Libia: proteste a Tripoli dopo telefonata tra Trump e Haftar

Pubblicato il 20 aprile 2019 alle 11:36 in Libia USA e Canada

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Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Tripoli, venerdì 19 aprile, dopo la notizia dell’ipotetica inversione di rotta del presidente americano, Donald Trump, il quale ha lodato il generale Khalifa Haftar, uomo forte di Tobruk, per la sua lotta contro “il terrorismo” e per mettere in sicurezza le risorse petrolifere della Libia.

Erano almeno duemila i cittadini tripolini che, nella giornata di venerdì 19 aprile, hanno preso parte alle proteste tenutesi nella Piazza dei Martiri di Tripoli, capitale del governo riconosciuto internazionalmente e dalle Nazioni Unite. Motivo della manifestazione è non solo l’avanzata del generale Haftar, che guida l’Esercito Nazionale Libico (LNA), alla volta di Tripoli, ma anche il repentino cambiamento strategico attuato da Washington, che aveva in un primo momento condannato la campagna militare di Haftar. La folla ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché fermi l’aggressione militare avviata dalle forze di Haftar.

Secondo quanto reso noto dalla Casa Bianca, lunedì 15 aprile, Trump e Haftar hanno avuto una conversazione telefonica volta a “discutere gli attuali sforzi di lotta al terrorismo per raggiungere la pace e la stabilità in Libia”. In tale telefonata, Trump ha “riconosciuto il ruolo significativo del feldmaresciallo Haftar” tanto nella lotta contro il terrorismo quanto nelle operazioni atte a mettere in sicurezza le risorse petrolifere del Paese nordafricano, e i due hanno poi discusso una “prospettiva condivisa” per permettere una transizione che porti la Libia a un “sistema politico stabile e democratico”. Non è chiaro il motivo per cui la Casa Bianca abbia atteso quattro giorni prima di rilasciare tale comunicato. L’inviato di Al-Jazeera a Tripoli, Mahmoud Abdelwahed, ha riferito che la notizia del dialogo amichevole tra il leader statunitense e il generale di Tobruk ha causato una reazione di ira e malcontento nella popolazione tripolina, la quale ha considerato la telefonata tra i due come una improvvisa dimostrazione del sostegno americano all’offensiva di Haftar.

La telefonata di Trump ha sorpreso anche la comunità internazionale, in quanto in precedenza, sempre nel mese di aprile, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva al contrario richiesto un immediato alt dell’offensiva di Haftar. Inoltre, anche il Dipartimento di Stato americano, all’inizio della settimana, aveva rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva a Haftar di fermarsi e bloccare l’offensiva militare, e gli Stati Uniti hanno finora lavorato di concerto con l’Onu per tentare di mediare una tregua nel Paese. Non è ancora chiaro se la recente espressione di solidarietà di Trump rappresenti una decisione a titolo personale, in contrasto con la linea politica del Paese, o piuttosto un vero e proprio cambio di rotta da parte di Washington.

L’annuncio della Casa Bianca è stato dato all’indomani della decisione americana e russa di non appoggiare una risoluzione britannica in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per un nuovo cessate-il-fuoco in Libia. Mosca ha rifiutato incolpando Haftar delle recenti violenze, Washington non ha motivato ufficialmente la sua scelta.

Sempre venerdì 19 aprile, l’Agenzia per i Rifugiati dell’Onu ha reso noto di aver evacuato 163 rifugiati e migranti dalla Libia verso il vicino Niger; nonostante ciò, l’organo internazionale si è detto allarmato per i restanti oltre 3.000 individui, per lo più di origine africana e tra cui donne e bambini, ancora intrappolati nei centri di accoglienza in zone calde della Libia, suscettibili di essere prese di mira dall’offensiva di Haftar e del suo esercito.

I combattimenti a Tripoli tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA), di Khalifa Haftar, e le truppe del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da al-Serraj, hanno causato la morte di almeno 213 persone e il ferimento di oltre mille, secondo le cifre fornite, venerdì 19 aprile, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Oltre a ciò, le violenze hanno costretto 25.000 individui a fuggire dalle loro case, secondo le recenti stime fornite dalle Nazioni Unite. 

Attualmente, nel Paese nord-africano, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. L’offensiva rappresenta una battuta d’arresto per le Nazioni Unite e per i Paesi occidentali, che hanno cercato di mediare tra Serraj e Haftar, e che si erano incontrati ad Abu Dhabi il mese scorso, per discutere di un accordo di condivisione del potere tra i due leader.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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