L’Algeria e il terrorismo

Pubblicato il 16 aprile 2019 alle 6:01 in Algeria Approfondimenti

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L’Algeria è un Paese del Nord Africa che confina con sei Stati, quali Tunisia, Libia, Niger, Mali, Mauritania, Marocco e un’ulteriore entità territoriale, il Sahara Occidentale, che è contesa tra Rabat e il movimento locale Fronte Polisario, appoggiato dal governo di Algeri.

Data la sua posizione geografica, che la espone a continue minacce dall’esterno, l’Algeria sta portando avanti una rigida campagna di sicurezza lungo i suoi confini, soprattutto con la Libia, il Mali e il Niger, per eliminare le attività terroristiche di diversi gruppi islamisti. Nel Paese nordafricano operano numerose organizzazioni terroristiche, tra cui al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), gruppi affiliati ed entità che hanno giurato fedeltà all’ISIS, tra cui la branca algerina dello Stato Islamico, nota con il nome di Jund al-Khalifah in Algeria (JAK-A). Tali gruppi mirano a stabilire un’interpretazione fondamentalista della sharia nella regione e attaccare le forze di sicurezza e il governo locali, insieme agli interessi occidentali nell’area.

Nel 2018, per la prima volta in 26 anni, l’Algeria non ha subito alcun attacco terroristico. Allo stesso modo, nei primi quattro mesi del 2019, il Paese nordafricano non è stato teatro di alcuna azione jihadista. L’ultimo attentato rilevante si è verificato il 31 agosto 2017 a Tiaret, nel Sud-Ovest dell’Algeria, dove un kamikaze si è fatto saltare in aria, uccidendo 2 poliziotti. Non è stato mai chiarito se l’attentatore appartenesse all’ISIS o ad al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), particolarmente attiva nella regione. Da allora, sono state documentate soltanto alcuni scontri occasionali tra l’esercito algerino e i terroristi affiliati ad AQIM nelle aree montuose del Paese. Il 20 ottobre 2018, le autorità algerine hanno arrestato 19 persone a Tissemsilt, nel Nord, accusate di aver fornito informazioni ad una cellula di al-Qaeda in merito ai movimenti della gendarmeria locale.

Nel corso del 2017 si sono verificati alcuni attacchi rivendicati dall’ISIS, di cui si ricorda quello del primo giugno, in cui un militante armato ha aggredito una pattuglia della polizia algerina in un’area a Aud di Algeri, ferendo 4 ufficiali. Precedentemente, il 28 febbraio 2017, un agente algerino era riuscito a sventare un attentato suicida, sparando a un kamikaze intenzionato a farsi esplodere presso la stazione di Costantine, nell’Est del Paese. L’ISIS aveva rivendicato l’attentato, riferendo che l’assalitore era riuscito a uccidere diverse persone. Al contrario, la polizia algerina ha confermato che non ci sono state vittime.

Secondo una mappa che mostra la distribuzione delle organizzazioni terroristiche nel mondo contenuta nel Worldwide Threat Assestment, pubblicato il 29 gennaio 2019 dall’intelligence americana, in Algeria AQIM e ISIS sono ancora attive, nonostante l’assenza di attacchi nel corso dell’anno passato. Ad avviso del documento, tali gruppi stanno crescendo, si stanno rafforzando e, gradualmente, stanno divenendo più operativi in altre zone del Sahel, come in Burkina Faso, Ciad, Mali e Niger. Tuttavia, una serie di comunicati emessi da AQIM nel corso degli ultimi 30 mesi suggerisce che l’organizzazione stia pianificando di tornare ad essere rilevante anche in Algeria.

Attiva dal dicembre 2006, AQIM è stata per anni una delle forze jihadiste più temute presenti in Algeria, compiendo una serie di attacchi mortali. A partire dal 2010, tuttavia, l’intensità delle sue azioni nel Paese nordafricano è iniziata a diminuire per due ragioni. La prima ragione è che i militanti di AQIM hanno iniziato a estendere le proprie aree di attività, soprattutto nel Nord del Mali. La seconda ragione è stata invece dovuta alla risoluzione dei contrasti tra i servizi di scurezza algerini, che sono diventati più forti e coesi. Nel 2011, con l’avvento della Primavera Araba, AQIM in Algeria è stata un osservatore passivo degli eventi, rimanendo per lo più tale anche negli anni successivi. Nonostante i numerosi comunicati che esortavano all’azione, il maggiore attacco più recente è stato il 18 marzo 2016, quando i suoi militanti hanno attaccato una stazione di gas a Salah, nella regione centrale dell’Algeria. Ad oggi, l’intelligence americana ritiene che AQIM sia concentrata in aree nel Sud del Paese, quali Tizi Ouzou, nella regione di Kabylie, e nelle Montagne Aures, nell’Est. Tali aree, nello specifico, sono particolarmente vulnerabili per via delle foreste che le ricoprono, le quali fungono da scudo, rendendo difficile l’uso di elicotteri di sorveglianza e dell’artiglieria alle forze di sicurezza algerine. Inoltre, i numerosi pendii presenti in tali zone rendono altresì impossibile l’uso di veicoli corazzati. Una simile conformazione del territorio fa sì che qualsiasi operazione da parte dell’esercito algerino sia soggetta ad imboscate.

Per quanto riguarda l’ISIS, attivo in Algeria dal settembre 2014, nonostante non abbia rivendicato attacchi nel 2018 e nei primi quattro mesi del 2019, non è corretto affermare che la sua presenza sia ormai in declino nel Paese nordafricano, il cui confine Nord-orientale con la Tunisia è particolarmente a rischio. In tale zona è attivo il gruppo Jund al-Khilafa, affiliato all’ISIS, che compie periodici attacchi. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito l’Algeria al 59esimo posto tra i 138 Paesi di cui ha analizzato l’impatto del terrorismo, subito dopo il Bahrein e prima del Venezuela, con un punteggio di 3,7 su 10.

Nonostante sia difficile determinare le singole cause che hanno portato all’assenza di attentati nel 2018, non vi è alcun dubbio che i servizi di sicurezza algerini abbiano aumentato le proprie attività, rinvigorendo le misure antiterrorismo. Il 29 settembre 2017, secondo quanto riporta l’ultimo Country Report on Terrorism del governo americano, è entrata in vigore una nuova legge che ha apportato cambiamenti significativi alle procedure criminali algerine. Oltre all’aumento del numero dei giurati nei casi più gravi, gli emendamenti indicano che i casi di terrorismo devono essere ascoltati soltanto di fronte ai giudici. Secondo le stime del Ministero della Difesa, nel 2018 sono stati uccisi 32 terroristi, 25 sono stati arrestati, 132 si sono arresi e altri 22 militanti sono stati identificati dalla polizia algerina. Inoltre, l’esercito ha sequestrato oltre 1.000 armi di diverso tipo, tra cui fucili da assalto, mortai, granate e ordigni esplosivi, insieme a 11 droni e a 7 GPS. La difesa dei confini continua ad essere una priorità per le autorità algerine, le quali hanno posizionato sistemi di sorveglianza a lungo raggio con capacità di visione notturna insieme ad elicotteri, droni e truppe di terra. L’effetto cumulativo di tali misure fa sì che i terroristi abbiano difficoltà a penetrare all’interno del territorio nazionale.

L’Algeria non è un membro della coalizione internazionale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq, ma ha comunque supportato gli sforzi per contrastare lo Stato Islamico, attraverso la messa in atto di misure anti-propaganda, cooperazione con gli Stati vicini e il finanziamento del Sahel Region-Building Working Group (SWG). Nel corso del 2016, sono stati riportati casi di rapimenti da parte di gruppi terroristici, i quali hanno chiesto rifornimenti e risorse di cibo in cambio. A tale riguardo, il governo algerino ha mantenuto una politica di “non concessione”. Algeri è un membro attivo dell’Unione Africana (AU), dell’Organization of Islamic Cooperation e dell’Arab League. A livello di cooperazione internazionale e inter-regionale anti-terrorismo, l’Algeria ha preso parte a diversi progetti dell’Onu, partecipando anche al Comitato di Stato Maggiore per le Operazioni Congiunte con il Mali, la Mauritania e il Niger, per promuovere la sicurezza nella regione.

L’Algeria è un membro della Task Force di azione finanziaria per il Medio Oriente e il Nord Africa, un organismo regionale per l’azione finanziaria. La sua unità di informazione finanziaria, nota come CTRF (Financial Intelligence Processing Unit), è un membro del Gruppo Egmont. Il CTRF pubblica regolarmente ordini amministrativi firmati dal Ministro delle Finanze, dirigendo l’immediato congelamento e sequestro dei beni di persone ed entità nell’elenco delle sanzioni delle Nazioni Unite (ONU) ai sensi della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR) 1267 (1999) e del suo successore risoluzioni. Nell’attuazione della UNSCR 2178 (2014), il codice penale algerino specifica la responsabilità per i combattenti terroristi stranieri e coloro che li sostengono o li finanziano. Le restrizioni valutarie e la sfiducia nei confronti delle banche spingono gli algerini a incassare transazioni e mercati informali di cambio. I resoconti dei media suggeriscono che le dimensioni del mercato informale sono cresciute, in parte in risposta ai limiti imposti dalle amministrazioni pubbliche. Molteplici iniziative fiscali del governo non sono riuscite a motivare i commercianti illegali a formalizzare le loro attività

Infine, dal punto di vista della lotta all’estremismo violento, il governo algerino ha messo in atto diverse iniziative volte a contrastarlo efficacemente. Gli imam ricevono training specializzati e monitorati adeguatamente dalle forze di sicurezza locali, le quali si assicurano che nessuno inciti alla violenza e promuova l’intolleranza. Per quegli imam designati dal governo che iniziano a diffondere l’estremismo, la legge algerine prevede multe e, nei casi più gravi, l’arresto. Il Ministero degli Affari Religiosi algerino ha messo in guardia i cittadini contro l’estremismo violento, soprattutto con riferimento all’ISIS, annunciando di voler fondare un osservatorio che monitori ulteriormente l’attività degli imam stranieri.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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