Gli Houthi dichiarano di voler condurre ulteriori operazioni contro l’Arabia Saudita

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 14:22 in Arabia Saudita Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Houthi hanno minacciato di condurre ulteriori operazioni contro i sauditi dopo che, martedì 14 maggio, alcuni droni armati hanno attaccato due stazioni petrolifere in Arabia Saudita.

Un portavoce delle forze sciite, il colonnello Yahya Sarea, ha confermato che i ribelli sono pronti ad intraprendere azioni ancora più serie nel caso in cui la coalizione saudita- emiratina continui a colpire lo Yemen.

In una dichiarazione al canale televisivo yemenita Al Masirah, il colonnello Sarea ha spiegato che le due stazioni petrolifere in questione si trovano  una nel governatorato di Dawadmi e l’altra nella città di Afif, nel centro dell’Arabia Saudita. Al Masirah ha poi dichiarato che tale azione è stata una risposta ai “crimini” commessi contro il popolo yemenita e al continuo assedio da parte dei “Paesi aggressori” ed è scaturita da un attento monitoraggio dell’area, grazie anche alla collaborazione di alleati presenti sul posto. Il risultato dell’operazione è stata l’interruzione delle attività di pompaggio ed ha portato a conseguenze dirette sull’economia saudita. L’attacco è stato definito “il più grave” dall’inizio della guerra in Yemen, scoppiata il 19 marzo 2015

Un portavoce Houthi, Mohammed Abdul Salam, ha affermato che gli attacchi contro i sauditi hanno dato inizio ad una nuova fase dell’escalation degli eventi. A suo dire, l’obiettivo adesso è solo quello di attaccare l’economia saudita affinché le sue autorità smettano di colpire lo Yemen. In caso contrario, gli Houti hanno già in mente nuovi bersagli “sensibili” ed “inusuali” che vanno oltre le aspettative degli stessi sauditi. Il gruppo si è detto pronto a mettere in campo le proprie capacità per rispondere agli attacchi contro il popolo yemenita.

Come riporta al-Jazeera, le stazioni attaccate sono di importanza rilevante per il Paese. Queste collegano gli stabilimenti di trattamento di gas situati ad est del Paese e quelli della città di Yanbu, dove si produce gas naturale. Inoltre, nelle condutture delle stazioni in questione scorrono circa 5 milioni di barili di petrolio ogni giorno, consentendo il collegamento tra l’area est, ricca di greggio, e l’area ovest, sulle coste del Mar Rosso.

Da parte sua, l’Arabia Saudita ha manifestato una certa preoccupazione. Il ministro dell’energia saudita, Khalid al-Falih, ha definito l’accaduto del 14 maggio un “atto “terroristico” e “di sabotaggio” non solo contro i sauditi, ma anche contro la fornitura globale di energia e l’economia mondiale. Pertanto, sempre secondo il ministro, è fondamentale porre fine a qualsiasi azione di tale tipo e frenare i loro fautori.

La Guerra civile in Yemen vede contrapporsi due diverse fazioni. Da una parte i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altra, le forze fedeli al presidente yemenita, Abd-Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 a capo di una coalizione formata da Paesi arabi, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, e appoggiata, a sua volta, dagli USA.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.