Il secondo veto di Trump: gli USA continueranno a partecipare alla guerra in Yemen

Pubblicato il 17 aprile 2019 alle 14:32 in USA e Canada Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha posto il veto contro la risoluzione che prevedeva la fine del sostegno americano alla coalizione guidata dai sauditi nella guerra in Yemen.

Tale decisione è stata formalizzata il 17 aprile e rappresenta la seconda volta che il presidente utilizza il proprio potere di veto, dall’inizio del suo mandato. “Questa risoluzione è un tentativo inutile e pericoloso di indebolire i miei poteri costituzionali, mettendo in pericolo la vita dei cittadini e dei coraggiosi soldati americani, sia oggi che in futuro”, ha riferito Trump in una nota. Un alto funzionario dell’amministrazione ha dichiarato che il presidente americano è stato coinvolto nella stesura e nella redazione della dichiarazione di veto. Secondo la stessa fonte, Trump aveva avvertito i senatori da giorni sul fatto che avrebbe bloccato la risoluzione contro la guerra in Yemen. “Non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno”, ha riferito il funzionario.

Il primo veto di Trump, emesso il 15 marzo, riguardava una risoluzione del Congresso che si opponeva alla dichiarazione dello stato di emergenza, necessario per sbloccare i fondi per la costruzione di un muro al confine con il Messico. Tale progetto rimane una delle più importanti promesse elettorali del presidente. Tuttavia, anche la collaborazione con i sauditi rimane estremamente importante per Trump e il veto del 17 aprile significa che gli Stati Uniti continueranno il loro coinvolgimento nella campagna di bombardamenti, guidata da Riad contro i ribelli Houthi, in Yemen. Il Congresso statunitense aveva votato a favore della sospensione del supporto militare americano nella sanguinosa guerra in Yemen il 4 aprile. Con 247 voti a favore e 175 contro, la Camera dei rappresentanti aveva approvato la risoluzione che imponeva “di rimuovere le forze armate degli Stati Uniti dalle ostilità in, o che riguardano, la Repubblica dello Yemen”. Il testo era stato approvato dal Senato, il mese precedente. Già in tale occasione, Trump aveva avvertito che la sospensione del supporto americano in Yemen avrebbe danneggiato le relazioni bilaterali nella regione, sopratutto quelle con l’Arabia Saudita. L’approvazione di questa misura al Congresso ha rappresentato una pietra miliare nella storia americana, poiché è stata la prima volta che un provvedimento che invocava la Risoluzione dei poteri di guerra del 1973, ha raggiunto la scrivania del presidente.

Nel sostenere questa decisione, i democratici avevano affermato che la partecipazione degli Stati Uniti alla coalizione guidata dai sauditi in Yemen, che avviene principalmente attraverso la fornitura di armi carburante per gli aerei, è incostituzionale senza l’autorizzazione del Congresso. Numerosi legislatori, come il senatore liberale Bernie Sanders, hanno cercato per anni di rivendicare i poteri delle Camere su questioni di guerra e pace. “Oggi il Congresso ha detto: ci stiamo prendendo le nostre responsabilità, non solo per lo Yemen ma anche per il futuro”, aveva dichiarato Sanders, autore principale della risoluzione e candidato alla presidenza per il 2020. “Il presidente dovrà affrontare la realtà, il Congresso non intende più ignorare i suoi obblighi costituzionali in materia di politica estera”, aveva aggiunto il presidente della commissione Affari esteri della Camera, Eliot Engel, in occasione dell’approvazione della risoluzione. Per tale provvedimento, ora annullato dal veto, 16 repubblicani si erano uniti ai democratici, sfidando Trump sullo Yemen. Tra questi c’erano alcuni dei principali alleati di Trump al Congresso, tra cui i conservatori Jim Jordan e Mark Meadows.

Il conflitto in Yemen è scoppiato a marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita. La coalizione a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi hanno controllato la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.