Isis rivendica fallito attentato terroristico in Arabia Saudita

Pubblicato il 22 aprile 2019 alle 10:39 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Il gruppo terroristico dello Stato Islamico ha rivendicato, lunedì 22 aprile, l’attacco compiuto domenica in Arabia Saudita contro una base dei servizi di sicurezza. L’organizzazione ha pubblicato, attraverso il suo braccio propagandistico, Amaq, un annuncio in cui specificava che “l’attentato alla base dei servizi di sicurezza sauditi posti nella città di Zulfi, a nord-ovest di Riad, è stato effettuato da combattenti del gruppo dello Stato islamico”. Nel comunicato non si leggono, tuttavia, ulteriori dettagli.

Citando un portavoce dei servizi di sicurezza statali, la Saudi Press Agency ha riferito che 4 uomini sono morti mentre altri 3 sono rimasti feriti. Tra le vittime, tuttavia, ci sarebbero soltanto i miliziani che hanno tentato di portare a termine l’attacco. È stata avviata un’inchiesta per identificare gli assalitori e il tipo di “materiale esplosivo” in loro possesso. Secondo il quotidiano Asharq al-Awsat, con sede a Londra, gli aggressori avrebbero spinto il loro veicolo contro la barriera di sicurezza per cercare di entrare nella base. Due uomini armati sarebbero poi usciti dall’auto e avrebbero aperto il fuoco, scatenando una sparatoria con la polizia. I primi due aggressori sarebbero morti nello scontro a fuoco, un terzo mentre cercava di fuggire e un quarto dopo aver attivato la sua cintura esplosiva. I 3 uomini feriti sarebbero invece agenti di polizia.

Nella stessa giornata di lunedì 22 aprile, le autorità saudite hanno arrestato 13 individuiaccusati di pianificare nuovi attentati nel regno. L’Arabia Saudita è stata colpita da numerosi attacchi jihadisti negli ultimi anni, perpetrati soprattutto da miliziani di Al-Qaeda e dell’Isis contro le forze di sicurezza statali. Il leader del sedicente Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, ha ordinato diversi attentati contro l’Arabia Saudita in risposta alla sua partecipazione alla coalizione che ha combattuto, sotto la guida degli Stati Uniti, contro i militanti islamici presenti in Siria e in Iraq dal 2014. Gli attacchi dei terroristi dell’Isis hanno colpito nel regno anche membri della comunità sciita, considerati eretici. Il 7 aprile, due uomini armati di esplosivo sono stati uccisi e altri due sono stati arrestati mentre attaccavano un posto di blocco in una regione dell’Arabia Saudita orientale, abitata prevalentemente da sciiti, che per anni hanno portato avanti richieste di uguaglianza e di maggiori diritti civili.

L’organizzazione dello Stato Islamico ha travolto vaste aree dell’Iraq e della Siria a partire dal 2014, quando si è autoproclamato un “califfato” e ha cominciato a comandare sulla regione con un pugno di ferro. Il gruppo, tuttavia, ha perso la presa territoriale sull’Iraq alla fine del 2017, mentre l’ultima roccaforte in Siria è stata abbattuta il mese scorso dalla coalizione di forze sostenuta dagli Stati Uniti.L’intervento militare a guida statunitense si è basato su attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico nonché sulla fornitura di assistenza militare al governo iracheno, oltre al supporto all’operazione curda. Gli Stati Uniti hanno altresì attaccato il Fronte al-Nusra in Siria, in particolare la sua cellula chiamata gruppo Khorasan.I comandanti della coalizione hanno comunque avvertito ripetutamente che la perdita dell’ultimo pezzo di territorio in mano ai jihadisti non avrebbe significato la loro completa eliminazione come forza combattente.

Gli analisti sostengono che continuare le operazioni di ricerca e distruzione delle restanti cellule terroristiche è necessario per impedire loro di riorganizzarsi. I membri dell’Isis sopravvissuti continuano ad agire sotto copertura e ad effettuare sporadici attacchi a sorpresa, specialmente in Iraq e in Siria. La scorsa settimana, i jihadisti dello Stato Islamico hanno ucciso 35 combattenti pro-Damasco in Siria, durante quella che è stata definita l’operazione più letale dalla caduta del “califfato”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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