Raúl Castro: Cuba è pronta ad affrontare un nuovo periodo di crisi

Pubblicato il 16 aprile 2019 alle 6:30 in America Latina Cuba

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Cuba si prepara ad affrontare un nuovo periodo di scarsità di beni di consumo e di difficoltà economiche e, ancora una volta, l’obiettivo è “resistere”. Lo ha detto molto chiaramente il primo segretario del Partito comunista, Raúl Castro, cercando di rassicurare l’opinione pubblica che, tuttavia, “non si tratta di tornare alla fase acuta del periodo speciale”. Per i cubani “periodo speciale” la crisi causata dalla disintegrazione del blocco socialista sovietica nei primi anni novanta, quando il PIL è sceso del 35% in tre anni, l’energia elettrica era razionata 12 ore un giorno, e il mercato estero dell’isola si contrasse dell’85%, un ricordo che provoca ancora soggezione e terrore a generazioni di cubani, che persero in pochi mesi il 70% del potere d’acquisto. 

Cuba, oltre all’embargo statunitense che Trump intende rafforzare e indurire, dovrà affrontare la fine degli aiuti, soprattutto del petrolio a prezzo di favore, provenienti dal Venezuela, sprofondato un una crisi per cui il PIL pro capite di Caracas, ormai, è più basso di quello dell’Avana. 

“Il tono del governo degli Stati Uniti contro Cuba è sempre più minaccioso” – ha detto l’ex presidente cubano in un discorso all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, il parlamento monocamerale dell’isola, in cui ha affermato che “il rafforzamento del blocco e la continua applicazione della legge Helms -Burton persegue il vecchio desiderio di rovesciare la rivoluzione cubana attraverso il soffocamento economico e le difficoltà”.

Intervenendo in parlamento sabato 13 aprile, Miguel Díaz-Canel, che ha sostituto Castro alla Presidenza di Cuba nell’aprile 2018 ha ribadito l’idea: “Trump ha portato le relazioni bilaterali al loro peggior livello da decenni, esacerbando la persecuzione finanziaria e distruggendo il riavvicinamento tra Washington e L’Avana. Per dirlo in buon cubano: la crudezza del momento ci impone di stabilire priorità chiare e ben definite, non di tornare ai momenti difficili del periodo speciale” – ha detto il Capo dello stato ai deputati.

Sia Castro che Díaz-Canel sono stati molto attenti a spiegare che il momento attuale non ha nulla a che fare con la crisi di trent’anni fa, perché l’economia oggi è molto più diversificata. La dipendenza del Venezuela è grande, ma molto minore di quella che esisteva fino al 1989-90 con l’Unione Sovietica e il Comecon, con cui l’isola realizzava l’85% dei suoi scambi commerciali. Anche così, se il governo di Nicolás Maduro dovesse cadere, l’impatto sull’economia cubana sarebbe notevole, la contrazione del PIL cubano potrebbe essere persino del 10%, spiegano alcuni economisti.

In aggiunta alle difficoltà derivanti da un eventuale caduta del governo chavista, vi sarebbe quello che Raul Castro ha chiamato “l’incremento della guerra economica degli Stati Uniti”, come è avvenuto negli anni novanta, quando per dare la spallata al governo di Fidel Castro, Washington ha approvato le leggi Torricelli e Helms-Burton per scoraggiare gli investimenti stranieri e rendere insostenibile la situazione nell’isola. Ne seguì una delle più gravi crisi migratorie della storia, nota come “crisi dei balseros”. All’epoca, tuttavia, in parte grazie all’apertura a soci capitalisti, in particolare canadesi e spagnoli, e in parte grazie al capillare controllo politico e sociale della popolazione esercitato dal governo, il castrismo resse l’urto e riuscì a rimanere al potere. 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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