Siria: Assad conquista una città chiave a 80 km da Idlib

Pubblicato il 9 maggio 2019 alle 17:34 in Medio Oriente Siria

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Le forze fedeli al governo siriano di Bashar al-Assad hanno conquistato la città di Qalaat al-Madiq, nella Siria Nord-orientale, a circa 80 km da Idlib, compiendo un altro importante passo nella riconquista dell’ultimo grande territorio rimasto in mano ai ribelli. 

L’esercito siriano, assistito dalla copertura aerea fornita dalla Russia, ha lanciato un’operazione di terra, questa settimana, per riconquistare i territori che si trovano nei pressi delle province di Idlib e Hama. Qalaat al-Madiq si trova nelle vicinanze della base militare Hmeimim, situata nella città portuale siriana di Laodicea, che è stata precedentemente sottoposta a una serie di bombardamenti. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che i ribelli si sono ritirati, dopo essere stati quasi circondati dall’esercito di Assad. Le forze siriane hanno preso il controllo della città e di due villaggi poco distanti. Nella giornata di mercoledì 8 maggio l’esercito siriano aveva conquistato il villaggio di Kfar Nabudah, considerato la prima linea di difesa di Idlib. L’importanza di quest’ultima conquista sta nel fatto che Qalaat al-Madiq era stata utilizzata come punto d’ingresso ai territori controllati dai ribelli per molti combattenti e civili che erano stati evacuati da altri territori siriani dove Assad e i suoi alleati avevano effettuato offensive per ripristinare il controllo del regime nell’area. 

Tale zona della Siria è interessata un’intesa tra Turchia, Russia, Iran e Siria, raggiunta il 17 settembre 2018 a Sochi. Questa mirava a scongiurare un massiccio assalto del regime ad Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti ed evacuati da altre città. Quindi, era stata istituita un’area di 15 – 20 chilometri in cui queste persone, insieme a le proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse altre zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano di Assad, da quando l’ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, Baghouz, è stata liberata, il 23 marzo. Già il 7 ottobre 2018, il presidente siriano Assad aveva dichiarato che l’accordo russo-turco era “temporaneo” e che nonostante sia stato funzionale ad evitare spargimenti di sangue, il fine ultimo del suo governo rimaneva quello di ripristinare il controllo su tutta la Siria. A partire dal 30 aprile, l’esercito siriano, insieme ai suoi alleati, ha lanciato un’offensiva contro le provincie a nord di Hama e si dirigono verso Idlib. 

Oltre 138.500 uomini, donne e bambini sono fuggiti da tale zona della Siria, secondo quanto ha affermato David Swanson, dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA). “Tra l’1 febbraio e il 28 aprile, stando alle nostre stime, oltre 32.500 persone si sono spostate tra i governatorati di Aleppo, Idlib e Hama”, ha dichiarato Swanson. Le vittime civili, nello stesso periodo e nella stessa area, ammontano a circa 200. Intanto, una nuova ondata attacchi aerei ha colpito scuole e ospedali, la scorsa settimana, secondo l’OCHA. “Le Nazioni Unite sono profondamente preoccupate per la recente escalation”, ha riferito ancora Swanson. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha dichiarato che i bombardamenti dell’ultima settimana sono stati i più intensi da quando è stato siglato l’accordo per la creazione di una zona cuscinetto nell’area. In tale contesto, gli Stati Uniti hanno sollecitato la Russia a rispettare i propri impegni e a fermare l’escalation a Idlib. “La violenza deve finire”, ha riferito in una nota il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Morgan Ortagus. In totale, la guerra civile in Siria ha causato la morte di oltre 370.000 persone e ha creato milioni di sfollati da quando è iniziata, con una sanguinosa repressione delle proteste anti-governative, nel 2011. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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