Telefonata tra Conte e Trump sulla Libia

Pubblicato il 18 aprile 2019 alle 15:57 in Italia USA e Canada

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Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nella serata del 17 aprile. Il tema principale affrontato è stato quello della Libia. 

I leader di USA e Italia hanno condiviso le relative preoccupazioni riguardanti l’attuale situazione nel Paese Nord-africano, sopratutto a seguito della recente escalation in atto nella capitale, Tripoli, contro cui il generale Khalifa Haftar, uomo forte di Tobruk, ha lanciato un attacco, il 4 aprile. Conte e Trump hanno discusso l’opportunità di mantenere un filo diretto, per trovare una soluzione comune a tale difficile situazione. Questo prevede nuovi contatti tra i due Paesi, fin dai prossimi giorni. Inoltre, il presidente del Consiglio ha informato Trump sull’esito della missione italiana in Venezuela e entrambi si sono trovati d’accordo sul fatto che è necessario indire, con urgenza, nuove elezioni presidenziali nel Paese Sud-americano, al fine di garantire un effettivo sistema democratico. 

Per quanto riguarda la Libia, la comunità internazionale è preoccupata per i rischi relativi a una crisi umanitaria e per le possibili implicazioni internazionali derivanti dal conflitto. L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. In tale contesto, si scontrano gli interessi di numerosi attori. Per esempio, il 17 aprile, l’Egitto ha dichiarato di fornire supporto militare ad Haftar. Alcuni funzionari egiziani di alto livello hanno rivelato che Il Cairo ha inviato equipaggiamento militare avanzato all’LNA. Gli oggetti inviati includono occhiali per la visione notturna e sistemi di disturbo anti-aereo. Tuttavia, a causa delle pressioni internazionali, l’Egitto ha preferito non inviare armi “offensive” in Libia. 

Il colloquio tra Conte e Trump si inserisce in una serie di equilibri internazionali che si muovono intorno a Tripoli, anche in ambito europeo. Parigi, per esempio, ha stretti legami con il governo di Tobruk, mentre l’Italia sostiene il governo di Serraj. Nonostante le autorità francesi abbiano sempre negato di aver ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli, le accuse a tale riguardo sono state numerose. La Francia ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace, per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

Già il 9 aprile, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, aveva accusato la Francia di intervenire in Libia unicamente per servire i propri interessi. Nel pomeriggio dell’11 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha svolto una informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia. Lo stesso giorno, il ministro dell’Interno, Salvini, ha rilasciato dichiarazioni molto dure sul ruolo francese nel Paese nord-africano e su una possibile reazione italiana. L’agenzia di stampa Reuters ha avuto accesso ad una bozza di un documento europeo, bloccato dalla Francia, in cui si intendeva condannare unanimemente l’assalto su Tripoli del generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk. A tale proposito, è intervenuto Salvini che, in una trasmissione radio, ha dichiarato: “Se ci fossero interessi economici, dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la pace, se fosse vero, non starò a guardare. Anche perché le conseguenze le pagherebbero gli italiani. Se qualcuno per business gioca a fare la guerra, con me ha trovato il ministro sbagliato”. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 147 persone sono rimaste uccise e 756 ferite, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar contro Tripoli. Infine, lultimo rapporto dell’Office of the Coordination of Humanitarian delle Nazioni Unite (OCHA) chiede una tregua umanitaria temporanea per consentire l’evacuazione delle persone intrappolate nei quartieri meridionali di Tripoli, dove gli scontri sono più violenti e la cui vita è in estremo pericolo. Secondo il documento, il numero di sfollati continua ad aumentare costantemente e non è possibile raggiungere molte delle famiglie che necessitano prima assistenza. Circa 24.400 persone risultano sfollate, dall’inizio dell’assalto a Tripoli del generale Haftar, che è avvenuto il 4 aprile. Solo il 60% delle ulteriori 1.400 richieste di evacuazione, ricevute dalle organizzazioni di soccorso, potrà essere portato a termine, se non verrà istituita una tregua umanitaria. Le Nazioni Unite segnalano inoltre l’insufficiente disponibilità di elettricità, acqua e telecomunicazioni nel Sud della capitale, dove l’offensiva dell’LNA è bloccata da diversi giorni e gli scontri sono estremamente violenti.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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