Tobruk rafforza l’alleanza con l’Egitto e si allinea agli USA contro la Fratellanza Musulmana

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 10:01 in Egitto Libia

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La Camera dei Rappresentanti (HoR) del Governo di Tobruk ha approvato un provvedimento in cui la Fratellanza Musulmana viene etichettata come organizzazione terroristica. Con tale mossa, la Cirenaica rafforza la propria alleanza con l’Egitto, mentre a Tripoli continua l’offensiva di Haftar contro il Governo di Accordo Nazionale, guidato da Fayez al-Serraj e sostenuto dall’ONU e dai Paesi europei.

La decisione riguardante la Fratellanza Musulmana è stata presa durante una sessione del Parlamento di Tobruk del 14 maggio. Tuttavia, secondo quanto riferisce il quotidiano libico, Libya Herald, a tale votazione avrebbero partecipato solo 70 membri della Camera, non sufficienti a raggiungere il quorum. Tale mossa arriva 4 giorni dopo una visita ufficiale dell’uomo forte di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, al Cairo.

Si è trattato della seconda visita ufficiale in Egitto da quando il comandante del sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA) ha ordinato l’assalto contro Tripoli, il 4 aprile. Il Cairo è da lungo tempo un sostenitore di Haftar e rappresenta un alleato chiave nell’offensiva contro la capitale. L’Egitto, infatti, fornisce supporto aereo, armi e rifornimenti al generale di Tobruk. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, è a sua volta un sostenitore di Haftar. In un comunicato presidenziale al-Sisi ha elogiato gli sforzi del generale volti a respingere le “milizie estremiste”. L’uomo forte di Tobruk è considerato dall’Egitto come un baluardo contro la minaccia islamista, sopratutto a seguito della sua missione nel Sud della Libia, nell’instabile regione del Fezzan, dove il generale ha portato avanti una campagna contro i numerosi gruppi jihadisti presenti nell’area. La precedente visita in Egitto di Haftar aveva avuto luogo il 14 aprile. 

La decisione di etichettare la Fratellanza Musulmana come un’organizzazione terroristica sarà particolarmente gradita al Cairo. I rapporti tra l’attuale governo egiziano e l’organizzazione politica islamica sono estremamente difficili. Al-Sisi è salito al potere a seguito della cacciata dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana in Egitto, destituito il 3 luglio 2013. Da quel momento, le autorità del Cairo hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza, già dichiarata organizzazione terroristica dal Cairo, nel dicembre 2013. A seguito di un incontro con Al-Sisi, anche l’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, sta valutando l’ipotesi di inserire la Fratellanza Musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche. Tale etichettatura risulterebbe in pesanti sanzioni contro il movimento politico islamico, diffuso in tutto il Medio Oriente.

Un dato importante sullo scacchiere internazionale è che gli Stati Uniti e Haftar hanno l’Egitto come comune alleato e questo può avere importanti ripercussioni sul conflitto libico. Infatti, Trump ha già espresso sostegno all’uomo forte di Tobruk. Una mossa che va controcorrente rispetto alle posizioni dei Paesi europei e dell’ONU, che supportano il governo di Tripoli. Secondo quanto reso noto dalla Casa Bianca, lunedì 15 aprile, Trump e Haftar hanno avuto una conversazione telefonica volta a “discutere gli attuali sforzi di lotta al terrorismo per raggiungere la pace e la stabilità in Libia”. In tale telefonata, Trump ha “riconosciuto il ruolo significativo del generale Haftar” tanto nella lotta contro il terrorismo quanto nelle operazioni atte a mettere in sicurezza le risorse petrolifere del Paese nordafricano, e i due hanno poi discusso una “prospettiva condivisa” per permettere una transizione che porti la Libia a un “sistema politico stabile e democratico”. 

Inoltre, sempre il 14 maggio, il portavoce del Parlamento di Tobruk, Abdalla Belheeg, ha sottolineato che secondo la Costituzione libica le sedi ufficiali della Camera dei Rappresentanti continuano ad essere Tobruk o Bengasi. Questo implica che le sedute parlamentari che si sono tenute a Tripoli sono incostituzionali. Belheeg ha aggiunto che la Camera ha creato un comitato per discutere dell’attuale situazione, soprattutto per indagare le divisioni politiche, la distribuzione della ricchezza nel Paese e l’uso improprio delle risorse libiche da parte del governo tripolino guidato da Serraj. Il portavoce ha poi concluso riferendo che Tobruk chiederà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di smettere di sostenere il Governo di Accordo Nazionale (GNA), creato dallo stesso ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015.

Intanto, a Tripoli, lo GNA ha affermato che l’esercito sta respingendo le forze armate di Haftar, nel Sud della capitale. In una dichiarazione rilasciata il 14 maggio, il portavoce ufficiale delle forze tripoline, Mohamed Gnunu, ha riferito che dopo 40 giorni dall’inizio del “fallito tentativo di colpo di Stato”, l’esercito continua a “respingere le milizie criminali” alla periferia di Tripoli. L’assalto contro la capitale libica è iniziato il 4 aprile e, ad oggi, i combattimenti hanno causato la morte di almeno 454 persone e il ferimento di 2.154, secondo quanto riferisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha superato le 32.000 persone.

Gnunu ha reso noto che l’aviazione libica fedele a Serraj ha effettuato 7 attacchi aerei contro posizioni della “milizia criminale di Haftar”, nella giornata del 13 maggio. Il portavoce ha anche sottolineato che “le forze aeree alleate con le milizie criminali”, riferendosi agli Emirati Arabi Uniti e all’Egitto, continuano a effettuare bombardamenti ai danni di infrastrutture civili a Janzur, Zawia e Tajura, alla periferia della capitale. Allo stesso tempo, l’esercito guidato da Haftar ha riferito, il 14 maggio, di aver abbattuto un jet da combattimento della fazione tripolina. Tripoli riferisce che l’offensiva contro lo GNA è ferma nel Sud della capitale, ma il governo di Tobruk continua a sostenere che le proprie forze armate si stanno “avvicinando ai dintorni di Tripoli” e che “le milizie terroristiche hanno cominciato a dileguarsi, dopo che i loro comandanti a Tripoli sono stati presi di mira”. Le mosse continuano a susseguirsi sullo scacchiere internazionale, ma è ancora e più che mai incerto chi vincerà la partita in Libia. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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