Siria: assalti mortali dei ribelli contro i soldati del regime di Assad

Pubblicato il 13 maggio 2019 alle 16:13 in Medio Oriente Siria

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I ribelli siriani hanno ucciso numerosi soldati del regime del presidente Bashar Al-Assad durante una serie di scontri nel Nord della Siria, nei pressi della provincia di Hama, secondo fonti interne all’opposizione. Intanto, l’esercito siriano continua l’avanzata nell’ultima porzione di territorio occupata dai ribelli.

Un comandante militare dei gruppi ribelli ha riferito che 5 soldati siriani sono stati uccisi in un agguato nel villaggio di Bab al-Taqa, nella provincia occidentale di Hama. Un altro capo dell’opposizione ha dichiarato che altri 25 combattenti pro-regime, di cui numerosi membri di Hezbollah e della Guardie della Rivoluzione iraniane, morti sotto il fuoco dei ribelli, mentre tentavano di avanzare nella zona di Jabal Al-Akrad della provincia di Laodicea, a Nord-Ovest di Hama. Un civile è stato ucciso e diverse persone sono rimaste ferite in un bombardamento effettuato successivamente dal regime a Sheir Maghar, che si trova a sua volta nella provincia settentrionale di Hama. L’attacco ha preso di mira una postazione turca che negli ultimi due mesi era stata attaccata già due volte dal regime.

Lunedì 13 maggio, Assad ha ripreso il controllo dei villaggi di Tall Huwash e Jabriya nella provincia di Hama, dopo una serie di attacchi aerei. I media del regime siriano hanno dichiarato di aver distrutto molteplici postazioni controllate dal gruppo estremista noto come Hayat Tahrir al-Sham (HTS) nella provincia meridionale di Idlib. Domenica 12 maggio, il capo dell’HTS Abu Mohammad Al-Jolani aveva esortato i suoi seguaci a prendere le armi per difendere la provincia di Idlib dall’aumento dei bombardamenti. L’HTS è un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto da anni nella guerra siriana. Tale organizzazione è dominata da una fazione precedentemente nota come Fronte al-Nusra. HTS aveva il controllo di circa il 60% del territorio dell’area demilitarizzata tra Idlib e Hama, prima dell’offensiva di Assad e della Russia nell’area, iniziata a febbraio.

Tale zona della Siria è interessata un’intesa tra Turchia, Russia, Iran e Siria, raggiunta il 17 settembre 2018 a Sochi. Questa mirava a scongiurare un massiccio assalto del regime ad Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti ed evacuati da altre città. Quindi, era stata istituita un’area di 15 – 20 chilometri in cui queste persone, insieme a le proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse altre zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano di Assad, da quando l’ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, Baghouz, è stata liberata, il 23 marzo. Già il 7 ottobre 2018, il presidente siriano Assad aveva dichiarato che l’accordo russo-turco era “temporaneo” e che nonostante sia stato funzionale ad evitare spargimenti di sangue, il fine ultimo del suo governo rimaneva quello di ripristinare il controllo su tutta la Siria. A partire dal 30 aprile, l’esercito siriano, insieme ai suoi alleati, ha lanciato un’ulteriore offensiva contro le provincie a nord di Hama e si dirigono verso Idlib. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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