Libia: liberati 4 ostaggi stranieri grazie al supporto di Abu Dhabi

Pubblicato il 17 maggio 2019 alle 16:23 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Un cittadino sudcoreano e 3 filippini sono stati liberati dopo mesi di prigionia in Libia, secondo quanto hanno riferito le autorità di Seoul e Abu Dhabi, venerdì 17 maggio. Intanto, continua l’assalto contro Tripoli.

La liberazione degli ostaggi è stata mediata dagli Emirati Arabi Uniti (EAU), che hanno preso contatti con l’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato dal generale di Tobruk, Khalifa Haftar. Il ministero degli Esteri degli EAU ha riferito che i 4 ostaggi, che sono stati tenuti prigionieri da gruppi armati non specificati e sono stati rilasciati grazie agli “intensi sforzi” compiuti da Abu Dhabi, in coordinamento con le milizie di Haftar. Gli uomini rapiti sono ingegneri civili che stavano lavorando in un impianto di dissalazione in Libia, prima di essere presi in ostaggio. In una dichiarazione, gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver ricevuto richieste di supporto da parte dei governi delle Filippine e della Corea del Sud e di essersi messi, quindi, in contatto con l’Esercito Nazionale Libico perchè indagasse a tale riguardo. Abu Dhabi ha lavorato strenuamente per garantire la sicurezza dei cittadini stranieri rapiti, secondo la dichiarazione del ministero degli Esteri degli EAU. Gli individui sono transitati per il Paese del Golfo, prima di tornare in patria.

Il consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale della Corea del Sud, Chung Eui-yong, ha ringraziato il governo degli Emirati Arabi Uniti per gli sforzi del Paese nel garantire il salvataggio dell’ingegnere sudcoreano e dei 3 filippini. Chung ha aggiunto che l’ostaggio sudcoreano è un cittadino di 62 anni, soprannominato Joo, che è riuscito a sopravvivere a 315 giorni di prigionia. Un primo controllo medico ha mostrato che l’uomo non presenta problemi di salute gravi e sarà rimandato a casa nei prossimi giorni. Non si hanno ulteriori informazioni sui cittadini filippini. Inoltre, non è stato specificato chi fossero i rapitori e nemmeno il luogo dove gli ostaggi sono stati detenuti.

La notizia del rilascio degli stranieri rapiti in Libia arriva mentre la situazione a Tripoli continua a peggiorare, a seguito dell’assalto lanciato da Haftar il 4 aprile. Giovedì 16 maggio, l’organizzazione per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha comunicato che gli attacchi contro le strutture e abitazioni civili della capitale possono essere considerati crimini di guerra e sarà aperta un’indagine a tale proposito. “L’organizzazione ha raccolto testimonianze e analizzato immagini satellitari, che indicano che aree residenziali densamente popolate nel distretto di Abu Salim, a Tripoli, sono state attaccate indiscriminatamente con missili durante gli intensi combattimenti che si sono verificati tra il 15 e il 17 aprile”, riferisce Amnesty. 

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’assalto contro la capitale libica, ad oggi, ha causato la morte di almeno 454 persone e il ferimento di 2.154, secondo quanto riferisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha superato le 32.000 persone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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