Iran riprende l’arricchimento dell’uranio, ma rassicura “non ci sarà nessuna guerra”

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 12:21 in Iran Medio Oriente

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L’Agenzia per l’Energia Atomica iraniana ha dichiarato che, da questo momento, l’Iran non applicherà alcun limite all’arricchimento di uranio. Intanto, il leader supremo della Repubblica Islamica, Ayatollah Ali Khamenei, ha rassicurato la comunità internazionale affermando che Teheran non vuole una guerra con gli Stati Uniti, nonostante le crescenti tensioni tra i due Paesi. 

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Secondo l’accordo, Teheran poteva produrre uranio a basso arricchimento, con un limite di 300 kg, e immagazzinare acqua pesante, necessaria al funzionamento dei reattori nucleari, con un limite massimo di 130 tonnellate. Tuttavia, l’Iran era autorizzato a vendere l’eccesso di tali produzioni all’estero. L’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato tali limitazioni imposte dal JCPOA, a causa della crescente pressione americana contro la Repubblica Islamica e del mancato intervento dei Paesi europei a tale riguardo. 

Il rapporto tra USA e Iran è estremamente teso da quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro la Repubblica Islamica. Il mese di aprile ha visto una nuova escalation delle tensioni tra Washington e Teheran. Il 23 aprile, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz e il Ministero del Petrolio ha comunicato di essere pronto ad affrontare i nuovi attacchi americani. Ciò si riferiva alla decisione statunitense, annunciata il 22 aprile, di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, il ministro iraniano del Petrolio aveva riferito che i Paesi del Golfo sovrastimavano le loro capacità di produzione petrolifera. A complicare ulteriormente il quadro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno subito una serie di attacchi contro mezzi navali e infrastrutture legate alla produzione di greggio nel Golfo Persico, nelle giornate del 13 e 14 maggio. L’Iran e le forze ribelli yemenite, gli Houthi, a loro volta sostenuti dalla Repubblica Islamica, sono i principali sospettati per questi assalti. Teheran ha, tuttavia, affermato di non essere coinvolta in nessun modo in tali eventi. La situazione sullo scacchiere internazionale, quindi, risulta particolarmente tesa. 

Nonostante la decisione di non rispettare i limiti imposti dall’accordo sul nucleare, le autorità iraniane stanno cercando di rassicurare la comunità internazionale. La Repubblica Islamica è disposta a negoziare nuovi termini per rimanere nel JCPOA, ma ha chiesto ai Paesi europei di intervenire contro le sanzioni americane, che stanno strozzando l’economia già debole del Paese. “Abbiamo l’impressione che l’accordo sul nucleare necessiti di un intervento chirurgico, poichè gli antidolorifici dello scorso anno non hanno avuto alcun effetto”, ha dichiarato il presidente iraniano, Hassan Rouhani, in un discorso televisivo. Inoltre, il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che la Repubblica Islamica non cerca la guerra con gli Stati Uniti. “Non ci sarà nessuna guerra. La nazione iraniana ha scelto la strada della resistenza”, ha affermato la guida spirituale del Paese. “Sia noi sia loro non cerchiamo la guerra. Lo sanno che non sarebbe nel loro interesse”, ha aggiunto, riferendosi a Washington. Tuttavia, Khamenei ha anunciato che non negozierà un nuovo accordo sul nucleare con gli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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