Perù: si suicida l’ex presidente Alan García

Pubblicato il 18 aprile 2019 alle 9:24 in America Latina Perù

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L’ex presidente del Perù, Alan García è morto mercoledì  17 aprile dopo essersi sparato alla testa quando la polizia nazionale era andata ad arrestarlo nell’ambito di indagini sul sistema di tangenti della società di costruzioni brasiliana Odebrecht. 

La morte di García è stata confermata dal presidente del paese, Martín Vizcarra. “Addolorato per la morte dell’ex presidente Alan García. Invio le mie condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari” – ha scritto Vizcarra su Twitter. García non è l’unico ex-presidente peruviano implicato nella trama locale del caso Odebrecht; sono stati indagati anche Alejandro Toledo, Ollanta Humala e Pedro Pablo Kuczynski, quest’ultimo è stato arrestato la scorsa settimana in via cautelativa e anche Humala è stato arrestato ed ha scontato oltre un anno in prigione.

Alle prime ore del mattino di mercoledì 17 aprile, agenti della Divisione investigativa di crimini altamente complessi erano andati a casa dell’ex presidente nel quartiere elegante di Lima, Miraflores, per eseguire il mandato di arresto nei suoi confronti. Da quanto raccontano gli agenti, dopo essere stato informato dell’esecuzione del provvedimento giudiziario dagli agenti e dal pubblico ministero Henry Amenábar, il politico ha affermato che avrebbe dovuto fare una telefonata. García è dunque entrato nella sua stanza, ha chiuso la porta e pochi minuti dopo si è udito uno sparo. La polizia ha forzato la porta e ha trovato l’ex presidente gravemente ferito. I poliziotti hanno trasferito García, 69 anni, ancora vivo all’ospedale Casimiro Ulloa, a pochi metri dalla casa dell’ex presidente. Dopo alcune ore in ospedale e un intervento disperato per salvargli la vita, la morte di García è stata confermata dal presidente Vizcarra alle 10.30 del mattino (ora di Lima, 5:30 ora italiana). 

García, che ha guidato il Perú tra il 1985 e il 1990 e dal 2006 al 2011, è stato indagato per presunte tangenti nella costruzione della metropolitana di Lima, un progetto in cui è coinvolta la società di costruzioni brasiliana Odebrecht, un gigante del settore edile responsabile della più grande trama corruttiva della storia latinoamericana, che coinvolge ormai 17 paesi. L’ordine di detenzione preventiva per Garcia. identico a quello eseguito la scorsa settimana contro l’ex presidente Kuczynski, era stato emesso dalla magistratura su richiesta della squadra speciale per l’indagine del filone peruviano del caso Lava Jato, la tangentopoli brasiliana. L’indagine non coinvolge solo l’ex presidente, ma la sua cerchia più stretta del suo secondo governo. Enrique Cornejo, suo ministro dei trasporti, è stato arrestato mercoledì 17 aprile e nel caso sono coinvolti anche l’ex segretario della Presidenza e ministro della produzione, Luis Nava, così come Miguel Atala Herrera, che era vice presidente dell’azienda petrolifera di stato PetroPerú.

Soprannominato “Cavallo pazzo” per i continui cambiamenti di linea politica quando era al governo era leader del partito APRA, uno dei più antichi del paese latinoamericano. García, durante il suo primo mandato (1985-90), il primo di un presidente di sinistra in Perù, non era riuscito a porre freno alla crisi economica e alla corruzione dilagante che attanagliava il paese, aveva assistito impotente all’auge del terrorismo maoista di Sendero Luminoso, aprendo le porte alla vittoria elettorale di Alberto Fujimori, che due anni dopo avrebbe compiuto il cosiddetto fujigolpe, l’auto-golpe con cui si assicurava poteri autocratici, costringendo García a quasi 9 anni di esilio in Colombia. Tornato in Perù dopo la caduta di Fujimori, aveva perso le elezioni del 2001, ma era stato eletto nel 2006, con una piattaforma dichiaratamente neoliberista che rinnegava le sue politiche stataliste degli anni ’80. Nonostante la crescita economica, il suo secondo mandato era stato marcato da un aumento delle diseguaglianze sociali e della povertà, oltre che dalla diffusa corruzione per cui era indagato ormai da alcuni anni. García riteneva le indagini su di lui una “persecuzione politica” e lo scorso novembre aveva chiesto invano asilo politico al governo dell’Uruguay.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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