Embargo contro Cuba: Madrid pronta allo scontro con Washington

Pubblicato il 16 aprile 2019 alle 11:00 in Cuba Spagna USA e Canada

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La Spagna è pronta ad affrontare un contenzioso diplomatico e commerciale con gli Stati Uniti per Cuba. L’Amministrazione  Trump intende reintrodurre sin da questa settimana la politica di sanzioni, prevista dalla legge Helms-Burton e bloccata da oltre 20 anni, contro le aziende europee con interessi a Cuba. La legge, che permetterebbe di chiedere i danni nei tribunali statunitensi a qualsiasi azienda che si sia associata a un’impresa cubana per sviluppare affari e interessi commerciali nell’isola, minaccia di aprire la porta a migliaia di cause. Il governo di Madrid, supportato dall’Unione Europea, ha espresso a Washington il proprio malcontento per la decisione.

La belligeranza con la quale Trump interpreta le relazioni tra gli USA e l’UE inasprisce in modo particolare le relazioni commerciali. Permettendo a qualsiasi azienda o privato statunitense di denunciare nel proprio paese quelle aziende che abbiano utilizzato terreni o altri beni immobili espropriati con l’avvento della Rivoluzione cubana del 1959, gli Stati Uniti aprono un vaso di Pandora dalle conseguenze imprevedibili. Washington ha già fatto sapere sia al governo spagnolo sia all’UE che farà ricorso a questo strumento già da mercoledì 17 aprile, secondo fonti governative e comunitarie citate dal quotidiano madrileno El País. 

La misura voluta da Washington può colpire duramente le aziende spagnole installate a Cuba. La Spagna è lo stato con più aziende miste (nate dalla collaborazione con imprese pubbliche cubane) e con il più alto numero di succursali impiantate nella maggiore delle Antille, con una presenza importante nei settori del turismo e dei servizi, secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri di Madrid. Il 71% degli immobili cubani gestito da catene straniere, è  in mano a investitori spagnoli. Nonostante tutto, nel complesso, le cifre investite non sono importanti, sempre secondo il governo di Madrid, infatti, Cuba occupa il 53° posto nella lista dei paesi stranieri destinatari di investimenti spagnoli, con circa 300 milioni di euro annui.

Il rischio maggiore della misura è che si scateni un’ondata di ricorsi su entrambe le sponde dell’Atlantico. A suo tempo, il Governo statunitense aveva stimato che la riattivazione del terzo titolo della legge Helms-Burton avrebbe aperto le porte del tribunale a circa 200.000 casi. Le denunce presentate, attualmente inattive poiché la norma non è in vigore, si aggirano intorno alle 6.000. Gli analisti considerano difficile stimare la sostenibilità dei ricorsi, ma ciò che tutti considerano molto probabile è la valanga di ricorsi e contro-ricorsi. Bruxelles, infatti, ha i mezzi per dare aiuto a qualsiasi azienda europea vittima di tale procedimento, affinché si rivolga ai tribunali del continente e reclami, a sua volta, un’indennità alla società statunitense che abbia presentato la denuncia.

Il ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrell, ha provato a dissuadere l’omologo statunitense, Mike Pompeo, in occasione del vertice tenutosi all’inizio di aprile a Washington. “La Spagna e l’UE sono contrarie a questa norma, perché riteniamo che ci sia un accordo che preveda un rinnovo permanente e sistematico ogni sei mesi della sospensione di questo capitolo” – aveva segnalato allora il ministro. Anche la Commissaria europea per il commercio, Cecilia Malmström, e l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, hanno sollevato obiezioni presso le autorità statunitensi. Nonostante tutto, nella stessa settimana delle dichiarazioni di Trump, due rappresentanti della sua amministrazione hanno riportato che non c’è molto altro di cui discutere e che il titolo III della legge Helms-Burton verrà attivato.

L’Unione Europea, di fronte alla possibilità che le sue società possano essere citate in giudizio negli Stati Uniti, si oppone con vigore al titolo III della Legge Helms-Burton e, dopo l’approvazione della norma nel 1996, ha denunciato Washington all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il contenzioso si concluse allora con l’impegno degli Stati Uniti di sospendere il titolo III in cambio del ritiro della denuncia. Bruxelles vede nelle mosse di Trump gli estremi per riaprire il contenzioso, poiché considera che Washington stia violando i patti siglati dai predecessori. 

Le principali catene alberghiere spagnole hanno interessi a Cuba. Tra queste Meliá, Iberostar, Barceló, Globalia, Sercotel, H10, Valentín, NH, Blau e Roc, secondo la documentazione sugli interessi spagnoli a Cuba elaborata dal Ministero degli Affari Esteri alla fine dello scorso anno. In tutto ci sono 45 aziende miste ispano-cubane, due progetti di cooperazione, 60 contratti di appalto, sei contratti di associazione in partecipazione e uno a rischio, secondo lo stesso documento. Le catene alberghiere sarebbero tra le prime coinvolte dall’applicazione del titolo III della Helms-Burton, a causa della cooperazione con l’azienda statale cubana Gaviota, con cui gestiscono i principali alberghi di lusso dell’isola, e che fa capo alle forze armate dell’isola. Tra le altre aziende europee che potrebbero essere coinvolte dalle denunce, la francese Pernod-Ricard, che commercializza il rum Havana Club, e l’italiana Saipem, che gestisce piattaforme petrolifere a largo di Cuba. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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