Italia-Libia: inviato speciale dell’ONU a Roma, colloqui con Conte e Moavero

Pubblicato il 24 aprile 2019 alle 18:40 in Italia Libia

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Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato a Palazzo Chigi, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé. 

L’inviato ONU ha avuto un colloqui anche con il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. L’arrivo di Salamé a Roma è stato preceduto da un’intervista, in cui il Rappresentante delle Nazioni Unite ha incoraggiato l’Italia e la comunità internazionale a continuare a chiedere che venga negoziato un cessate il fuoco e che si torni al dialogo in Libia. “Occorre un impegno collettivo per porre fine a questo conflitto egoista e inutile. Se invece la situazione dovesse peggiorare in modo significativo, a pagarne le conseguenze, oltre al popolo libico, sarebbero settori e interessi molto più ampi”, ha dichiarato Salamé nell’intervista al Corriere della Sera. Secondo il Rappresentante dell’ONU, la via del dialogo rimane “l’unica possibile per evitare la catastrofe”. 

“È fondamentale che siano rispettate le tregue umanitarie, che siano applicate in modo regolare e duraturo. Questo è il primo passo per arrivare ad un cessate il fuoco, che è al momento la nostra priorità”, ha riferito ancora Salamé al Corriere osservando che la Conferenza nazionale “nel lungo periodo rimane essenziale”. “I suoi preparativi logistici sono ormai completati. Nessun individuo può sovvertire la volontà popolare dei libici. E il popolo libico si è espresso con chiarezza: esige la fine del periodo di transizione, vuole vivere in pace, chiede uno Stato civile retto sulle leggi”, ha dichiarato il Rappresentante speciale.

Durante l’incontro con Moavero, Salamé ha espresso la speranza che la situazione in Libia possa migliorare al più presto. “Mi auguro che le parti in Libia riescano a sedersi al tavolo dei negoziati prima del Ramadan”, ha dichiarato. “La buona notizia è che ci sono state le elezioni amministrative in sette città la settimana scorsa. Quindi c’è sempre una speranza per chi è disposto a vederla”, ha aggiunto. Da parte sua, il ministro Moavero ha rivelato di aver scritto alla Commissione Europea per chiedere supporto “nel caso si dovessero verificare flussi consistenti e improvvisi di migranti dalla Libia”. Tali casi di emergenza sono regolati dal diritto europeo, secondo quanto riferisce il ministro. “Ho scritto al primo vice presidente della Commissione europea, Timmermans, e al commissario per le migrazioni, Avramopoulos, per chiedere che si predispongano tutti gli atti necessari, qualora si verificassero questi flussi anormali, di cui parla il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che prevede si possano prendere misure». Infine, sia i rappresentati italiani sia Salamè hanno condiviso la speranza che vede un’azione europea a guida italo-francese per riportare la stabilità in Libia. 

L’ultima azione militare dell’assedio contro Tripoli, intanto, è stata il respingimento delle truppe di Haftar oltre el-Azizia a 60 km dal centro della città. Tale situazione rappresenta una battuta d’arresto per i piani di conquista dell’uomo forte di Tobruk, a seguito dell’offensiva lanciata il 4 aprile. Tuttavia, la situazione al fronte rimane instabile e non si hanno certezze sull’esito degli scontri. Entrambe le parti hanno guadagnato e perso territorio nel giro di pochi giorni e persino di poche ore. Se fosse negoziato un cessate il fuoco, in questo momento, come richiesto dall’ONU, l’LNA avrebbe comunque guadagnato una considerevole quantità di territorio.

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e con sede a Tripoli. Questo è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ad oggi, i combattimenti a Tripoli hanno causato la morte di almeno 272 persone e il ferimento di 1228, secondo le cifre aggiornate dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono almeno 21 civili e numerosi operatori sanitari. Il numero di feriti di aggira intorno ai 13.000 e gli sfollati interni sono ormai 32.000.

 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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