Siria: Isis attacca esercito e alleati, almeno 15 morti

Pubblicato il 20 aprile 2019 alle 10:06 in Medio Oriente Siria

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Lo Stato Islamico ha attaccato le forze governative del Paese e le milizie a esse alleate nella Siria centrale, uccidendo 35 soldati in due giorni.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organismo di monitoraggio con base nel Regno Unito, ha reso noto che gli attacchi condotti dall’Isis, nelle giornate di giovedì 18 e venerdì 19 aprile, hanno incluso aggressioni e incursioni in numerose zone della Siria centrale, e costituiscono la più grande operazione militare del gruppo terroristico da quando i jihadisti hanno perso il controllo di Baghouz. L’attacco più imponente è avvenuto nell’area di al-Koum, a nord dell’antica città di Palmyra, situata nel deserto; qui, secondo l’Osservatorio Siriano, i militanti islamici hanno ucciso 15 persone tra soldati appartenenti alle forze governative, fedeli al governo di Damasco del presidente Bashar al-Assad, e unità alleate.

Lo Stato Islamico ha annunciato l’offensiva tramite la sua agenzia di stampa, Amaq, nella giornata di venerdì 19 aprile. Nel messaggio divulgato da Amaq si legge che l’Isis ha ucciso 20 soldati siriani, ferendone altri, nella regione di al-Sukhna, situata tra le città di Palmyra e Deir al-Zor, nel quadro di un’imboscata e vari scontri armati. Le agenzie di stampa nazionali siriane non hanno tuttavia ancora confermato né la notizia degli scontri né il bilancio delle vittime all’interno delle forze di Damasco.

Le milizie curde delle Syrian Democratic Forces, spalleggiate dalle forze americane, avevano ufficialmente riconquistato Baghouz, l’ultima enclave in mano ai militanti dell’Isis nell’est della Siria, sabato 23 marzo, ponendo fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Pochi giorni prima della sconfitta definitiva, e più precisamente martedì 19 marzo, in prossimità dell’enclave, erano stati catturati 157 jihadisti, per la maggior parte foreign fighter.

La liberazione di Baghouz costituisce un evento decisivo nella lotta contro i terroristi, i quali, tuttavia, secondo noti ufficiali occidentali, continueranno a porre una grave minaccia. In tal senso, il 18 marzo, i jihadisti avevano rilasciato una registrazione audio in cui uno dei loro portavoce, Abi al-Hassan al-Muhajer, riferiva che il gruppo, nonostante la sconfitta militare, sarebbe rimasto forte. Alcuni militanti islamici sono ancora operativi nelle regioni più impervie e desertiche della Siria centrale, altri si sono rifugiati in alcune città irachene, da dove organizzano rapimenti e aggressioni saltuarie. Gli Stati Uniti reputano che il leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, il quale aveva proclamato l’inizio del califfato islamico a Mosul nel 2014, si trovi attualmente in Iraq.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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