 3 mesi almeno. “Il mercato degli esseri umani sta diventando sempre più diffuso tra i trafficanti libici”, ha aggiunto Belbeisi. I migranti, la maggior parte dei quali provengo dalla Nigeria, dal Senegal e dal Gambia, generalmente vengono catturati non appena raggiungono le coste a nord della Libia, dove cercano di imbarcarsi alla volta dell’Europa.

Secondo le ultime stime dell’International Organization for Migration, dall’1 gennaio al 7 luglio 2017, sono giunti in Europa 101,266 migranti, di cui 85,150 in Italia. I restanti, sono approdati in Spagna (6,646), in Grecia (9,379) e a Cipro (273). Le morti in mare, al momento, ammontano a 2,297.

Dal momento che l’Italia è il principale Paese europeo a ricevere i flussi migratori dalla Libia, giovedì 6 luglio, i ministri degli interni dei Paesi membri dell’Unione Europea (UE) si sono riuniti a Tallin per discutere la situazione. Al termine della riunione, il ministro degli interni italiano, Marco Minniti, ha riferito che i principali punti di contrasto sono emersi intorno alla questione dell’apertura dei porti di altri Paesi UE ai migranti. Il ministro degli interni tedesco, Thomas de Maiziere, ha dichiarato che Berlino non supporta la “regionalizzazione delle operazioni di salvataggio” dei migranti. Della stessa opinione sono stati Belgio, Francia e Spagna, i quali non sono favorevoli ad assecondare le richieste di Minniti che auspica l’apertura di nuovi porti per alleggerire la pressione sulle coste italiane. Ieri, il leader del Partito Democratico italiano, ed ex-premier, Matteo Renzi, ha dichiarato che Roma dovrebbe minacciare di sospendere il pagamento dei propri contributi all’UE se non riceverà un maggiore aiuto nella gestione della crisi migratoria da parte degli altri Paesi membri. “Dovremmo stabilire un numero massimo di migranti, non possiamo riceverli tutti noi”, ha concluso Renzi.

Oggi, è atteso il primo forum economico Italia-Libia ad Agrigento, organizzato dal ministro degli esteri e della cooperazione internazionale italiano, Angelino Alfano, e il vice primo ministro libico, Ahmed Maiteeg. Tale iniziativa costituisce l’ennesimo sforzo da parte dell’Italia in favore della Libia. Lo scorso 4 febbraio, Roma aveva firmato un accordo sull’immigrazione con la Libia, stanziando 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due Stati. Con tale accordo, Roma e Tripoli miravano a intervenire per scoraggiare l’immigrazione clandestina e rimandare i migranti irregolari nei loro Paesi di provenienza entro una settimana dopo il loro fermo. Successivamente, il 2 aprile, il governo italiano rendeva noto che 60 leaders tribali libici avevano firmato un accordo di pace, accettando di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti dalla Libia verso l’Europa.

A cura di Sofia Cecinini

Barconi di migranti. Fonte: Wikimedia Commons

Barconi di migranti. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

Articoli correlati

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa Immigrazione

IMMIGRAZIONE: NUOVA MISSIONE ITALIANA AI CONFINI MERIDIONALI DELLA LIBIA

In occasione della riunione del Comitato Misto Italo-Libico, presieduto dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, l’Italia ha reso noto che organizzerà una missione presso i confini meridionali della Libia

Europa Immigrazione

LA DIMINUZIONE DEGLI SBARCHI: IL RUOLO DELL’ITALIA

Le statistiche del Ministero dell’Interno mostrano che, a partire dal mese di luglio, gli sbarchi di migranti in Italia sono diminuiti

Europa Immigrazione

ALFANO A LONDRA PER RIUNIONE MINISTERIALE SULLA LIBIA

All’incontro prenderanno parte anche i ministri degli Esteri di Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, e sarà presente anche il Rappresentante Speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salame’

Immigrazione USA e Canada

ACCORDO TRUMP-DEMOCRATICI SUL “PROGRAMMA PER I SOGNATORI”

Il presidente Donald Trump ha fatto un patto con i leader democratici per sostituire il programma Deferred Action for Children Arrivals (DACA), abrogato il 5 settembre


Mattarella in visita ufficiale a Buenos Aires annuncia importanti investimenti in Argentina

Pubblicato il 9 maggio 2017 alle 13:24 in America Latina Argentina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Italia appoggerà l’Argentina nel suo piano di crescita economica. Questo è stato il messaggio portato a Buenos Aires dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a capo di una delegazione di 45 imprenditori italiani, nell’ambito di un progetto di cooperazione tra i due paesi che vedrebbe un piano di investimenti da parte di imprenditori italiani per un totale di 100 milioni di dollari.

Mattarella è arrivato a Buenos Aires per una visita ufficiale la scorsa domenica 7 maggio, accompagnato dalla figlia Laura e dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. Nel pomeriggio di domenica ha visitato il Parco della Memoria, ossia il monumento in ricordo dei desaparecidos, ed ha incontrato una delegazione delle madri di Plaza de Mayo.

Nella giornata di ieri, lunedì 8 maggio, è stato ricevuto da Mauricio Macri presso la Casa Rosada, sede del Governo della Repubblica Argentina, dove ha messo in risalto il sentimento di “fratellanza” che unisce l’Italia e l’Argentina. Il presidente Mattarella si è inoltre congratulato con Macri per i notevoli passi in avanti percorsi in ambito economico dalla fine del kirchnerismo. “L’Italia ha un’alta considerazione dell’Argentina e del suo grande potenziale e farà tutto il possibile per contribuire alla sua crescita”, ha affermato Mattarella, primo presidente della Repubblica italiana in visita in Argentina dopo 16 anni. “L’Italia ci ha dimostrato più volte grande affetto e soprattutto fiducia nei cambiamenti che stiamo portando avanti”, ha risposto Macri nel corso del loro incontro presso la sede dell’esecutivo.

Sergio Mattarella e Mauricio Macri. Fonte: si24.it

Sergio Mattarella e Mauricio Macri. Fonte: si24.it

La visita di Mattarella a Buenos Aires è stata dunque anche una visita di tipo commerciale. Il presidente è arrivato nella capitale argentina accompagnato da 45 imprenditori italiani che hanno partecipato ad un Forum Economico organizzato dalla Cancelleria argentina. Al termine dell’incontro tra i due presidenti, gli imprenditori si sono riuniti per ideare un piano di investimenti concreto per un valore complessivo di 100 milioni di dollari nel paese sudamericano. Gli investimenti andranno a coprire diverse aree come ad esempio lo sviluppo aeronautico, le ferrovie e la costruzione di una fabbrica di batterie al litio della compagnia italiana FAM nella provincia di Jujuy, al nord del paese. La compagnia statale italiana ANAS, nel frattempo, lavorerà al miglioramento di strade e autostrade nella provincia di Santa Fe (centro-ovest).

“L’Argentina è oggi una terra di grandi opportunità”, ha affermato Mattarella. L’Italia non figura nemmeno tra i primi 10 investitori stranieri in Argentina, nonostante il forte legame storico e culturale forgiato dai milioni di immigranti arrivati dal bel paese durante la prima metà del secolo scorso.

Mattarella ha poi proseguito parlando dei negoziati tra l’Unione Europea ed il Mercosur, riallacciati quest’anno. A marzo ha infatti avuto luogo a Buenos Aires il primo incontro dei delegati dal 2012. Per cinque giorni si sono scambiati proposte relazionate tanto al commercio quanto al dialogo politico e alla cooperazione. “L’Italia farà tutto ciò che è in suo potere per far sì che il Mercosur e l’Unione Europea giungano il prima possibile alla firma di un accordo sul libero scambio. Si tratta di un obiettivo estremamente importante per tutti i paesi inclusi poiché contemplerà un mercato costituito da 700 milioni di persone”, ha concluso Mattarella.

Dopo Buenos Aires, il capo dello Stato si sposterà a Bariloche, da dove poi proseguirà per Montevideo, capitale dell’Uruguay.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Articoli correlati

America Latina Perù

Crisi politica in Perù: Mercedes Araoz nuova premier

Lo scontro tra il governo del presidente Kuczynski e la maggioranza parlamentare vicina all’ex dittatore Alberto Fujimori sul tema dello studio della teoria gender nelle scuole ha portato alla sfiducia del premier Zavala e alla nomina di un nuovo governo più affine al fujimorism

America Latina America centrale e Caraibi

Puerto Rico: preoccupazione per l’uragano Maria

Dopo l’uragano Irma, la nuova tempesta tropicale che ha colpito le Antille minori e si appresta a colpire Puerto Rico si chiama Maria. Il premier di Dominica salvato in elicottero

America Latina Brasile

Brasile: il ministro dell’agricoltura sotto accusa

Un altro ministro del governo Temer sotto inchiesta: si tratta del titolare dell’agricoltura Blairo Maggi, per reati commessi durante i suoi mandati di governatore del Mato Grosso

Cuba USA e Canada

CUBA: AMBASCIATA USA VERSO LA CHIUSURA?

Il segretario di stato Tillerson ammette che sta valutando la chiusura della sede diplomatica riaperta da appena due anni a causa degli attacchi acustici che hanno causato la sordità di alcuni diplomatici nordamericani

America Latina Venezuela

VENEZUELA: L’AMERICA LATINA DEVE AGIRE

Le potenze regionali devono intervenire diplomaticamente in Venezuela prima che lo facciano attori esterni, scongiurando così quanto accaduto a Cuba nel 1959

America Latina Brasile

BRASILE: NUOVE ACCUSE CONTRO TEMER

Il procuratore Rodrigo Janot presenta una nuova denuncia contro il Presidente, avviando di nuovo l’iter parlamentare per l’impeachment da cui Temer era riuscito a liberarsi lo scorso agosto


Juncker: l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa

Pubblicato il 7 maggio 2017 alle 13:42 in Europa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, sostiene che l’Italia abbia salvato l’onore dell’Europa grazie alla sua gestione del fenomeno migratorio.

Tale affermazione è stata effettuata, il 5 maggio, durante la State of the Union Conference di Firenze. “Dobbiamo mostrare la nostra solidarietà verso l’Italia e verso la Grecia, le quali non sono responsabili per la loro posizione geografica”, ha riferito Juncker, il quale ha spiegato che se l’Europa non inizierà a rispettare le norme legali nel campo dell’immigrazione, accettando le quote di ricollocamento dei richiedenti asilo, stabilite al vertice di Valletta dell’11-12 novembre 2015, potranno verificarsi spiacevoli conseguenze.

Durante la conferenza, il ministro degli esteri italiano, Angelino Alfano, ha riferito che l’Italia è orgogliosa del lavoro che sta facendo con i migranti, aggiungendo che “le sfide poste dai flussi nel Mediterraneo sono un’opportunità per inaugurare una difesa comune a livello dell’UE”. Ad avviso del ministro degli esteri, l’Unione dovrebbe mettere i cittadini al centro della propria agenda, aggiungendo: “La sfida è quella di salvare l’Europa, e noi (Italia) siamo pronti a farlo”.

L’International Migration Organization rende noto che, dei 44,209 migranti che sono sbarcati in Europa dal primo gennaio al 3 maggio 2017, 37,250 sono giunti in Italia, mentre 5,315 in Grecia. I restanti hanno raggiunto la Spagna (1,510) e Cipro (133). Il numero dei morti durante le traversate nel Mediterraneo ammonta a 1,096.

Dal momento che l’Italia è il paese che sta accogliendo il maggior numero di migranti che arrivano dal Nord Africa, la Commissione Europea ha stanziato 15,33 milioni di euro per aiutare il paese nella gestione dei rifugiati e per sostenere gli schemi di ricollocamento per i richiedenti asilo.

Il 4 febbraio, l’Italia ha firmato un accordo sull’immigrazione con la Libia, paese dal quale si verificano la maggior parte delle partenze dei barconi di migranti verso l’Europa, stanziando 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due paesi. Con tale patto, Roma e Tripoli mirano a intervenire per scoraggiare l’immigrazione clandestina e per rimandare i migranti illegali nei loro Stati di provenienza entro una settimana dopo il loro arresto. Successivamente, il 2 aprile, il governo italiano ha reso noto che 60 leaders tribali libici hanno firmato un accordo di pace, accettando di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti verso l’Europa. I Touareg controlleranno i confini con l’Algeria, mentre i Tobou opereranno lungo i confini con il Chad ed il Sudan.

Il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker. Fonte: Wikimedia Commons

Il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

Articoli correlati

Europa Russia

Consiglio UE: Bulgaria contro sanzioni anti-russe

La Bulgaria, che presiederà il Consiglio dell’Unione Europea nella prima metà del 2018, ha intenzione di chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte nei confronti della Russia

Europa

Attentato alla metro di Londra: arrestato il sesto sospettato

Ammontano a 6 gli individui trattenuti dalla polizia sospettati di essere legati all’esplosione nella metro di Londra del 15 settembre

Europa Immigrazione

Alfano all’Onu: Italia sempre più impegnata in Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, ha incontrato due funzionari libici

Europa

Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Europa

Referendum catalano: Madrid si prepara

La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna. I …


Myanmar e Vaticano instaurano le relazioni diplomatiche

Pubblicato il 6 maggio 2017 alle 7:41 in Asia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Città del Vaticano e il Myanmar hanno instaurato le relazione diplomatiche il 4 maggio. Si tratta dell’ultimo passo della rintegrazione dello stato del Sud-Est Asiatico nella comunità internazionale.

Il Vaticano ha dichiarato che invierà un nunzio apostolico a Yangon e che il Myanmar aprirà un’ambasciata nella Città del Vaticano mettendo in atto formalmente un accordo già raggiunto tra i due paesi nel mese di marzo 2017.

L’instaurazione ufficiale delle relazioni diplomatiche è avvenuta in occasione dell’incontro tra la leader del Myanmar, Aung San Suu Kyi, e Papa Francesco. L’incontro è avvenuto sulla scia del tour europeo della leader asiatica che è stato offuscato dal problema della gestione dell’etnia minoritaria di fede islamica Rohingya da parte dell’esercito. Le forze armate del Myanmar sono accusate di aver condotto esecuzioni sommarie e violenze contro i civili Rohingya in seguito a un attacco alle stazioni di polizia di frontiera ad opera di alcuni guerriglieri appartenenti a quella etnia, lo scorso ottobre 2016. Il governo del Myanmar ha promesso indagini e i gruppi di osservazione sui diritti umani, nonché le Nazioni Unite attendono i provvedimenti e tengono sotto stretto controllo la situazione. La crisi umanitaria dei Rohingya ha dato vita a un flusso migratorio di persone che hanno tentato di attraversare il confine con il limitrofo Bangladesh.

Papa Francesco nel mese di febbraio aveva denunciato la situazione dei Rohingya – minoranza islamica in un paese a maggioranza buddista – sostenendo che vengono torturati e uccisi per via della loro fede.

Il premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi non ha ancora intrapreso misure nette a condanna delle azioni dell’esercito.

Al Vaticano, Suu Kyi e la sua delegazione hanno avuto un incontro di venti minuti con il Papa, il leader dei 1,3 milioni di cattolici di tutto il mondo. La leader del Myanmar, prima di giungere dal Papa giovedì 4 aprile, ha incontrato il Ministro degli Esteri dell’Italia, Angelino Alfano e gli ufficiali dell’Unione Europea.

“L’Italia ha sostenuto fin dall’inizio la transizione democratica in Myanmar, il processo di riconciliazione nazionale e lo sviluppo del Paese” ha dichiarato Alfano, aggiungendo che “siamo consapevoli delle sfide che devono affrontare nel cammino, non ancora compiuto, verso una piena ed inclusiva democrazia.” Secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri italiano, Alfano e Suu Kyi hanno anche affrontato i temi relativi alla difficile situazione nello Stato birmano del Rakhine ed al processo di pace con i gruppi etnici.

A Bruxelles, Suu Kyi ha affermato nuovamente la sua opposizione alla decisione dell’Osservatorio sui Diritti Umani dell’Onu di mandare una missione investigativa indipendente in Myanmar per far luce sugli omicidi, le violenze sessuali e le torture ai danni dei Rohingya nello stato di Rakhine, di cui l’esercito è accusato.

Aung San Suu Kyi, la leader della Birmania

Aung San Suu Kyi, la leader del Myanmar

di Redazione

Articoli correlati

Asia Filippine

FILIPPINE: GLI OPPOSITORI DI DUTERTE TEMONO LA DITTATURA

Gli oppositori del presidente Duterte hanno manifestato per denunciare la sua volontà di riportare il paese alla dittatura

Asia Myanmar

Bangladesh: arriva l’esercito per aiutare i Rohingya

I profughi Rohingya devono affrontare le piogge monsoniche, il Bangladesh invia l’esercito per aiutare a gestire la crisi

Asia Corea del Nord

Segretario Generale Onu: Soluzione Pacifica per la Corea del Nord

Il Segretario Guterres ha dichiarato che il mondo teme la guerra nucleare in Corea del Nord e chiesto una risoluzione politica alle tensioni crescenti. Donald Trump ha ribadito la posizione Usa e minacciato di distruggere Pyongyang

Asia Corea del Nord

Corea del Nord: Cina e Russia chiedono risoluzione pacifica

I ministri degli esteri di Cina e Russia si sono incontrati a New York e hanno richiesto una risoluzione pacifica della questione nordcoreana

Asia Myanmar

Malesia: Myanmar è la nuova meta per il jihad

L’Isis si aggiunge ad Al Qaeda nella chiamata alle armi per i musulmani perché difendano l’etnia minoritaria Rohingya di fede islamica perseguitata in Myanmar

Afghanistan Asia

Le autorità afghane vorrebbero addestrare e armare 20,000 civili

Le autorità afghane stanno valutando la possibilità di addestrare e armare 20,000 civili per aumentare le operazioni contro i talebani e l’ISIS


Incontro a Roma tra la Camera dei Rappresentanti di Tobruk e il Consiglio di Stato di Tripoli

Pubblicato il 23 aprile 2017 alle 6:56 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente della Camera dei Rappresentanti, Ageela Saleh, e il capo del Consiglio di Stato, Abdulrahman Sewehli, si sono incontrati a Roma per rilanciare i rapporti tra i due organi e per risolvere la crisi libica.

Secondo una dichiarazione del Consiglio di Stato, durate l’incontro c’era un’atmosfera “distesa e di apertura” che favorirà future consultazioni tra le due parti per trovare un’intesa per fermare la crisi politica che ha diviso il paese e per favorire il ritorno delle persone sfollate in patria.

L’incontro, promosso dal Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, segna un’importante svolta positiva nella crisi politica che la Libia sta affrontando da quando la Camera dei Rappresentanti ha posto alcune condizioni per modificare l’Accordo Politico Libico (LPA), il quale può essere cambiato solo tramite un comitato di membri della Camera dei Rappresentanti e del Consiglio di Stato. Ciò ha reso necessario un accordo tra i due organi.

I Membri del comitato dovranno essere metà della Camera e metà del Consiglio. Secondo l’agenzia di stampa Libya Herald, la scelta della delegazione che rappresenterà la Camera dei Rappresentanti sarà eletta dal Presidente, Ageela Saleh. La fonte, inoltre, ha aggiunto che la decisione è stata presa dal presidente perché altrimenti, se la scelta fosse stata affidata ai membri della Camera, sarebbe stato necessario molto più tempo.

Durante l’incontro a Roma, i due presidenti hanno ringraziato Angelino Alfano per aver sponsorizzato e promosso l’incontro, che ha prodotto risultati positivi rispetto al fallito colloquio proposto nel febbraio 2016, al Cairo, tra il leader del governo di Tripoli, Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar, capo dell’esercito nazionale libico (LNA) sostenute dal governo di Tobruk.

Nel 2015, nella città marocchina di Skhirat, un incontro tra il governo di Tobruk, rappresentato dalla Camera dei Rappresentanti, e il governo di Tripoli, allora rappresentato dal Congresso Nazionale Generale ha dato vita all’Accordo Politico Libico (LPA) e alla creazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Fayez al-Serraj per cercare di trovare una soluzione comune che ponesse fine alla crisi libica. Questa nuovo organo avrebbe dovuto unificare lo scenario politico, tuttavia, entrambi i governi si sono rifiutati di riconoscere l’autorità del GNA, il quale è riuscito ad insediarsi a Tripoli solo nel marzo 2016.

Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Wikipedia

Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano. Fonte: Wikipedia

di Redazione

Articoli correlati

Africa Sud Sudan

Sud Sudan: forze leali all’ex vice presidente attaccano forze governative

Combattenti leale all’ex vice presidente del Sud Sudan, Riek Machar, hanno attaccato le forze governative nello Stato di Unità, uccidendo 25 persone, tra cui alcuni civili e donne. Tale territorio è ricco di risorse petrolifere, che sono state abbandonate per via dei continui scontri

Africa Libia

Libia: Salamé presenta l’emendamento dell’accordo di Skhirat

L’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, a margine della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ha presentato un “piano d’azione”, che propone la modifica dell’accordo di Skhirat

Africa Etiopia

Etiopia: scontri nell’est del Paese hanno prodotto 50,000 sfollati

Gli scontri nell’est dell’Etiopia, ai confini tra la regione di Oromia e di Somali, hanno prodotto circa 50,000 sfollati, i quali sono stati costretti ad abbandonare le proprie case per sottrarsi alle violenze che, nel corso della settimana passata, hanno causato la morte di almeno 50 persone

Immigrazione Niger

Niger: i cacciatori di migranti dell’Europa

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani

Africa Libia

Libia: chiuso un condotto per il trasporto del petrolio verso Tripoli

Un gruppo armato ha chiuso un condotto di una stazione petrolifera che trasporta il carburante dal porto di Zawiya verso Tripoli, fermando in tal modo il pompaggio di carburante verso la capitale

Africa Egitto

Egitto: Al-Sisi incontra Netanyahu e Abbas

Il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha incontrato il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in due incontri separati a New York per discutere i modi per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente


USA e Giordania sempre più vicine

Pubblicato il 12 marzo 2017 alle 7:52 in USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I Capi di Stato Maggiore dei Marines hanno ringraziato la Giordania per il supporto fornito alla coalizione internazionale guidata dagli USA nella lotta contro l’ISIS in Siria e in Iraq.

Il paese mediorientale è stato descritto come “uno stagno di sanità in mezzo al pazzo mare del Medio Oriente” e, il Generale americano Joe Dunford ha riferito che la Giordania è un vecchio partner degli USA da molto prima dell’ascesa dei terroristi dello Stato Islamico. Dunford, in visita ad Amman, ha incontrato il Re Abdullah II, il ministro della difesa, Hani Mulki, e il Generale Mahmoud Freihat, il capo della difesa giordana. Nel corso di un’intervista, il generale americano ha affermato di aver discusso con i leader giordani riguardo alla situazione nella regione, dal momento che le fonti locali sono più precise rispetto a quelle statunitensi.

La Giordania ospita centinaia di ufficiali americani che addestrano le forze locali, le quali hanno collaborato con la coalizione internazionale per assistere le truppe e la polizia irachena nelle esercitazioni.  Negli ultimi anni, il paese è stato scosso da avvenimenti legati al terrorismo. Facendo parte della coalizione internazionale guidata dagli americani per combattere l’ISIS, la Giordania ha effettuato numerosi bombardamenti contro il gruppo jihadista e ha ospitato nel proprio territorio truppe straniere della coalizione. Nel febbraio 2015, l’ISIS ha diffuso un video in cui il pilota giordano, Moaz al-Kassesbeh, catturato dai miliziani nel dicembre 2014, veniva bruciato vivo in una gabbia. Lo scorso giugno, in un attacco suicida rivendicato dall’ISIS, sono morte 7 guardie giordane di frontiera al confine con la Siria.

Recentemente, ufficiali giordani hanno riferito che c’è la possibilità che alcuni membri dell’ISIS si stiano nascondendo tra i rifugiati che scappano dalla Siria e dall’Iraq occidentale. La Giordania, al momento, ospita almeno 1,4 milioni di migranti, e ha stimato che, in breve tempo, i flussi potrebbero crescere, arrivando ad un numero pari a 2 milioni di rifugiati. Queste cifre hanno un impatto significativo sul paese, che presenta una popolazione di circa 8 milioni di persone. Gli aiuti esterni sono fondamentali nella gestione dell’immigrazione in Giordania, la quale riceve circa 1 miliardo di dollari all’anno dagli USA per mantenere una stabilità economica.

Intanto, ieri, il ministro degli esteri giordano, Ayman Safadi, in visita a Roma, ha incontrato la controparte italiana, Angelino Alfano. Safadi ha affermato che “il Regno collaborerà con l’Italia per rafforzare le relazioni bilaterali in vari ambiti e per meglio coordinarsi sulle questioni regionali ed internazionali”. L’Italia supporta la Giordania inviando annualmente 169 milioni di euro.

Bandiera americana e bandiera giordana. Fonte: Flickr

Bandiera americana e bandiera giordana. Fonte: Flickr

di Redazione

Articoli correlati

Iran USA e Canada

Usa-Iran: parla Rex Tillerson

In seguito al discorso di Donald Trump all’Onu, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano, Javaad Zarif

Russia USA e Canada

Uragani: Mosca offre aiuto a Washington

Nonostante le burrascose relazioni diplomatiche Mosca ha offerto a Washington aiuti materiali e umanitari per le zone colpite la scorsa settimana dall’uragano Irma. Cuba ha già accettato gli aiuti russi, mentre un’analoga offerta di aiuto è stata rivol …

USA e Canada

Il vero significato dell’intervento di Trump all’Onu

Con l’intervento alla 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu, il 19 settembre, Donald Trump ha preso le distanze dalle posizioni del proprio predecessore, Barack Obama, segnando un grande cambiamento

Siria USA e Canada

Siria: USA evacuano la base di Zank

Le forze americane e gli alleati arabi hanno evacuato la base di Zank che era stata allestita a giugno nel deserto siriano, vicino al confine con l’Iraq, inviando il personale presso al-Tanf

USA e Canada

Trump all’Onu: se la Corea del Nord attaccherà, la distruggeremo totalmente

Trump è intervenuto alla 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu con un discorso infuocato contro la Corea del Nord e l’Iran, riferendo che metterà al primo posto gli interessi degli Stati Uniti nell’ambito di qualsiasi accordo internazionale

USA e Canada

Primo giorno di Trump all’Onu: toni pacati e nessun confronto

Nel primo giorno della 72esima riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu, Donald Trump ha sorpreso tutti, utilizzato toni pacati e evitando qualsiasi scontro con gli altri leader mondiali


Sergio Mattarella in Cina, nuova forza ai rapporti bilaterali

Pubblicato il 1 marzo 2017 alle 15:49 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I rapporti bilaterali tra Cina e Italia vivranno una rinnovata prosperità lungo la Nuova via della Seta, sulla base della salda amicizia e della lunga storia che accomunano i due paesi. Questo quanto emerso dalla visita di stato nella Repubblica Popolare Cinese del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.

La visita in Cina del presidente italiano Sergio Mattarella è stata la prima ufficiale del 2017 ed è giunta a distanza di quasi sette anni da quella del suo predecessore, Giorgio Napolitano, del 2010. Il presidente Mattarella è atterrato a Pechino il 22 febbraio insieme al ministro degli esteri, Angelino Alfano, e ha incontrato i vertici del governo cinese, il presidente Xi Jinping e il primo ministro Li Keqiang, rispettivamente il 23 e il 24 febbraio.

Mattarella e Xi Jinping hanno partecipato insieme alla cerimonia di chiusura del Business Forum Italy China e del Forum Culturale Italia-Cina nella sua prima edizione, per poi intrattenere dei colloqui privati.

Il presidente Xi Jinping ha più volte ribadito la comunanza di lunga storia e civiltà millenarie che accomuna Italia e Cina, culle di due delle civiltà più grandi della storia. I rapporti diplomatici, istituiti 47 anni fa, nel 1970, sono sempre stati basati sul rispetto reciproco e la cooperazione di mutuo vantaggio. Nel 2004 i due paesi non hanno siglato l’accordo di partenariato strategico globale che ha migliorato ulteriormente i rapporti bilaterali. Xi Jinping ha sottolineato come Italia e Cina stiano vivendo un momento storico simile, in cui entrambe affrontano importanti riforme strutturali e approvano nuove strategie di sviluppo.

Per il futuro, ha auspicato il presidente della Cina, sarà importante mantenere frequente il dialogo tra governi, enti giuridici e legislativi per pianificare al meglio il blueprint della cooperazione. Sarà importante, ha detto Xi Jinping, utilizzare l’innovazione e la creatività come modelli di pensiero per individuare i nuovi settori di crescita. Il presidente della RPC ha anche ribadito come spera di avere l’appoggio dell’Italia per il suo impegno in seno agli organismi multilaterali come il Consiglio di Sicurezza dell’Onu e il G20 per incoraggiare una governance internazionale più efficace e l’attuazione dello sviluppo sostenibile per il 2030.

Il Presidente Mattarella ha affermato la volontà dell’Italia di prendere parte attiva al grande progetto Nuova Via della Seta (One Belt One Road) promosso dal presidente Xi Jinping nel 2013. L’Italia è un paese che non può mancare, essendo un punto di incrocio importante delle diverse vie della seta terrestri e marittime, nuove come antiche. Mattarella ha ribadito l’impegno dell’Italia per tutelare un sistema di commercio internazionale aperto e multilaterale e per il miglioramento ulteriore dei rapporti Cina-Ue.

Alla fine dei colloqui bilaterali, i due presidenti hanno siglato molteplici accordi in materia di sapere, scienza e tecnologia, istruzione, sanità, economia e commercio e innovazione, ribadendo l’impegno congiunto lungo quella è che stata definita “Road to 50”, ovvero la strada da percorrere verso il 2020, che segnerà il 50esimo anniversario dei rapporti diplomatici bilaterali.

Al termine degli incontri ufficiali nella capitale cinese, il presidente Mattarella ha continuato la sua visita in Cina spostandosi verso Shanghai. Nella capitale economico-finanziaria del Paese di Mezzo, il presidente dell’Italia ha svolto una lectio magistralis presso la prestigiosa Fudan University.

Introdotto dal rettore dell’ateneo, che ha ricordato i rapporti di cooperazione che la Fudan ha con diverse università italiane, tra cui il master a doppio titolo con la Bocconi e la Luiss, il presidente Mattarella ha parlato per circa mezzora. I temi più importanti della lectio sono stati l’importanza della cooperazione tra i giovani di diversi paesi e il valore del formare le nuove generazioni con uno spirito che sia davvero internazionale, nonché un appello alla globalizzazione e al non lasciar vincere le tendenze protezioniste in crescente aumento. Mattarella ha dunque ripreso, e citato, i contenuti dell’intervento a Davos del presidente Xi Jinping, parlando di “multilateralismo costruttivo” e inneggiando al dialogo come forma di comunicazione preferenziale ed evitando a ogni costo le “guerre commerciali”. Al termine della lezione, gli studenti cinesi e quelli italiani presenti hanno posto diverse domande al presidente che ha risposto chiarendo, ancora di più, l’importanza che l’Italia attribuisce alla cooperazione con la Cina.

A Shanghai, Mattarella è stato ospite del sindaco della municipalità, per poi proseguire, accompagnato dal Ministro per le infrastrutture e trasporti Del Rio, verso Chongqing.

Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Fonte: Wikipedia Commons

Chongqing è la città più popolosa della Cina, municipalità sotto il diretto controllo statale, è il nuovo cuore pulsante della logistica e dei trasporti lungo la via della seta terrestre, quanto Shanghai lo è per quella marittima. A Chongqing il presidente Mattarella ha potuto visitare la Galleria della Pianificazione Urbana e vedere in anteprima come l’ambizioso progetto urbanistico del governo municipale trasformerà la città nel giro dei prossimi dieci anni. Prima di essere ricevuto dal Segretario del Partito Comunista di Chongqing, il presidente ha visitato una scuola elementare in cui i piccoli allievi cinesi studiano la lingua italiana e ha avuto modo di assistere a uno spettacolo preparato in suo onore.

Ultima tappa della visita, prima del ritorno a Roma, domenica 26 febbraio, è stata l’antica capitale cinese e punto di partenza della Via della Seta storica, la città di Xi’an dove è conservato l’esercito di terracotta, presso la tomba del primo imperatore che, nel 221 a.C., unificò per la prima volta l’intero territorio della Cina.

Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

Articoli correlati

Asia Filippine

FILIPPINE: GLI OPPOSITORI DI DUTERTE TEMONO LA DITTATURA

Gli oppositori del presidente Duterte hanno manifestato per denunciare la sua volontà di riportare il paese alla dittatura

Asia Myanmar

Bangladesh: arriva l’esercito per aiutare i Rohingya

I profughi Rohingya devono affrontare le piogge monsoniche, il Bangladesh invia l’esercito per aiutare a gestire la crisi

Asia Corea del Nord

Segretario Generale Onu: Soluzione Pacifica per la Corea del Nord

Il Segretario Guterres ha dichiarato che il mondo teme la guerra nucleare in Corea del Nord e chiesto una risoluzione politica alle tensioni crescenti. Donald Trump ha ribadito la posizione Usa e minacciato di distruggere Pyongyang

Asia Corea del Nord

Corea del Nord: Cina e Russia chiedono risoluzione pacifica

I ministri degli esteri di Cina e Russia si sono incontrati a New York e hanno richiesto una risoluzione pacifica della questione nordcoreana

Asia Myanmar

Malesia: Myanmar è la nuova meta per il jihad

L’Isis si aggiunge ad Al Qaeda nella chiamata alle armi per i musulmani perché difendano l’etnia minoritaria Rohingya di fede islamica perseguitata in Myanmar

Afghanistan Asia

Le autorità afghane vorrebbero addestrare e armare 20,000 civili

Le autorità afghane stanno valutando la possibilità di addestrare e armare 20,000 civili per aumentare le operazioni contro i talebani e l’ISIS


Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.