Sondaggio: la maggior parte dei russi ammira Stalin

Pubblicato il 21 aprile 2019 alle 6:10 in Russia

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La maggioranza dei russi prova ammirazione e rispetto verso Stalin e considera il suo ruolo positivo per la storia della Russia. Secondo un sondaggio condotto dall’organizzazione no-profit Levada Center, i consensi verso il leader sovietico non sono mai stati tanto alti quanto quest’anno.

Stando ai dati del sondaggio, il 52% dei russi prova ammirazione e rispetto per Stalin; a differenza del 26% di loro a cui è del tutto indifferente. Infine, solo al 14% dei russi Stalin evoca paura o disgusto.

A considerare il ruolo di Stalin positivo nella storia della Russia è dunque circa il 70% dei russi. Solo il 19% degli intervistati lo giudica negativamente. Mentre per l’11% è difficile rispondere a questa domanda.

Il centro demoscopico Levada ha osservato che quest’anno l’approccio positivo della popolazione russa verso Stalin ha raggiunto un record mai registrato prima. Se nei primi anni 2000, infatti, il rapporto tra affermazioni positive e negative su Stalin era approssimativamente uguale, tra il 2008 e il 2014 ha cominciato ad emergere un atteggiamento piuttosto neutrale nei confronti del leader sovietico. È a partire dal 2015, invece, che i pareri positivi sono iniziati ad aumentare. A restare indifferenti verso la figura di Stalin sono i giovani tra i 18 e i 24 anni.

Succeduto a Lenin nella guida della Russia comunista, dopo aver distrutto con il terrore tutte le opposizioni si impose quale capo assoluto del paese, della cui potenza industriale e militare gettò le basi. Sconfisse la Germania nazista e creò un impero nell’Est europeo, facendo dell’Unione Sovietica una superpotenza.

Josif Vissarionovič Džugašvili, noto col suo pseudonimo Stalin, che significa «uomo d’acciaio», nacque a Gori, in Georgia, nel 1879 in una famiglia povera. Fatti gli studi in seminario a Tiflis, diventò marxista. Nel 1898 aderì al Partito operaio socialdemocratico russo, quindi nel 1903 alla corrente bolscevica creata da Lenin. Fu più volte arrestato e deportato in Siberia, dalla quale venne liberato nel 1917 dopo il crollo dello zarismo. Giunti i bolscevichi al potere nell’ottobre 1917, Stalin fece parte del governo come commissario alle nazionalità fino al 1923.

Tra il 1929 e il 1939 Stalin trasformò profondamente la società sovietica. L’economia fu pianificata e furono lanciati i piani quinquennali. Le terre vennero collettivizzate, l’opposizione dei contadini stroncata con grande violenza, l’industrializzazione avviata su vasta scala. L’intera società si trovò sottoposta al dominio del partito comunista e della polizia. Contro gli oppositori supposti o reali furono scatenate ondate di terrore, con ‘purghe’ che portarono alla deportazione o alla morte di parte dei vertici dello stesso partito, di tecnici, capi militari, intellettuali e uomini comuni. Milioni di deportati nei gulag furono utilizzati come forza lavoro servile.

Nel corso degli anni Trenta Stalin cercò un’intesa con la Gran Bretagna e la Francia contro la Germania nazista, ma nell’agosto del 1939 – di fronte alla riluttanza di quelle – strinse un patto con i nazisti, che però non impedì a questi ultimi, sconfitta la Francia nel 1940, di aggredire l’Unione Sovietica nel giugno 1941. Dopo iniziali gravissime sconfitte, l’Armata rossa, vinta la battaglia di Stalingrado, passò al contrattacco arrivando a Berlino nel 1945.

Tra il 1945 e il 1948 Stalin estese la dominazione sovietica nell’Europa dell’Est. Il suo trionfo gli fece acquisire un potere enorme. Morì a Mosca nel 1953 al culmine della sua potenza, osannato dai comunisti di tutto il mondo, ma nel 1956 il leader sovietico Nikita S. Chruščëv ne demolì il mito denunciandone i crimini al 20° Congresso del partito comunista e dando inizio a quella che è stata definita la destalinizzazione.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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