Colombia, scontri tra esercito e paramilitari: 600 sfollati

Pubblicato il 17 aprile 2019 alle 6:30 in America Latina Colombia

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Gli scontri tra le autorità colombiane e i cosiddetti gruppi armati organizzati sono stati una costante nel passato recente del paese sudamericano. Il presidente, Iván Duque, ha fatto uno sforzo per moltiplicare la presenza dello Stato nelle regioni rurali, tanto che lunedì 15 aprile il governo ha annunciato di aver visitato l’81% del territorio dall’inizio del mandato, lo scorso agosto. Tuttavia, alcune di queste aree rimangono sotto il controllo di bande criminali, essenzialmente paramilitari dediti al traffico di droga, dissidenti delle FARC e dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN).

Le Nazioni Unite hanno denunciato lo scorso fine settimana che quasi 600 persone provenienti da quattro comunità indigene e contadine sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni e sono state sfollate nel dipartimento di Córdoba, nel nord della Colombia, a causa di uno scontro tra l’esercito e un gruppo armato non identificato. Gli sfollato sono fuggiti verso il centro della comunità di Simbra, che appartiene alla riserva indigena Embera Katío nella provincia di Alto Sinú. Almeno 27 famiglie, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) “hanno sofferto i danni maggiori a causa della vicinanza delle loro abitazioni al luogo in cui si sono verificati i combattimenti”. “Anche le 116 famiglie rimanenti si sono trasferite nel luogo sicuro per paura delle ostilità registrate nell’area e per solidarietà con gli sfollati del villaggio maggiormente colpito” – continua il report dell’agenzia dell’ONU.

Gli sfollamenti nelle comunità rurali di solito generano un grande impatto sociale a causa della mancanza di risorse. In questo caso, l’ONU ha rilevato “mancanza di spazi per ospitare il numero totale di famiglie sfollate”. Inoltre, nel rapporto si afferma che “nell’ambito delle operazioni militari nella zona, una scuola nel distretto di Chocó è stata danneggiata dai forti venti causati dal passaggio di un elicottero delle forze militari”. “Ci sono anche segnalazioni di minacce e possibili violazioni. ai diritti umani” – prosegue il rapporto OCHA.

Tra le necessità più urgenti di queste comunità bisogna includere l’assistenza per possibili casi di malnutrizione infantile, servizi igienico-sanitari e acqua potabile, poiché molte persone “ottengono la loro acqua da una pozza stagnante in cui si abbeverano gli animali”. Mentre si iniziano a improvvisare abitazioni con bastoni e plastica, diversi enti pubblici colombiani cercano di affrontare l’emergenza. I funzionari della Unità di assistenza e di sostegno per le vittime, il Difensore Civico colombiano e i rappresentanti dell’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar (ICBF), che si occupa di welfare, così come i responsabili delle autorità municipali si sono recati sul posto.  Al momento il governo di Bogotà ha stanziato 15 milioni di pesos (circa 5.000 euro) per sfamare le famiglie sfollate.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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