Turchia: rimane in carcere l’impiegato del Consolato americano accusato di spionaggio

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 18:33 in Turchia USA e Canada

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Un tribunale turco ha rifiutato di rilasciare un impiegato del Consolato americano a Istanbul, mercoledì 15 maggio, al termine di un processo per accuse di spionaggio che rischia di danneggiare ulteriormente i rapporti tra Ankara e Washington.

Metin Topuz, traduttore turco per l’Agenzia antidroga del Consolato, resterà in detenzione almeno fino alla sua prossima apparizione in tribunale, prevista per il 28 giugno, ha riferito uno dei suoi avvocati, Selman Alibas. L’uomo era stato arrestato nel 2017 ed è uno dei tre impiegati del Consolato degli Stati Uniti accusati di aver commesso crimini che sono in seguito risultati particolarmente compromettenti per il rapporto tra i due alleati della NATO.

I rapporti difficili tra la Turchia e gli Stati Uniti sono il frutto di pesanti disaccordi su una serie di questioni, non da ultima la minaccia di sanzioni americane contro l’acquisto, da parte di Ankara, di sistemi missilistici russi S-400, ritenuti non compatibili con gli standard della NATO

Topuz si trova tuttora sotto processo con l’accusa di spionaggio e collegamento con la rete del religioso Fethullah Gulen, residente negli Stati Uniti e accusato dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver pianificato il fallito colpo di Stato del 2016. Washington sostiene che Topuz sia innocente. L’accusa, invece, ritiene che il sospettato sia in contatto frequente con gli ufficiali che hanno condotto un’indagine sulla corruzione in Turchia nel 2013, un gesto che Ankara ritiene un “tentativo di colpo di stato giudiziario”. Per allontanare le accuse, Topuz ha affermato che non è stata sua decisione entrare in contatto che persone che sono servite ai fini del suo lavoro.

Un altro dipendente del consolato statunitense è stato incriminato, a marzo, per legami con la rete di Gulen, mentre un terzo impiegato era stato dichiarato colpevole di terrorismo ma poi liberato a gennaio. Dopo il fallito colpo di stato militare del 2016, la Turchia ha detenuto 160.000 persone e licenziato quasi tutti i dipendenti pubblici per sospetti legami con il golpe, secondo l’Ufficio per i diritti umani degli Stati Uniti.

Il graduale avvicinamento della Turchia alla Russia preoccupa gli Stati Uniti, i quali non vogliono che uno dei loro alleati chiave in Medio Oriente, peraltro membro della NATO dal 1952, sbilanci gli equilibri geopolitici a favore di Mosca. I funzionari USA e NATO hanno ripetutamente protestato che le armi russe non possono essere integrate nel sistema di difesa della NATO. Gli S-400 sono un sistema di difesa missilistica all’avanguardia. La Russia sostiene che il sistema può intercettare aerei, missili da crociera, missili a medio-raggio, droni e altri sistemi di sorveglianza aerea, anche se le sue capacità complete devono ancora essere testate in combattimento. Il valore aggiunto dell’S-400, che ha un’autonomia di circa 250 miglia, è che può intercettare più obiettivi simultaneamente, con e senza equipaggio. Gli S-400, inoltre, sono dotati di un sistema anti-accesso o di rifiuto di area che, essenzialmente, crea una no-fly zone ovunque sia installato il sistema.

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Chiara Gentili

di Redazione

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