Bombardamenti a Tripoli, Salvini: “l’infiltrazione terroristica dalla Libia è una certezza”

Pubblicato il 17 aprile 2019 alle 10:05 in Italia Libia

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Almeno 4 persone sono state uccise dai bombardamenti a Tripoli, la sera del 16 aprile, mentre la battaglia per la conquista della capitale da parte dell’esercito del generale Haftar continua ad infuriare. Sul tema, il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, lancia l’allarme terrorismo e ribadisce che i porti rimarranno chiusi.

In Libia “stiamo lavorando per la pace, per il cessate il fuoco” ha dichiarato Salvini ad un programma radio, la mattina del 17 aprile. “Voglio essere fiducioso che la ragione torni a prevalere e l’iniziativa militare di Haftar, che ha tentato il blitz, arrivi a conclusione. La guerra non è mai la soluzione al di là dell’arrivo di barconi”, ha aggiunto. Tuttavia, gli scontri non sembrano fermarsi, dopo quasi due settimane dall’inizio dell’assalto del generale Haftar, uomo forte di Tobruk, contro il Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato dal premier Fayez al-Serraj e con sede a Tripoli.

L’Esercito Nazionale libico (LNA) di Haftar è bloccato nella periferia meridionale della capitale, ma i bombardamenti raggiungono il resto della città. Il distretto di Abu Salim è stato colpito, nella sera di martedì 16 aprile, da alcune esplosioni udibili dal centro della città. Inizialmente, l’attacco sembrava aver causato la morte di 2 persone e il ferimento di 8, secondo un testimone locale. Un funzionario ha poi riferito che il numero delle vittime arrivava a 4 e quello dei feriti raggiungeva le 20 persone. Le forze armate di Tripoli hanno accusato l’LNA di lanciare offensive mortali in aree residenziali, ma l’LNA ha dichiarato che non aveva nulla a che fare con il bombardamento, accusando invece un altro gruppo, basato a Tripoli.

Proprio per discutere di tale grave situazione, il governo italiano ha incontrato il vice presidente del Consiglio presidenziale libico di Tripoli, Ahmed Maitig, il 15 aprile. Durante il meeting bilaterale, il premier italiano, Giuseppe Conte, ha sottolineato la necessità che l’esercito del generale Haftar si ritiri. Inoltre, il primo ministro ha esortato tutte le parti coinvolte nell’escalation delle violenze in Libia a negoziare un rapido cessate-il-fuoco e una conseguente tregua umanitaria. L’incontro è avvenuto lo stesso giorno di un’altra importante visita di Stato, sempre sul tema. Il ministro degli Esteri del Qatar, lo Sceicco Mohammed al Thani, ha infatti invocato l’imposizione di un embargo sugli armamenti contro il generale Haftar. Tali dichiarazioni sono state rilasciate mentre al Thani si trovava anch’egli in Italia, dove si era recato per discutere i recenti sviluppi libici sempre con Conte e con il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi.

Anche Salvini ha incontrato il rappresentante libico, Ahmed Maitig, e ha espresso i suoi migliori auguri per una soluzione politica che porti la pace a Tripoli. Tuttavia, il ministro dell’Interno italiano ha poi sottolineato che il caos in Libia non fa che aumentare il rischio infiltrazioni terroristiche sulle barche dei migranti dirette in Italia. Salvini ha poi ribadito che i porti resteranno chiusi. “L’infiltrazione terroristica islamica non è più un rischio, è diventata una certezza: è quindi mio dovere ribadire che non sarà consentito l’attracco sulle coste italiane”, ha dichiarato in un’intervista radiofonica. Tuttavia, Conte e Salvini hanno sottolineato l’Italia farà di tutto per risolvere la crisi creata da Haftar. “Siamo molto preoccupati”, ha dichiarato Conte, “abbiamo sempre lavorato e continueremo a lavorare per scongiurare una crisi umanitaria che può esporre il nostro Paese al rischio dell’arrivo di foreign fighters”. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 147 persone sono rimaste uccise e 756 ferite, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar contro Tripoli, il 4 aprile. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di mirare specificatamente agli obiettivi civili. Inoltre, circa 18.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case a causa del conflitto, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA). Un “numero significativo” di altre persone ancora risultano bloccate nelle zone interessate dai combattimenti, nella periferia meridionale di Tripoli, dove la situazione rimane “molto tesa”, secondo testimoni locali. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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