La Libia minaccia di chiudere 40 imprese straniere, tra cui la Total francese

Pubblicato il 10 maggio 2019 alle 17:08 in Francia Libia

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Il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli ha minacciato di non rinnovare le licenze di 40 imprese straniere in Libia, che scadranno nei prossimi 3 mesi, per esercitare pressione sui governi europei riguardo alla fine dell’assalto contro la capitale del Paese. 

La notizia è stata riportata dal quotidiano The New Arab, il 10 maggio. Tale possibilità è stata annunciata in un decreto del Ministero dell’Economia e dell’Industria del governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale. Secondo il quotidiano, la mossa rappresenta l’unico modo per tentare di esercitare pressione sulle potenze europee, in modo che queste intervengano contro l’avanzata militare del generale Khalifa Haftar contro Tripoli. Tra le aziende che devono fare richiesta per rinnovare la propria licenza c’è anche il gigante petrolifero francese, Total.

Con sede a Parigi, la Total è una delle prime quattro aziende mondiali operanti nel settore del petrolio e nel gas naturale, insieme alla Royal Dutch Shell, BP ed ExxonMobil, ed è nota per aver fatto importanti investimenti in Libia. Altre aziende europee hanno interessi nel Paese e sono state minacciate da questo annuncio. Tra queste la società aerospaziale francese Thales, la Alcatel-Lucent e la società di ingegneria tedesca, Siemens. Il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Serraj, si trova in questo momento alla fine di un tour europeo in cui ha cercato di ottenere l’appoggio degli Stati del Vecchio Continente contro l’offensiva di Haftar contro Tripoli, lanciata il 4 aprile. Sarraj si è recato a Roma, martedì 7 maggio, per incontrare il primo ministro italiano Giuseppe Conte. Il giorno successivo, è volato a Parigi, dove ha tenuto un colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron. L’8 maggio ha poi visitato Londra, dove ha incontrato il ministro degli esteri britannico, Jeremy Hunt. I tre Paesi hanno ribadito il loro sostegno al lo GNA e hanno condannato unanimemente l’attacco di Haftar, chiedendo che venga negoziato un cessate il fuoco. Tuttavia, nessuna misura ulteriore sembra essere stata concordata. 

Lo scorso mese, tuttavia, la Francia era stata accusata da Tripoli di aver sostenuto il comandante del sedicente Esercito di Liberazione Nazionale (LNA), Haftar. Tale sostegno è sempre stato negato dall’Eliseo. Parigi ha però stretto rapporti con il generale sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, la Francia avrebbe aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. Ad oggi, le truppe di Haftar rimangono bloccate nella periferia meridionale della capitale libica, ma i combattimenti continuano a sconvolgere la città. Nonostante l’appello del generale di Tobruk a intensificare l’assalto, gli scontri sembrano essere rallentati da quando è iniziato il mese sacro all’Islam del Ramadan, il 6 maggio. Le violenze, tuttavia, non si fermano.

Nelle prime ore dell’8 maggio un bombardamento contro un accampamento delle forze fedeli al governo di Tripoli ha colpito il tetto di un centro di detenzione per migranti vicino, nella periferia orientale di Tagiura. Due persone sono rimaste ferite nell’attacco. La struttura ospita 500 persone, secondo quanto ha riferito l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati (UNCHR). L’ONU ha quindi reiterato il suo appello per il rilascio dei 3.460 detenuti che si trovano nei pressi dei violenti combattimenti per la conquista della capitale. L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e con sede a Tripoli. Questo è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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