La Germania sospende la missione in Iraq, si teme un attacco imminente

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 16:32 in Germania Iraq

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La Germania ha annunciato la sospensione della missione di addestramento militare in Iraq, a causa delle crescenti tensioni nella regione.

L’annuncio arriva mercoledì 15 aprile, dal portavoce del ministero della Difesa tedesco, poche ore dopo la notizia che gli Stati Uniti stanno ritirando il personale diplomatico dal Paese, perché temono un attacco imminente da parte dell’Iran. I programmi di addestramento della Germania in Iraq potrebbero riprendere tra alcuni giorni, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, ma sono temporaneamente sospesi, fino a nuovo ordine. A Nord di Baghdad sono stanziati 60 soldati tedeschi che si occupano di supporto all’addestramento delle forze di sicurezza irachene. Altri 100 sono situati nelle regioni curde del Paese. Tuttavia, Berlino ha specificato di non aver rilevato personalmente alcuna minaccia da parte dell’Iran contro gli interessi occidentali nella regione e ha assicurato che la decisione rimane una precauzione temporanea. 

La tensione nell’aria è estremamente elevata. Il 6 maggio, l’amministrazione USA dell’attuale presidente, Donald Trump, ha accusato l’Iran di star supportando una serie di “attacchi imminenti” contro il personale statunitense e occidentale che si trova nella regione. Washington ha conseguentemente preso una serie di misure per rispondere a questa minaccia. Gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, avvertendo l’Iran che “ogni attacco agli interessi degli Stati Uniti o ai suoi alleati sarà respinto con forza inesorabile”, secondo quanto dichiarato dal consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton, il 6 maggio. Teheran, tuttavia, nega qualsiasi accusa e ha, a sua volta, dichiarato che Trump porta avanti una “guerra psicologica” contro la Repubblica Islamica. Il 7 maggio, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha effettuato una visita non annunciata a Baghadad dove ha incontrato il primo ministro dell’Iraq, Adel Abdul Mahdi, per discutere proprio della minaccia iraniana nella regione. 

 Il rapporto tra USA e Iran è estremamente teso da quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro la Repubblica Islamica. Il mese di aprile aveva già visto una nuova escalation delle tensioni tra Washington e Teheran. Il 23 aprile, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz e il Ministero del Petrolio ha comunicato di essere pronto ad affrontare i nuovi attacchi americani. Ciò si riferiva alla decisione statunitense, annunciata il 22 aprile, di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, il ministro iraniano del Petrolio aveva riferito che i Paesi del Golfo sovrastimavano le loro capacità di produzione petrolifera.

A complicare ulteriormente il quadro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno subito una serie di attacchi contro mezzi navali e infrastrutture legate alla produzione di greggio nel Golfo Persico, nelle giornate del 13 e 14 maggio. L’Iran e le forze ribelli yemenite, gli Houthi, a loro volta sostenuti dalla Repubblica Islamica, sono i principali sospettati per questi assalti. Teheran ha, tuttavia, affermato di non essere coinvolta in nessun modo in tali eventi. La situazione sullo scacchiere internazionale, quindi, risulta particolarmente tesa. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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