Libia: gruppo armato attacca base aerea nel sud del Paese

Pubblicato il 18 aprile 2019 alle 14:27 in Africa Libia

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Un gruppo armato ha attaccato, giovedì 18 aprile, una base aerea situata nel sud della Libia e controllata dal comandante Khalifa Haftar, attualmente impegnato a spostare la gran parte delle sue truppe verso nord per tentare di impadronirsi della capitale, Tripoli. Gli scontri sono avvenuti nella base di Tamanhint, vicino a Sabha, principale città libica a sud del Paese. Si tratta della più importante base aerea conquistata dallesercito di Haftar nelle regioni meridionali, dove diverse tribù armate si contendono il controllo di aree desertiche scarsamente popolate. Le rivelazioni sugli attacchi di giovedì sono state fornite dal sindaco di Sabha, Hamid Rafaa al-Khiyali, e confermate da un ufficiale militare orientale, ma non sono noti ulteriori dettagli, come lidentità dei miliziani.

Loffensiva nel Sud della Libia è stata intrapresa dallesercito nazionale libico (LNA) a inizio gennaio. Il 9 febbraio, 4 raid aerei erano stati condotti in prossimità dell’oleodotto di El Feel come segno di avvertimento per il comandante delle forze rivali di Sabha, Ali Kennah, alleato del governo libico tripolino. L’offensiva aerea aveva danneggiato le infrastrutture dello stabilimento petrolifero e la pista dell’aeroporto, “mettendo le vite dei civili in serio pericolo”, secondo quanto era stato annunciato dal comunicato del governo di Tripoli. Il 5 marzo, le truppe di Haftar si erano spinte ulteriormente a sud, in prossimità del confine con il Ciad e il Niger, raggiungendo la città di Gatrun.Come per altre località conquistate nel corso dei mesi passati, lLNA aveva dichiarato di essere entrata nella città pacificamente, venendo accolta dai residenti. Haftar aveva spiegato che tale espansione nel Sud del Paese mirava a liberare la Libia dalla presenza dei gruppi terroristici e dalle organizzazioni criminali che entrano nel Paese nordafricano dalle regioni meridionali.

Attualmente, il potere politico in Libia è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 147 persone sono rimaste uccise e 614 ferite, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar contro Tripoli. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di mirare specificatamente agli obiettivi civili. Inoltre, circa 18.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case a causa del conflitto, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA). Un “numero significativo” di altre persone ancora risultano bloccate nelle zone interessate dai combattimenti, nella periferia meridionale di Tripoli, dove la situazione rimane “molto tesa”, secondo testimoni locali. Le Nazioni Unite avevano sperato di poter avviare una Conferenza Nazionale, inizialmente prevista tra il 14 e il 16 aprile nella città di Gadames, nella Libia occidentale. In tale circostanza, l’Onu intendeva discutere la via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese, atte a permettere un processo che potesse portare la nazione alla stabilità politica. “La nostra posizione non cambierà”, ha postato su Twitter l’inviato dell’Onu, Ghassan Salame, aggiungendo: “Avete imparato cos’è e avete avuto un assaggio della guerra. Non importa quanto si possa diventare ostinati, non esiste soluzione se non quella politica”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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