Egitto: annunciato referendum popolare, l’opposizione critica al-Sisi

Pubblicato il 19 aprile 2019 alle 17:16 in Africa Egitto

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Il referendum popolare confermativo delle riforme costituzionali egiziane, che permetterebbe un importante rafforzamento dei poteri del presidente al-Sisi e dell’esercito, inizierà sabato 20 aprile. Nel frattempo, l’opposizione lancia una delle rare critiche pubbliche all’attuale governo del Paese. 

Un parlamentare dell’opposizione, Ahmed Tantawi, ha pubblicamente criticato il leader egiziano al-Sisi, pochi giorni dopo l’approvazione di una serie di emendamenti costituzionali, proposti e supportati dal presidente egiziano, che gli permetterebbero di rimanere in carica, se rieletto, fino al 2030. Tantawi ha tenuto un discorso durante una sessione parlamentare e ha dichiarato: “Voglio essere molto onesto, rispetto i diritti di quei parlamentari a cui piace il presidente e che sono contenti della sua attività”. “Personalmente, però, non mi piace il presidente, non mi fido di lui e non sono contento del suo lavoro”, ha aggiunto. I partiti politici dell’opposizione egiziana hanno invitato gli elettori a partecipare numerosi al referendum sulle modifiche costituzionali e hanno chiesto a gran voce di votare “No”. L’opposizione ha anche sottolineato le sue difficoltà nel far circolare questo messaggio, poichè gli è stato vietato di appendere cartelloni nelle strade al riguardo e hanno, quindi, potuto utilizzare solo i social network per raggiungere i cittadini. La durata così estesa del referendum, 3 interi giorni, è stata probabilmente pensata per massimizzare l’affluenza. 

Il Parlamento egiziano aveva approvato gli emendamenti costituzionali, il 17 aprile. Tale riforma modificherà alcune caratteristiche del sistema di governo egiziano, tra cui la durata della presidenza, che passa da 4 a 6 anni. L’attuale mandato di al-Sisi scadrà nel 2024 anziché nel 2022. Se verrà rieletto, rimarrà al potere fino al 2030. Questi cambiamenti confermano la tendenza che si è affermata in Egitto dalla rivoluzione del 2011, ovvero il dominio di una leadership basata su una singola personalità che vuole mantenere il potere più a lungo possibile. Le modifiche alla Costituzione approvate il 17 aprile prevedono anche maggiori poteri per il presidente. Il leader egiziano avrà la facoltà di nominare giudici e procuratori generali, mentre l’esercito avrà il potere di approvare la scelta del ministro della Difesa. Gli emendamenti, nello specifico, definiscono l’esercito “guardiano e protettore” dello Stato d’Egitto, della democrazia e della Costituzione. Alcuni critici temono che queste modifiche possano dare ai militari un’eccessiva influenza sulla vita politica del Paese. I sostenitori del presidente, invece, affermano che tali riforme sono necessarie per permettere ad al-Sisi di completare importanti progetti di sviluppo e consistenti riforme economiche.

La televisione di Stato ha riferito, martedì 16 aprile, che la Commissione legislativa del Parlamento aveva approvato gli emendamenti e che i membri della Camera erano pronti per la votazione della riforma. I sostenitori di al-Sisi dominano l’assemblea, composta da 596 membri. Tra le novità, è prevista anche l’istituzione di una seconda camera parlamentare, il Senato, formato da 180 membri. Il presidente disporrebbe, inoltre, di maggiori poteri per quanto riguarda la nomina dei giudici e dei pubblici ministeri. Tali cambiamenti arrivano nonostante il fatto che, nel novembre 2017, al-Sisi aveva giurato di non voler estendere la propria leadership e di non voler intervenire sulla Costituzione. Tuttavia, con le elezioni presidenziali dello scorso marzo, alle quali al-Sisi ha ottenuto il 97% dei voti, i suoi seguaci hanno iniziato a paventare la possibilità di una riforma costituzionale per estendere il suo potere. A loro avviso, tali cambiamenti erano necessari per introdurre riforme economiche utili a stabilizzare il Paese.

I disordini politici del 2011, che hanno portato al rovesciamento del regime di Hosni Mubarak, al potere da 29 anni, hanno messo in ginocchio l’economia dell’Egitto, mettendo in crisi il ramo del turismo, allontanando gli investitori stranieri e riducendo anche la produttività. Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato da subito il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. L’ex capo dell’esercito ha condotto, durante tutto il suo mandato, un’ampia repressione che ha travolto islamisti e oppositori liberali. Almeno 60.000 persone sono state incarcerate, secondo i dati riportati dall’ONG Human Rights Watch. Al-Sisi ha negato di detenere prigionieri politici e i suoi sostenitori sostengono che le misure introdotte sono state necessarie per stabilizzare l’Egitto dopo la rivolta del 2011. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione anche contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Nonostante le denunce avanzate dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, come Amnesty International, l’Egitto continua a godere del supporto di numerosi alleati, sia tra i paesi arabi sia tra quelli occidentali, i quali lo considerano un baluardo contro la militanza islamista, Il presidente americano, Donald Trump, ad esempio, ha definito al-Sisi “una persona fantastica”, mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lodato le sue politiche nel corso di una visita al Cairo nel mese di gennaio. Allo stesso modo, recentemente, durante il viaggio del presidente Emmanuel Macron nel Paese nordafricano, la Francia ha concluso accordi sulle armi con l’Egitto.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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