Manifestazioni e scontri a Gaza nell’anniversario della “Nakba”

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 17:44 in Israele Palestina

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L’esercito israeliano ha ferito circa 50 palestinesi durante le proteste a Gaza organizzate in occasione del 71 ° anniversario della “Nakba”, che in arabo significa “la catastrofe”, che ricorda l’esodo palestinese a seguito della creazione dello Stato d’Israele.  

Migliaia di persone si sono radunate nei pressi del confine Nord della Striscia di Gaza e si sono progressivamente avvicinati alla recinzione che separa i Territori palestinesi da Israele. Si sono verificati numerosi lanci di pietre contro i soldati israeliani, che hanno risposto con il lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma. Alcuni testimoni hanno riferito che le forze di sicurezza dello Stato Ebraico hanno anche usato proiettili veri per respingerli. Il ministero della Salute di Gaza ha comunicato che almeno 47 persone sono rimaste ferite, ma non è chiara la gravità del loro stato.

Da parte sua, l’esercito israeliano ha riferito che circa 10.000 manifestanti si sono accalcati in diversi punti lungo la recinzione. “Alcuni sovversivi stanno incendiando gomme di auto e lanciando pietre. Un certo numero di ordigni esplosivi sono stati lanciati all’interno della Striscia di Gaza e sono stati fatti diversi tentativi per avvicinarsi alla barriera di sicurezza. Le truppe israeliane stanno rispondendo con mezzi di dispersione antisommossa”, ha comunicato l’esercito dello Stato Ebraico.

Le manifestazioni di mercoledì 15 maggio sono state convocate per celebrare il Nakba Day, il giorno della catastrofe, in cui si ricordano le centinaia di migliaia di persone che nel 1948 fuggirono o furono espulse dai territori che ora compongono lo Stato d’Israele. “Il nostro popolo si solleva oggi per annunciare il suo rifiuto di questo crimine e per rivendicare i suoi diritti in Palestina, in tutta la Palestina”, ha affermato il leader del partito della Jihad islamica, Khader Habib. “La Palestina è nostra, il mare è nostro, il cielo è nostro e la terra è nostra, e quegli estranei devono andarsene”, ha aggiunto.

Un altro manifestante, Jamila Mahmoud, 50 anni, ha raccontato che la sua famiglia era originaria di Asqlan, che è oggi la città israeliana di Ashkelon, vicino a Gaza. “Se non torniamo, forse i nostri figli e nipoti lo faranno, un giorno riavremo i nostri diritti”, ha detto Mahmoud durante le proteste. Anche i palestinesi della Cisgiordania hanno organizzato una serie di manifestazioni, ma non ci sono segnalazioni di scontri con le forze israeliane.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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