Venezuela: la polizia chiude il Parlamento

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 9:44 in America Latina Venezuela

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Un cordone della polizia e gli agenti dei Servizi di Intelligence Bolivariani (Sebin) hanno impedito martedì 14 maggio la tenuta della sessione ordinaria settimanale dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento eletto nel 2015 controllato dalle forze critiche con il chavismo e apertamente schierate contro il governo di Nicolás Maduro. Agenti armati hanno circondato le dipendenze del palazzo legislativo e hanno impedito il passaggio ai deputati adducendo ragioni di sicurezza per presunto allarme bomba. La presidenza del Parlamento ha definito tale argomento “un inganno e una farsa” e ha affermato in una dichiarazione ufficiale che non interromperà le sue attività. “Se non ci incontriamo oggi, ci incontreremo domani” – si legge nella nota dell’Assemblea Nazionale.

L’Assemblea Nazionale, presieduta da Juan Guaidó, avrebbe dovuto discutere della “scomparsa” del vicepresidente dell’Assemblea, Edgar Zambrano. Il leader del partito Acción Democrática è stato arrestato la scorsa settimana per la sua partecipazione all’operazione che ha liberato Leopoldo López dagli arresti domiciliari. Alcuni giorni dopo il suo arresto, lo stato ha smesso di comunicare notizie sull’ubicazione del luogo di detenzione di Zambrano. Il vice presidente dell’organismo legislativo è stata la prima vittima della controffensiva chavista dopo il fallito golpe del 30 aprile scorso. La Corte Suprema di Giustizia (TSJ) e l’Assemblea Costituente controllata dai fedeli di Maduro hanno privato 14 deputati fedeli a Guaidó dell’immunità parlamentare, esponendoli così all’azione dei tribunali ordinari. L’ultima decisione del tribunale a riguardo è arrivata poche ore dopo la sospensione della sessione plenaria dell’Assemblea e prevede la privazione dell’immunità dei deputati Miguel Pizarro, Carlos Alberto Paparoni, Franco Manuel Casella e Winston Eduardo Flores. Come in altre occasioni, la risoluzione non è stata unanime e il giudice Danilo Mojica ha votato contro.

L’opposizione denuncia che la chiusura del Parlamento fa parte della stessa strategia da parte del governo. “Denuncio al mondo che il regime usurpatore sta cercando di chiudere il Parlamento, e c’è un duro colpo contro l’Assemblea nazionale” – ha dichiarato Guaidó, riconosciuto come presidente ad interim da oltre 50 paesi. Guaidó ha anche respinto, in una conferenza stampa offerta nel pomeriggio di martedì 14 maggio, le misure dettate dalla giustizia chavista. “Se fingono che la paura ci paralizzi, si sbagliano”.

In ogni caso, dopo una breve discussione sull’opportunità di tenere la sessione in un altro spazio, i membri del Parlamento hanno stabilito di rivedersi nel corso della giornata di oggi, 15 aprile, sfidando il governo, che nonostante le crepe interne mostrate in occasione del fallito golpe, mantiene il controllo dell’establishment militare e dell’apparato anche grazie all’importante radicamento nel paese del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV).

Il funzionamento dell’Assemblea Nazionale è, forse, il miglior esempio del grave shock istituzionale che il Venezuela sta vivendo. Il parlamento stato eletto nel dicembre 2015 ed è diventato l’unico contropotere al governo di Maduro, che nel 2017 ha cercato di svuotarlo delle sue funzioni prima con due sentenze che attribuivano alla Suprema Corte poteri legislativi e poi con il tentativo di sostituirlo con un’Assemblea  nazionale costituente eletta il 30 luglio 2017. Oggi, dunque, il Venezuela ha due Assemblee Nazionali, avversarie tra loro, una ordinaria dominata dall’opposizione e una costituente schierata con il chavismo. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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