Repubblica Democratica del Congo: primo attacco rivendicato dall’Isis

Pubblicato il 19 aprile 2019 alle 13:46 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Lo Stato Islamico ha rivendicato per la prima volta un attacco nella Repubblica Democratica Congo, giovedì 18 aprile, dopo che due soldati e un civile sono stati uccisi durante una sparatoria in quella che è stata chiamata la “Provincia centroafricana del Califfato”. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, una fonte interna alla missione di peacekeeping statunitense ha rivelato che gli scontri sono avvenuti martedì 16 aprile a Bovata, vicino alla città di Beni. L’area è al momento colpita sia dalle milizie islamiche sia da una devastante epidemia di Ebola.

Non è stato ancora possibile verificare la veridicità della rivendicazione, fatta attraverso l’agenzia di stampa dello Stato Islamico Amaq. Nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo operano diverse milizie e gruppi criminali. La fonte ONU sul luogo ha riferito che, secondo le indiscrezioni di alcuni testimoni oculari, l’attacco sarebbe stato causato da un’organizzazione islamista nota come “Forze democratiche alleate” (ADF), affiliata allo Stato islamico.

Un rapporto del Gruppo di Ricerca sulla Rep. Dem. del Congo della New York University e della Bridgeway Foundation, pubblicato nel novembre 2018, aveva sostenuto che l’ADF avesse ricevuto un’ingente quantità di denaro da un finanziere collegato allo Stato islamico e aveva ipotizzato un legame tra i ribelli del Congo e gli altri jihadisti africani. Le autorità congolesi hanno altresì accusato l’ADF di una serie di massacri nell’est del Paese negli ultimi due anni, senza tuttavia produrre mai alcuna prova della loro effettiva responsabilità.

L’ADF, fondato nell’Ovest dell’Uganda nel 1994 sotto la leadership di Jamil Mukulu, un cristiano convertito all’Islam, è fuoriuscito dal Paese africano, approdando alla vicina Repubblica Democratica del Congo, nella regione do North Kivu. Negli anni, il gruppo è stato accusato di essersi servito di bambini soldato, di aver ucciso centinaia di civili e di aver eliminato 15 peacekeeper della Tanzania, morti in un attacco nel dicembre 2017.  Nel corso di novembre, almeno 47 morti sono state attribuite all’ADF, tra cui quella di 7 peacekeepre dell’Onu.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3.000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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