Israele-Palestina: nuovo attacco a Gaza

Pubblicato il 19 aprile 2019 alle 17:29 in Israele Palestina

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L’esercito israeliano ha attaccato alcune postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza con carri armati e aerei, nella giornata di venerdì 19 aprile.

La notizia è stata riferita dal quotidiano The New Arab, che cita fonti della sicurezza palestinese. Queste hanno dichiarato che il fuoco israeliano ha colpito le postazioni di osservazione militare di Hamas, in tre luoghi diversi, lungo la frontiera tra Israele e Gaza. L’esercito israeliano ha ammesso di aver effettuato gli attacchi, in una dichiarazione, rilasciata nel pomeriggio del 19 aprile. Le autorità militari dello Stato Ebraico hanno aggiunto che l’assalto ha avuto luogo dopo che, dalla Striscia, sono stati sparati alcuni colpi contro le truppe che si trovano sul lato israeliano del confine. Al momento, non sono disponibili informazioni su eventuali vittime israeliane o palestinesi. 

Il nuovo attacco a Gaza fa temere per una ulteriore escalation, che si era già verificata nel mese di Marzo. Le violenze avevano cominciato ad intensificarsi lunedì 25 marzo, quando il lancio di un razzo a lunga distanza contro un’abitazione a nord di Tel Aviv, aveva ferito 7 civili israeliani. Era dal 2014 che una zona così a nord di Israele non veniva colpita da un razzo proveniente dalla Striscia di Gaza. Citando gli attacchi missilistici palestinesi, Israele aveva dichiarato che si riservava il diritto di colpire di nuovo e di tenere le proprie truppe e i propri carri armati radunati alla frontiera di Gaza. A seguito di una tregua negoziata dall’Egitto, martedì 26 marzo, la situazione al confine è rimasta tesa, ma priva di violenze. Tuttavia, nella notte tra il 26 e il 27 marzo, due razzi lanciati da Gaza hanno innescato le sirene sul lato israeliano del confine; in risposta, l’esercito israeliano ha colpito diversi obiettivi, tra cui un complesso militare e una fabbrica di produzione di armi, appartenente al gruppo militante di Hamas, che governa sull’enclave palestinese di Gaza a seguito delle elezioni del 2006. L’escalation è coincisa con l’anniversario dell’inizio della Marcia del Ritorno. Durante le manifestazioni per tale celebrazione, tre ragazzi di 17 anni sono morti, nella giornata di sabato 30 marzo, e un uomo è stato ucciso durante la protesta principale, tenutasi domenica 31 marzo. Altri 316 manifestanti sono stati feriti durante quel fine-settimana di proteste. 

La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano protrarsi fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. In totale, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute palestinese, ammontano a circa 200 i palestinesi uccisi a Gaza per mano delle unità israeliane dall’inizio delle proteste, a fronte di un soldato israeliano ucciso da un cecchino palestinese.

Israele aveva ritirato truppe e coloni dall’enclave nel 2005, ma continua a mantenere uno stretto controllo delle sue frontiere terrestri e marittime, citando preoccupazioni per la sicurezza. Anche l’Egitto, sulla stessa linea, limita i movimenti dentro e fuori Gaza dai suoi confini. Sulla Striscia di Gaza è in vigore da circa 11 anni un embargo che ha portato i due terzi della popolazione a vivere in base agli aiuti che riescono a entrare nell’area, dove ci sono solo 4 ore di elettricità al giorno. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano è responsabile per aver provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica il blocco imposto su Gaza, sostenendo che esso è necessario per isolare Hamas, contro il quale ha combattuto tre guerre dal 2008. Oggi, oltre 2 milioni di palestinesi vivono nella Striscia di Gaza, in un’area di 365 km². L’ONU afferma che oltre il 90% dell’acqua non è potabile e che i residenti dell’enclave sopravvivono con meno di 12 ore di elettricità al giorno. Alcuni analisti, citati da The New Arab, evidenziano che tali condizioni di vita disperate e la mancanza di libertà di movimento sono le forze trainanti dietro le proteste degli ultimi anni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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