Yemen: coalizione a guida saudita colpisce magazzino di droni Houthi

Pubblicato il 20 aprile 2019 alle 16:28 in Medio Oriente Yemen

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Aerei della coalizione a guida saudita hanno preso d’assalto un campo utilizzato per l’immagazzinaggio di droni Houthi in prossimità del palazzo presidenziale yemenita, sabato 20 aprile, nella capitale del Paese.

“La coalizione ha organizzato un’operazione militare selettiva per distruggere un bersaglio militare legale”, ha reso noto la coalizione a guida saudita, sabato 20 aprile, tramite un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa statale saudita, la Saudi News Agency (SPA). La formazione militare ha spiegato che i suoi aerei hanno condotto raid mirati contro un rifugio sotterraneo usato dai ribelli Houthi per immagazzinare droni in un campo situato in prossimità del complesso presidenziale, che è attualmente controllato dagli Houthi.

La coalizione a guida saudita sostiene il governo di Abd-Rabbu Mansour Hadi, il quale è stato spodestato e cacciato da Sanaa per opera dei ribelli Houthi il 20 gennaio 2015.

L’ultimo attacco aereo della coalizione araba a guida saudita aveva colpito una serie di obiettivi dei ribelli Houthi, sempre nella capitale Sanaa, il 9 e il 10 aprile. Tali raid avevano preso di mira, in quell’occasione, un impianto di produzione di droni e un sito in cui erano presenti piattaforme per il lancio di missili. Se nella seconda giornata non erano state segnalate vittime o danni ulteriori, l’attacco avvenuto il giorno precedente aveva causato la morte di almeno 13 persone, inclusi 7 bambini che si trovavano in classe, nel complesso scolastico di una zona residenziale della capitale. Secondo un portavoce del fronte, i raid fanno parte di una serie di operazioni militari che mirano a distruggere la rete dei ribelli Houthi, che integra capacità logistiche e strutture fisiche.

Non è la prima volta che un offensiva aerea del gruppo di Paesi capeggiati dall’Arabia Saudita colpiscono obiettivi civili. In passato alcuni raid hanno distrutto ospedali e scuole e hanno preso di mira eventi come matrimoni e funerali. Proprio a causa delle violenze continue che hanno caratterizzato questo conflitto, il 4 aprile, il Congresso statunitense ha votato a favore della sospensione del supporto militare americano in Yemen

Il conflitto in Yemen è scoppiato a marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi controllano la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen, fin dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati. In totale, dal 2015, più di 13.000 persone sono morte a causa del conflitto, secondo le stime dell’ONU. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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