ISIS in Libia: arrestati 2 jihadisti, preparavano attacchi kamikaze contro Tripoli

Pubblicato il 16 aprile 2019 alle 13:30 in Africa Libia

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Il ministro dell’Interno del Consiglio presidenziale di Tripoli, Ahmed Maitig, ha dichiarato che le forze di sicurezza hanno arrestato un militante dell’ISIS a Tagiura, ad Est della capitale. È il secondo arresto di un estremista appartenente allo Stato Islamico, in Libia, negli ultimi sette giorni. 

Secondo quanto riporta il quotidiano locale The Libya Observer, il Ministero dell’Interno ha riferito che un militante dell’ISIS, chiamato Mohammed Abdulhakim al Hanid, è stato arrestato sabato 13 aprile in una zona a pochi km ad Est di Tripoli. Al Hanid era un membro attivo del gruppo terroristico, noto agli altri estremisti con il soprannome di al Farouk. L’uomo è stato bloccato mentre stava cercando di reperire dell’esplosivo al plastico C4. Dopo essere stato interrogato, il terrorista ha confessato di essere stanziato a Derna, dove lavora per l’ISIS, nell’ufficio che si occupa della “Hisba”, il concetto islamico che rimanda al dovere di imporre atti morali e di proibire quelli immorali. Al Hanid ha, inoltre, riferito di aver incontrato l’emiro dell’ISIS a Derna, Abu Mouad Al-Iraqi, e di avere contatti con molti altri comandanti dello Stato Islamico che si trovano nel deserto libico. Infine, l’uomo ha confessato di aver ricevuto l’incarico di monitorare i Ministeri, gli uffici pubblici e gli obiettivi vitali di Tripoli e di aver tentato di trovare dell’esplosivo per fabbricare cinture da utilizzare in attacchi kamikaze contro la Libia occidentale, specialmente a Tripoli. 

La settimana scorsa, domenica 14 aprile, il ministero dell’Interno aveva già dichiarato di aver effettuato l’arresto di un altro militante dell’ISIS, noto alle forze dell’ordine come Abu Abdullah Al Dernawi, ma chiamato Ana Abrik al Zouki dagli altri jihadisti. Le forze speciali di Tripoli hanno poi riferito gli spostamenti recenti del jihadista, di origini libiche. Al Darnawi si trovava nella città di Bengasi dal 2015 e ci è rimasto fino a fine gennaio 2017. Poi, è partito per la città di Umm Al Aranib, nel Sud della Libia, attraverso il deserto e poi è passato per Sabha, prima di stabilirsi a Tripoli. Secondo le indagini, il militante dello Stato Islamico ha cercato di effettuare attacchi terroristici, a partire dal suo arrivo nella capitale libica. Il Ministero dell’Interno ha riferito che Al Dernawi ha tentato di destabilizzare la sicurezza e la stabilità dell’area. “I servizi di sicurezza sono completamente preparati ad affrontare qualsiasi tentativo di compromettere la sicurezza della capitale, specialmente in queste circostanze eccezionali”, ha aggiunto il Ministero. Ahmed Al-Mismari, il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dall’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar, ha dichiarato, in una conferenza stampa, che si aspetta il verificarsi di attacchi terroristici a Tripoli e nella regione occidentale del Paese, prossimamente. 

L’ISIS aveva già colpito in Libia, recentemente. Il 9 aprile, alcuni militanti dello Stato Islamico hanno effettuato un assalto nella città libica di al Fuqaha, situata nel distretto centrale di Giofra, nel deserto, a circa 600 km da Tripoli. L’attacco aveva ucciso almeno 3 persone, tra cui il presidente di un Consiglio locale, e il capo delle guardie municipali era stato rapito. Nel corso dell’offensiva, i jihadisti hanno dato fuoco a diverse abitazioni. Secondo quanto riportato dal Libya Observer, i terroristi sono arrivati ad al Fuqaha alla guida di auto e, non appena raggiunto il centro, hanno interrotto le vie di telecomunicazione per poi iniziare l’assalto. Tali operazioni di gruppi militanti sono favorite dall’attuale situazione in Libia, caratterizzata da divisioni e violenze. Attualmente, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 147 persone sono rimaste uccise e 614 ferite, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar contro Tripoli. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di mirare specificatamente agli obiettivi civili. Inoltre, circa 18.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case a causa del conflitto, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA). Un “numero significativo” di altre persone ancora risultano bloccate nelle zone interessate dai combattimenti, nella periferia meridionale di Tripoli, dove la situazione rimane “molto tesa”, secondo testimoni locali. Le Nazioni Unite avevano sperato di poter avviare una Conferenza Nazionale, inizialmente prevista tra il 14 e il 16 aprile nella città di Gadames, nella Libia occidentale. In tale circostanza, l’Onu intendeva discutere la via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese, atte a permettere un processo che potesse portare la nazione alla stabilità politica. “La nostra posizione non cambierà”, ha postato su Twitter l’inviato dell’Onu, Ghassan Salame, aggiungendo: “Avete imparato cos’è e avete avuto un assaggio della guerra. Non importa quanto si possa diventare ostinati, non esiste soluzione se non quella politica”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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