Cina: nessuna razza è superiore alle altre

Pubblicato il 15 maggio 2019 alle 12:57 in Asia Cina

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Nessuna razza dovrebbe considerarsi superiore alle altre e una cultura che cercasse di imporsi su un’altra sarebbe “stupida” e condurrebbe al “disastro”. Queste le parole del presidente della Cina, Xi Jinping, alla Conferenza sul Dialogo delle Culture Asiatiche in corso a Pechino, mercoledì 15 maggio. Si tratta di un incontro voluto e organizzato dalla Cina per continuare a sviluppare il suo soft power sul terreno asiatico.

Xi Jinping non ha nominato alcuna “cultura” specifica o alcun Paese, ma le sue parole erano chiaramente rivolte agli Stati Uniti, con i quali è in corso quella che viene considerata una guerra commerciale. Il discorso di Xi Jinping sembra essere una risposta a quanto dichiarato dal direttore della pianificazione politica del Dipartimento di Stato degli Usa, Kiron Skinner, che aveva descritto la competizione strategica con Pechino come “una lotta con una cultura molto diversa e con un’ideologia differente” e aveva aggiunto che questa è la prima volta che gli Usa si trovano ad affrontare una “potenza competitor che non è caucasica”. Proprio in merito a questo, Xi Jinping, dopo che gli ufficiali cinesi avevano già condannato le parole del rappresentante di Washington, ha ribadito come le culture possono essere diverse e dotate di caratteristiche proprie, ma nessuna è migliore o peggiore delle altre. Dobbiamo portare avanti uguaglianza e rispetto, abbandonare orgogli e pregiudizi e migliorare la comprensione delle differenze tra la nostra civiltà e le altre e promuovere il dialogo armonioso e la coesistenza tra culture diverse, ha detto Xi Jinping. Se ci saranno Paesi che tornano ad essere isole isolate, la civiltà umana perirà perché mancheranno gli scambi, ha affermato il presidente cinese.

Secondo la visione di Xi Jinping, tutti gli stati dovrebbero superare i limiti delle loro culture e scoprire i punti di forza degli altri, per trovare nuovi spunti e favorire l’innovazione. In questo senso, il leader di Pechino ha ricordato come uno strumento di incontro tra Nazioni e piani di sviluppo sia proprio la sua iniziativa, lanciata nel 2013, nota come Belt and Road o Nuova Via della Seta. Si tratta di un grande progetto infrastrutturale che mira a ricostruire le direttrici di collegamento tra Asia, Europa e Africa, sia terrestri che marittime, che caratterizzavano gli scambi lungo le rotte dell’antica Via della Seta. Nel mese di aprile, a Pechino si è svolta la seconda edizione del Forum Internazionale per la Cooperazione nel Belt and Road volto a mettere in mostra i risultati finora ottenuti dalla realizzazione dei progetti sotto l’egida della macro iniziativa di Xi Jinping.

Nel suo discorso ai rappresentanti dei Paesi asiatici, Xi Jinping ha ribadito anche un altro concetto molto caro alla sua retorica: quello di voler costruire una comunanza di destino per tutta l’umanità e ha chiesto ai suoi ascoltatori di essere aperti e pronti a connettere le loro linee politiche, oltre alle infrastrutture, agli scambi commerciali, agli investimenti e alle persone. È fondamentale portare avanti il commercio internazionale e mantenere la pace in Asia, perché questa è la premessa necessaria alla pace, ha continuato Xi Jinping.

Il presidente cinese ha anche auspicato un maggiore sviluppo dei contatti e del turismo all’interno della regione Asia, come volano di amicizia e di migliore comprensione tra le diverse identità asiatiche.

L’intervento di Xi Jinping e la stessa Conferenza per il dialogo in Asia si inquadrano in un contesto in cui l’influenza cinese sulla regione è tornata a crescere a ritmo costante negli ultimi anni. I Paesi del Sud-Est Asiatico sono stati tra i primi ad aderire al Belt and Road e i maggiori destinatari di investimenti e finanziamenti cinesi, al punto che in alcuni di essi è poi sorta la preoccupazione che una così massiccia dipendenza dall’intervento di Pechino potesse trasformarsi in quella che i detrattori dell’iniziativa chiamano “trappola del debito”.

Il secondo macro-contesto in cui va inserito l’indirizzo di Xi Jinping è quello della continua botta e risposta in termini di imposizione di dazi doganali reciproci tra Pechino e Washington iniziata quasi un anno fa. Il tentativo della Cina di avvicinare a sé sempre di più i Paesi dell’Asia è sinonimo di una, seppur graduale, perdita di influenza degli Stati Uniti sulla regione e di crescita del soft power di Pechino.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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