Siria: combattimenti mortali nell’ultima fase della guerra

Pubblicato il 7 maggio 2019 alle 10:50 in Medio Oriente Siria

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Gli ultimi scontri tra le forze del regime siriano e i ribelli hanno causato la morte di oltre 26 persone nel nord-ovest del Paese, che sta vivendo un’escalation delle violenze, in quella che dovrebbe rappresentare l’ultima fase della guerra in Siria.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che 11 combattenti, fedeli al regime del presidente siriano Bashar Al-Assad, sono stati uccisi in feroci battaglie che si sono verificate nella campagna settentrionale della provincia di Hama. Negli stessi scontri, anche 15 ribelli hanno perso la vita. Il quotidiano The New Arab riferisce che tra questi c’erano anche militanti di punta di Hayat Tahrir al-Sham (HTS). L’HTS è un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto da anni nella guerra siriana. Tale organizzazione è dominata da una fazione precedentemente nota come Fronte al-Nusra. HTS aveva il controllo di circa il 60% del territorio dell’area demilitarizzata tra Idlib e Hama, prima dell’offensiva di Assad e della Russia nell’area, iniziata a febbraio. La zona cuscinetto era stata creata a seguito di un’intesa tra Turchia, Russia, Iran e Siria, raggiunta il 17 settembre 2018 a Sochi. Questa mirava a scongiurare un massiccio assalto del regime nella provincia, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti in altre aree. Quindi, era stata istituita un’area di 15 – 20 chilometri in cui queste persone, insieme a le proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. 

Gli ultimi combattimenti in questa area si sono verificati a seguito dell’avanzamento delle forze del regime siriano in due villaggi che si trovano nei pressi di Hama. L’agenzia di stampa statale SANA ha riferito che le truppe di Assad hanno lanciato “operazioni intensive”, prendendo di mira le zone di rifornimento e basi dei gruppi armati nel nord di Hama e nella vicina Idlib. Da febbraio a oggi, i bombardamenti nell’area compresa tra le due città hanno già costretto circa 140.000 persone ad abbandonare le proprie case. Nella giornata di lunedì 6 maggio, 4 civili sono rimasti uccisi dagli assalti aerei contri Idlib e le aree limitrofe, sempre secondo quanto riferisce l’Osservatorio. Alcuni di questi hanno colpito scuole e strutture mediche, stando alle dichiarazioni delle Nazioni Unite. David Swanson, rappresentante dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, ha riferito che, dal 28 aprile, almeno 7 strutture sanitarie sono state danneggiate.  

Nonostante l’accordo per la creazione della zona cuscinetto, dove vivono circa 3 milioni di persone, l’area tra Hama e Idlib è stata sottoposta a crescenti bombardamenti da quando l’HTS ne ha assunto il pieno controllo, a gennaio. Inoltre, questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano di Assad, da quando l’ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, Baghouz, è stata liberata, il 23 marzo. Già il 7 ottobre 2018, il presidente siriano Assad aveva dichiarato che l’accordo russo-turco era “temporaneo” e che nonostante sia stato funzionale ad evitare spargimenti di sangue, il fine ultimo del suo governo rimaneva quello di ripristinare il controllo su tutta la Siria. In totale, la guerra civile nel Paese ha causato la morte di oltre 370.000 persone e ha creato milioni di sfollati da quando è iniziata, con una sanguinosa repressione delle proteste anti-governative, nel 2011. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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