UK: Farage e il Partito Brexit favoriti alle elezioni europee

Pubblicato il 17 aprile 2019 alle 17:51 in Europa UK

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Il Partito Brexit, guidato da Nigel Farage, risulta in testa nei sondaggi sulle elezioni per il Parlamento europeo in Gran Bretagna, con molti più consensi del partito conservatore del Primo Ministro, Theresa May.

I sondaggi di YouGov per il quotidiano The Evening Standard mostrano il Partito Brexit al 27%, con cinque punti percentuali in più dei laburisti, seguiti dai conservatori, al 15 percento e dal Partito dei Verdi, al 10 percento. YouGov ha intervistato 1.855 adulti in tutta la Gran Bretagna, tra il 15 e il 16 aprile. I risultati escludono coloro che hanno dichiarato che non voteranno, di non sapere chi votare o di non voler rispondere. Alle ultime elezioni del 2014, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP), all’epoca guidato da Farage, raccolse il maggior numero di voti nel Paese. I sondaggi riflettono l’attuale situazione caotica che regna nella politica britannica. Nonostante il referendum sulla Brexit abbia dato esito positivo e gli elettori abbiano manifestato la richiesta di uscire dall’Unione Europea, il Parlamento britannico è in una fase di totale stallo e non si riesce a trovare una soluzione per accontentare le forze politiche e il popolo britannico. A tale proposito, il ministro delle Finanze britannico, Philip Hammond, ha dichiarato che un secondo referendum sulla Brexit è sempre più probabile. Secondo il ministro, la proposta verrà nuovamente presentata al Parlamento inglese, prossimamente, nonostante il governo si sia a lungo opposto ad una nuova consultazione a tale riguardo. 

Tali dichiarazioni, riportate dall’agenzia di stampa Reuters, sono state rilasciate venerdì 12 aprile. Hammond ha anche sottolineato che il tempo stringe e che un eventuale nuovo referendum dovrebbe svolgersi prima del 31 ottobre, data ultima per definire i dettagli per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. La possibilità di un nuovo referendum è aumentata a seguito della decisione del Consiglio Europeo di garantire altri 6 mesi a Londra per organizzare l’uscita dall’Unione. La Gran Bretagna avrà quindi tempo fino al 31 ottobre, per prendere una decisione definitiva. Infatti, il rinvio della Brexit potrebbe mettere in dubbio l’intero processo di uscita. Dal punto di vista inglese, il posticipo della scadenza ad ottobre riesce a dare un po’ di respiro al premier britannico, che sta cercando di far approvare al proprio Parlamento nazionale un accordo per la Brexit. Proprio alla luce del recente impasse politico in Gran Bretagna, l’Unione avrebbe preferito un rinvio a lungo termine. Si ritiene, infatti, che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, abbia proposto un’estensione di un anno, che poteva essere ridotta, in caso il Regno Unito avesse ratificato un accordo, in tempi minori. Questa opzione, chiamata “flextension” (da un’unione delle parole inglesi estensione e flessibilità), è stata esclusa a favore di un compromesso a medio termine. La cancelliera tedesca,  Angela Merkel, ha insistito sul fatto che la Gran Bretagna non sarà cacciata fuori dall’Unione e che un’uscita senza accordo deve essere evitata, finchè possibile. 

Secondo il ministro Hammond il governo e laburisti saranno costretti a stringere un accordo, nei prossimi due mesi, per superare l’attuale situazione di stallo. Sebbene questo non faccia che aumentare le possibilità di rivedere la decisione di uscire dall’Unione, è importante sottolineare che l’organizzazione di un nuovo referendum richiederà almeno sei mesi. Di conseguenza, anche la scadenza del 31 ottobre potrebbe non essere rispettata dai rappresentanti inglesi. L’Unione Europea aveva già concesso il rinvio della Brexit, spostando la data dal 29 marzo al 22 maggio. I capi di Stato e i premier europei avevano concesso più tempo al governo britannico in una decisione, presa a porte chiuse, e annunciata il 22 marzo. Da parte sua, la May, aveva chiesto che venisse concesso un rinvio fino al 30 giugno. I rappresentanti dei 27 stati dell’UE avevano, inoltre, discusso, il 28 marzo, le due principali strade possibili per l’uscita della Gran Bretagna: la Brexit no-deal o un rinvio dell’uscita di Londra dall’Unione. “Un vertice straordinario sulla Brexit sembra estremamente probabile. Discuteremo del possibile no-deal e di come portarlo avanti, o potremmo concordare un’altra estensione “, ha riferito un altro diplomatico. Infine, l’UE ha annunciato una serie di misure pensate per alleviare i peggiori sconvolgimenti derivanti dalla Brexit. Tra le misure, due rimangono ancora in sospeso: garantire ai cittadini britannici il diritto di recarsi in Europa senza visto e includere o meno Londra nel bilancio europeo del 2019. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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