Proteste in Algeria: si dimette Belaiz, capo del Consiglio costituzionale

Pubblicato il 16 aprile 2019 alle 18:14 in Africa Algeria

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Il capo del Consiglio costituzionale algerino, Tayeb Belaiz, si è dimesso, nella giornata di martedì 16 aprile, a seguito delle continue proteste che scuotono il Paese e che chiedono un totale cambiamento ai vertici.

Belaiz ha informato il Consiglio che “ha presentato le sue dimissioni come capo dello Stato”, nel pomeriggio del 16 aprile. Il politico algerino ha servito come ministro quasi senza interruzione per 16 anni ed era stato nominato capo del Consiglio Costituzionale il 2 febbraio. La decisione delle dimissioni arriva a seguito delle richieste continue di abbandonare la scena politica da parte delle piazze algerine. I manifestanti, infatti, vogliono che Belaiz, e le altre figure che fanno parte di quella élite politica che ha governato fin dall’indipendenza del Paese, non partecipino al processo che porterà l’Algeria a nuove elezioni. La popolazione ha protestato contro le cosiddette “tre B”, che si riferiscono al capo di Stato dimissionario Belaiz, al primo ministro Noureddine Bedoui  e a Abdelkader Bensalah, che ricopre il ruolo di speaker della Camera alta. Bensalah ha difeso la sua nomina e ha dichiarato che questa segue le regole costituzionali e ha promesso un voto trasparente, che si terrà il 4 luglio. Il Consiglio, di cui Belaiz era a capo, è un organo che avrà un ruolo chiave in vista di queste prossime elezioni presidenziali. Infatti, svolgerà il compito di esaminare i candidati e dovrà garantire la regolarità delle votazioni.

Le manifestazioni che hanno portato all’attuale situazione, in Algeria, hanno avuto inizio il 22 febbraio, dopo che il vecchio presidente Abdelaziz Bouteflika aveva annunciato la sua intenzione di candidarsi per un quinto mandato come capo di Stato. Questa mossa era stata sostenuta dal suo partito, il Fronte di liberazione nazionale (NLF) e dai suoi alleati, ma fortemente osteggiata dalla popolazione algerina. Il presidente aveva inizialmente ceduto alle richieste dei manifestanti e aveva annunciato che non avrebbe partecipato alle successive elezioni algerine. Tuttavia, ha poi fatto un passo indietro e ha dichiarato che sarebbe rimasto alla guida del Paese, fino all’adozione di una nuova Costituzione, estendendo di fatto il suo mandato. La promessa di una riforma costituzionale non è riuscita a placare le centinaia di migliaia di algerini che sono scesi in piazza per quasi cinque settimane, chiedendo le dimissioni immediate del presidente. A seguito della crescita delle proteste, i partiti di opposizione, l’esercito algerino, il partito di Bouteflika e i suoi stessi alleati hanno deciso di supportare i manifestanti e hanno chiesto, a loro volta, le dimissioni del presidente. Tali posizioni non hanno fatto che aumentare l’isolamento del capo di Stato di 82 anni, che è stato raramente visto in pubblico dopo il 2013, anno in cui ha avuto un ictus che ha fortemente peggiorato le sue condizioni di salute. 

A seguito delle dimissioni del presidente, avvenute il 2 aprile, le manifestazioni non si sono fermate. Ad Algeri si sono verificati una serie di scontri, nella giornata di martedì 9 aprile. Lo stesso giorno, il Parlamento algerino ha ufficialmente confermato come capo di Stato ad interim il presidente del Senato, Abdelkader Bensalah, che sarebbe rimasto in carica per 90 giorni. Alcune immagini delle relative proteste mostrano le forze della polizia caricare i manifestanti urlando slogan, utilizzando spray al peperoncino, cannoni ad acqua e manganelli per disperdere la folla. I manifestanti algerini hanno più volte dichiarato che le dimissioni del precedente presidente non sono sufficienti a placare le proteste. Le piazze chiedono un cambio radicale nelle sedi del potere, che sono state monopolizzate da un’élite, al potere da troppo tempo. Quale sarà il futuro del Paese è ancora, tuttavia, incerto. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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