Arabia Saudita: arrestati 13 sospetti militanti dell’ISIS

Pubblicato il 23 aprile 2019 alle 18:43 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Le autorità dell’Arabia Saudita hanno arrestato 13 persone per accuse collegate allo sventato attacco terroristico organizzato da alcuni militanti dell’ISIS contro una base dei servizi di sicurezza sauditi, nella città di Zulfi, a nord-ovest di Riad. 

Gli arresti sono avvenuti all’alba, a seguito di un raid mirato, secondo quanto ha riferito un portavoce delle forze di sicurezza del Regno. Tutti i 13 individui che sono stati presi in custodia sono cittadini sauditi. Il gruppo terroristico dello Stato Islamico aveva rivendicato, lunedì 22 aprile, l’attacco in Arabia Saudita. L’organizzazione jihadista ha pubblicato, attraverso il suo braccio propagandistico, Amaq, un annuncio in cui specificava che “l’attentato alla base dei servizi di sicurezza sauditi posti nella città di Zulfi, a nord-ovest di Riad, è stato effettuato da combattenti del gruppo dello Stato islamico”. Nel comunicato non si riferiscono, tuttavia, ulteriori dettagli.

Citando un portavoce dei servizi di sicurezza statali, la Saudi Press Agency ha riferito che nel tentato assalto sono morti 4 uomini e altri 3 sono rimasti feriti. Tra le vittime, tuttavia, ci sarebbero soltanto i miliziani che hanno tentato di portare a termine l’attacco. È stata avviata un’inchiesta per identificare gli assalitori e il tipo di “materiale esplosivo” in loro possesso. Secondo il quotidiano Asharq al-Awsat, con sede a Londra, gli aggressori avrebbero spinto il loro veicolo contro la barriera di sicurezza per cercare di entrare nella base. Due uomini armati sarebbero poi usciti dall’auto e avrebbero aperto il fuoco, scatenando una sparatoria con la polizia. I primi due aggressori sarebbero morti nello scontro a fuoco, un terzo mentre cercava di fuggire e un quarto dopo aver attivato la sua cintura esplosiva. I 3 uomini feriti sarebbero invece agenti di polizia.

L’organizzazione dello Stato Islamico ha sconvolto la stabilità di vaste aree dell’Iraq e della Siria a partire dal 2014, quando si è autoproclamato un “califfato” e ha cominciato a comandare sulla regione con un pugno di ferro. Il gruppo, tuttavia, ha perso la presa territoriale sull’Iraq alla fine del 2017, mentre l’ultima roccaforte in Siria è stata abbattuta nel marzo del 2018 dalla coalizione di forze sostenuta dagli Stati Uniti. I comandanti della coalizione a guida americana hanno comunque avvertito ripetutamente che la perdita dell’ultimo pezzo di territorio in mano ai jihadisti non avrebbe significato la loro completa eliminazione come forza combattente. 

L’ISIS e al-Qaeda hanno criticato per anni la leadership del Regno saudita, per via delle sue alleanze con numerosi Paesi occidentali tra cui, in primis, gli Stati Uniti. Secondo lo Stato Islamico, Riad avrebbe anteposto gli interessi dei suoi alleati a quelli dei fratelli islamici. I governanti dell’Arabia Saudita sono considerati dai militanti dell’ISIS dei traditori, anche per via dell’adesione a due diverse interpretazioni dell’Islam. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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