Incontro Italia-Qatar: Doha chiede l’embargo sulle armi contro Haftar

Pubblicato il 16 aprile 2019 alle 10:10 in Italia Libia Qatar

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Il ministro degli Esteri del Qatar, lo Sceicco Mohammed al Thani, ha chiesto l’imposizione di un embargo sugli armamenti contro l’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar. Tali dichiarazioni sono state rilasciate mentre al Thani si trova in Italia, dove si è recato per discutere i recenti sviluppi libici con il presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, e il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi. 

Il rappresentante qatariano ha, inoltre, aggiunto di essere contento dell’impegno che la Francia ha preso con loro, volto ad assicurare che il processo politico in Libia continui. Tali dichiarazioni sono state rilasciate durante un’intervista con il quotidiano italiano, La Repubblica, durante la quale al Thani ha dichiarato che una soluzione si può trovare solo: “Rendendo effettivo un embargo sugli armamenti contro Haftar e impedendo ai Paesi che gli hanno fornito munizioni e armi all’avanguardia di continuare a farlo”, secondo una traduzione italiana delle sue risposte. A tale proposito, il quotidiano The Libyan Observer, venerdì 12 aprile, ha riferito le accuse da parte del ministro dell’Interno del governo libico di Tripoli contro gli Emirati Arabi Uniti, per il loro sostegno militare all’offensiva di Haftar. Secondo il rappresentante libico, un aereo proveniente dagli Emirati Arabi Uniti è atterrato all’aeroporto di Bengasi, trasportando equipaggiamento militare che sarebbe stato poi consegnato all’esercito che sta assaltando Tripoli. La posizione dei rappresentanti di Doha si inserisce nel contesto di una serie di visite di Stato, volte proprio a discutere sulla situazione. 

Le autorità del Qatar si sono recate prima a Palazzo Chigi e poi alla Farnesina, nella giornata del 15 aprile, per confrontare i propri aggiornamenti sulla pressante crisi libica con i rappresentanti del governo italiano. Nel corso del colloquio, il ministro Moavero Milanesi ha confermato l’impegno di Roma ad intensificare il dialogo e le relazioni bilaterali con Doha, sia in campo economico-commerciale, sia in quello della cooperazione culturale. I Ministri hanno poi affrontato il tema degli sviluppi in Libia, soffermandosi anche sul problema delle migrazioni verso l’Italia. Successivamente, si sono confrontati sull’attuale situazione in Siria. Infine, Moavero Milanesi ha rinnovato il supporto italiano al Qatar nel quadro della crisi diplomatica del Golfo e ha ribadito la posizione del governo al riguardo: il dialogo rimane l’unico strumento per risolvere tale situazione.

Dal 5 giugno 2017, il Qatar sta vivendo una crisi con gli altri Paesi del Golfo Persico. In tale data, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno imposto un embargo contro Doha, a causa di un presunto sostegno e finanziamento ad organizzazioni terroristiche, dovuto ai suoi legami con l’Iran. Da parte sua, il Qatar ha sempre negato le accuse, ma si è trovato in una grave condizione di isolamento. I confini terrestri e marittimi del Paese sono stati chiusi, i collegamenti aerei sospesi e i cittadini qatariani espulsi dagli Stati sostenitori dell’embargo. A seguito di tale situazione, il Qatar aveva annunciato, il 3 dicembre 2018, di volersi ritirare dall’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, entro gennaio 2019. Quindi, il sovrano dell’Arabia Saudita, re Salman, ha invitato l’emiro del Qatar, lo Sceicco Tamim bin Hamad al Thani, a partecipare al summit del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), che si è tenuto a Riad il 9 dicembre 2018. Il gesto voleva probabilmente essere un segno di distensione. Tuttavia, al Thani ha deciso di disertare l’incontro e di inviare il suo ministro degli Esteri, ricevendo aspre critiche dal Bahrein, in un clima di continua tensione diplomatica. 

Prima di recarsi a Roma, il 15 aprile, i politici qatariani erano già stati in visita ufficiale in Turchia, Germania e Francia, sempre per discutere la crisi libica. Infatti, Turchia e Qatar sono i principali sostenitori del governo di accordo nazionale di Tripoli, guidato dal premier Fayez al Serraj. Questo rappresenta uno dei governi della Libia, attualmente divisa e scossa dalle violenze. A seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano risulta frammentato. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli, è guidato dal premier Fayez al-Serraj ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, dall’Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Il capo del Consiglio presidenziale libico, nonché premier del governo tripolino, Fayez al-Serraj, ha partecipato, domenica 10 marzo, ad un incontro a Doha con l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Ahmad Al Thani, per rafforzare le relazioni tra i due Paesi.

In tale occasione, Serraj aveva sottolineato il fatto che una soluzione politica della crisi libica era possibile, attraverso la creazione di uno Stato civile di diritto caratterizzato dall’unità delle istituzioni statali. Il leader di Tripoli ha anche sostenuto la necessità di indire nuove elezioni entro la fine dell’anno, come altresì previsto dal piano d’azione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame. Tuttavia, le speranze di una soluzione politica, sostenute anche da Doha, sono andate completamente sfumate. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, dove è intervenuto contro gli islamisti presenti nella regione del Fezzan, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese nord-africano. I rappresentanti del Qatar, durante l’incontro in Turchia, svoltosi il 10 aprile, hanno fortemente condannato l’operazione dell’uomo forte di Tobruk. Al Thani ha usato i toni estremamente duri contro “le violazioni del diritto internazionale” commesse dalle “forze illegali guidate da Khalifa Haftar”. Il vice premier di Doha, a sua volta, ha riferito: “Nonostante i ripetuti sforzi fatti dal governo di accordo nazionale, che è riconosciuto dalla comunità internazionale in conformità con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu, e nonostante tutto il sostegno fornito dalla missione Onu per arrivare a una soluzione politica, ci sono quelli che vogliono ignorare la volontà internazionale, violando la legge, per imporre una nuova realtà usando la forza”. 

Il giorno dopo, l’11 aprile, al Thani si è recato a Berlino, in visita dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas. Durante una conferenza stampa tenuta al termine del colloquio, il ministro del Qatar ha ribadito la necessità di una “soluzione politica per risolvere la questione libica”, precisando di aver discusso con la controparte tedesca, che è anche l’attuale presidente di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le discussioni si erano incentrate sul “ruolo della Germania nel fermare l’escalation militare e nel tornare ad un processo politico”. Prima di recarsi a Roma, le autorità di Doha hanno effettuato un’altra visita ufficiale a Parigi, il 12 aprile. Al Thani ha, quindi, incontrato il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian. Nella nota diffusa a seguito dell’incontro dal Ministero del Qatar non si fa riferimento alla situazione libica, mentre il Ministero di Parigi ha rilasciato un comunicato in cui si sottolinea “la necessità che le parti coinvolte nei combattimenti in Libia cessino le ostilità e riprendano il dialogo”. Nella stessa nota si pone, inoltre, l’accento sul sostegno francese “alla mediazione delle Nazioni unite per rilanciare il processo politico”. 

Tuttavia, Parigi ha stretti legami con il governo di Tobruk. Nonostante le autorità francesi abbiano sempre negato di aver ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli, le accuse a tale riguardo sono state numerose. La Francia ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace, per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

Già il 9 aprile, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, aveva accusato la Francia di intervenire in Libia unicamente per servire i propri interessi. Nel pomeriggio dell’11 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha svolto una informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia. Lo stesso giorno, il ministro dell’Interno, Salvini, ha rilasciato dichiarazioni molto dure sul ruolo francese nel Paese nord-africano e su una possibile reazione italiana. L’agenzia di stampa Reuters ha avuto accesso ad una bozza di un documento europeo, bloccato dalla Francia, in cui si intendeva condannare unanimemente l’assalto su Tripoli del generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk. A tale proposito, è intervenuto Salvini che, in una trasmissione radio, ha dichiarato: “Se ci fossero interessi economici, dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la pace, se fosse vero, non starò a guardare. Anche perché le conseguenze le pagherebbero gli italiani. Se qualcuno per business gioca a fare la guerra, con me ha trovato il ministro sbagliato”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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