L’Ucraina abbandona l’accordo sulla non divulgazione dei segreti sovietici

Pubblicato il 26 aprile 2019 alle 8:48 in Russia Ucraina

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Il Governo dell’Ucraina ha preso la decisione di uscire dall’accordo sulla non divulgazione delle informazioni segrete sulle invenzioni sovietiche. A poche settimane dall’insediamento del nuovo presidente, Volodymyr Zelenskij, la decisione del premier Groysman rispetta una delle promesse della campagna elettorale del presidente uscente Petro Poroshenko. Zelenskij ha sconfitto al ballottaggio di domenica 21 aprile Poroshenko con il 73,22% dei voti contro il 24,9%.

Il documento sulla non divulgazione di informazioni segrete sulla tecnologia sovietica era stato firmato il 4 giugno 1999 da Ucraina, Federazione russa, Bielorussia, Armenia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan e Uzbekistan su iniziativa dei presidenti russo e ucraino dell’epoca Boris El’cin e Leonid Kuchma. 

Le dieci repubbliche ex-sovietiche avevano aderito all’obbligo di “garantire il regime di segretezza delle informazioni in loro possesso sulle invenzioni e le tecnologie segrete create nell’ex URSS” prima dello scioglimento dell’Unione, stabilito l’8 dicembre 1991 e formalizzato il successivo 31 dicembre. 

Il presidente ucraino Petro Poroshenko, in precedenza,  aveva assegnato al Consiglio dei Ministri il compito di comunicare la procedura di uscita dell’Ucraina da tutti gli organi fondatori della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), l’organizzazione che riunisce i paesi nati dallo scioglimento dell’Unione Sovietica. 

Poroshenko aveva inoltre dichiarato che Kiev avrebbe analizzato attentamente tutti gli accordi internazionali firmati come membro della CSI e sarebbe uscita da quelli che avrebbe considerato “anche solo minimamente incompatibili con gli interessi nazionali”.

Poroshenko ha sottolineato inoltre che Kiev non ha mai approvato la carta della CSI e che non intende continuare ad essere membro dell’organizzazione. L’Ucraina ha ripetutamente dichiarato la sua intenzione di ritirarsi dalla CSI e a febbraio 2014 ha rinunciato ad essere rappresentata nei vari organismi dell’organizzazione. 

Ad aprile del 2018, Poroshenko ha incaricato il governo di avviare la procedura di uscita. Allo stesso tempo, Kiev ha ripetutamente affermato che intende mantenere in vigore quegli accordi con i paesi della Comunità degli Stati Indipendenti che considera vantaggiosi per sé: riconoscimento dei titoli di studio, accordo sull’occupazione, diritti transito e altri che riguardano per lo più la sfera sociale.

A maggio del 2018 il presidente ucraino ha firmato un decreto per ritirare i rappresentanti dell’Ucraina da tutti gli organi statutari dell’associazione e ad agosto 2018 è stata chiusa la rappresentanza ucraina presso gli organi della CSI e tutte le comunicazioni passano ora per l’Ambasciata ucraina a Minsk. 

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva osservato che la riluttanza di Kiev a cooperare all’interno della CSI danneggia lo sviluppo dell’economia, la sfera sociale e gli interessi dei cittadini ucraini.    

 

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Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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