Tutti contro Haftar: gli appelli di UE, ICC e UN contro le violenze a Tripoli

Pubblicato il 18 aprile 2019 alle 12:13 in Europa Libia

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L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza ha ribadito che la crisi libica non può essere risolta militarmente. Il procuratore della Corte penale internazionale ha invitato al rispetto del diritto internazionale umanitario. Le Nazioni Unite chiedono una tregua per evacuare i civili intrappolati. Tutte le dichiarazioni internazionali che vogliono la fine dell’offensiva di Haftar. 

L’Alto rappresentante dell’Unione, Federica Mogherini, il 17 aprile, ha tenuto un lungo discorso sulla situazione in Libia, di fronte alla sessione plenaria del Parlamento Europeo. Uno dei punti chiave del suo discorso è stato il fatto che è necessario un ritorno al dialogo, attraverso la Conferenza nazionale, affiancata dalla Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL). La Mogherini ha dichiarato che la Conferenza libica rappresenta ancora una possibilità per l’intero Paese e che l’offensiva contro Tripoli è stata, ed è ancora, “un attacco contro la speranza, un attacco contro la prospettiva concreta di raggiungere la pace in Libia”. La diplomatica europea ha poi chiesto che siano aperti, con urgenza, dei corridoi umanitari. Il quotidiano Libya Herald riporta il suo discorso integralmente. Questo si è aperto con una diretta accusa ad Haftar: “la recente escalation in Libia è iniziata proprio nel momento in cui la possibilità di una pace stava diventando reale. L’LNA (Esercito Nazionale Libico), guidato dal generale Haftar, ha attaccato Tripoli proprio nel momento in cui il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres era in visita nel Paese, e proprio alla vigilia della Conferenza nazionale, una conferenza che ha ancora il potenziale di rappresentare un nuovo inizio per la Libia”. 

La Mogherini si è lungamente soffermata sugli sforzi dell’Unione e delle Nazioni Unite per sostenere il dialogo tra le parti nel Paese nord-africano. “Se la guerra andrà avanti, porterà solo a maggiori sofferenze. Se qualcuno continua a ricercare una vittoria militare, perderanno tutti”, ha aggiunto. Si è poi soffermata sulla questione dei migranti intrappolati nel Paese: “permettetemi di sottolineare che non solo la popolazione libica e non solo la regione stanno soffrendo. Anche i rifugiati e i migranti intrappolati nei centri di detenzione sono a rischio. Stiamo lavorando con l’IOM e con l’UNHCR per evacuarli fuori dalla Libia, o per spostarli in luoghi più sicuri, all’interno della Libia”. L’alto rappresentante ha poi dichiarato che, pochi giorni, fa l’Unione, in collaborazione con le Nazioni Unite, ha permesso ad un gruppo di migranti e rifugiati di lasciare la Libia su un volo aereo. “So che alcuni in Europa percepiscono la Libia come una crescente minaccia, per via dei flussi migratori in entrata. Ma prima di tutto il conflitto rappresenta una minaccia per la vita di quei migranti e rifugiati che in Libia sono intrappolati, la cui sopravvivenza è più a rischio di quella di altri”, ha aggiunto poi la diplomatica europea. 

Allo stesso modo, anche il procuratore della Corte Penale Internazionale (ICC), Fatou Bensouda, ha lungamente discusso la situazione e ha invitato tutte le parti al rispetto del diritto internazionale umanitario. In una dichiarazione sulle violenze che si stanno verificando a Tripoli,  rilasciata il 17 aprile, Bensouda ha ricordato che le persone al comando delle forze armate attive in Libia saranno ritenute responsabili dei crimini commessi da loro e dai loro subordinati. “La legge è chiara: dove i comandanti sapevano o avrebbero dovuto sapere che alcuni crimini sono stati commessi, e se questi hanno fallito o non si sono premurati di prendere tutte le misure necessarie e ragionevoli per prevenire o reprimere il verificarsi di questi crimini, questi comandanti possono essere ritenuti individualmente responsabili dal punto di vista penale”, ha dichiarato il procuratore. La ICC ha quindi chiesto che vengano prese tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile presente sul territorio e le infrastrutture civili, comprese scuole, ospedali e centri di detenzione. La Corte Penale Internazionale comunica di aver già aperto un’indagine sull’attuale critica situazione del Paese nord-africano. Bensouda ha quindi assicurato la sua forte determinazione a perseguire tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario. “Non esiterò ad espandere le mie indagini e le potenziali azioni penali per coprire eventuali nuovi casi di crimini che rientrano nella giurisdizione della Corte, nel pieno rispetto del principio di complementarità. Nessuno dubiti della mia determinazione a farlo”, ha affermato. 

Infine, l’ultimo rapporto dell’Office of the Coordination of Humanitarian delle Nazioni Unite (OCHA) chiede una tregua umanitaria temporanea per consentire l’evacuazione delle persone intrappolate nei quartieri meridionali di Tripoli, dove gli scontri sono più violenti e la cui vita è in estremo pericolo. Secondo il documento, il numero di sfollati continua ad aumentare costantemente e non è possibile raggiungere molte delle famiglie che necessitano prima assistenza. Circa 24.400 persone risultano sfollate, dall’inizio dell’assalto a Tripoli del generale Haftar, che è avvenuto il 4 aprile. Solo il 60% delle ulteriori 1.400 richieste di evacuazione, ricevute dalle organizzazioni di soccorso, potrà essere portato a termine, se non verrà istituita una tregua umanitaria. Le Nazioni Unite segnalano inoltre l’insufficiente disponibilità di elettricità, acqua e telecomunicazioni nel Sud della capitale, dove l’offensiva dell’LNA è bloccata da diversi giorni e gli scontri sono estremamente violenti. Anche il rapporto dell’OCHA si sofferma poi sulla questione dei migranti intrappolati a Tripoli. Circa 1.100 rifugiati e migranti, la maggior parte imprigionati nel Gharyan Detention Center (DC), sono ad alto rischio e altri 3.600, detenuti in altre zone alla periferia della capitale, potrebbero trovarsi nella stessa situazione, se il conflitto continuasse. Questi uomini, donne e bambini provengono da numerosi Paesi, da cui scappano per ragioni economiche o a causa di guerre e persecuzioni. La maggior parte di questi sono stati arbitrariamente detenuti dalle autorità libiche a seguito del loro tentativo di raggiungere l’Europa, sfruttati dai trafficanti di esseri umani. Già prima dell’offensiva contro Tripoli, le condizioni di vita di queste persone erano considerate inaccettabili e disumane dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), che ha sempre chiesto soluzioni alternative alla detenzione sistematica dei migranti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 147 persone sono rimaste uccise e 756 ferite, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar contro Tripoli. L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. In tale contesto, si scontrano gli interessi di numerosi attori. Per esempio, il 17 aprile, l’Egitto ha dichiarato di fornire supporto militare ad Haftar. Alcuni funzionari egiziani di alto livello hanno rivelato che Il Cairo ha inviato equipaggiamento militare avanzato all’LNA. Gli oggetti inviati includono occhiali per la visione notturna e sistemi di disturbo anti-aereo. Tuttavia, a causa delle pressioni internazionali, l’Egitto ha preferito non inviare armi “offensive” in Libia. “Il governo egiziano ha offerto sistemi di visione notturna poiché le forze di Haftar sono state costrette ad arretrare durante i contrattacchi avvenuti di notte”, hanno riferito i funzionari. “L’esercito ha posizionato sistemi di disturbo aereo vicino alla costa di Tripoli per ostacolare gli attacchi da parte del Governo di Accordo Nazionale”, hanno aggiunto. Nonostante gli appelli della comunità internazionale, non tutti gli attori di questo terribile conflitto sembrano chiedere la fine delle violenze. Quale sarà il destino del Paese è tutto ancora da decidere. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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