Egitto: Parlamento pronto a votare gli emendamenti costituzionali

Pubblicato il 16 aprile 2019 alle 13:12 in Africa Egitto

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Il Parlamento egiziano è pronto a votare gli emendamenti costituzionali, in discussione alla Camera da febbraio, sull’estensione dell’attuale mandato presidenziale da 4 a 6 anni, rinnovabili fino a due volte. Se approvati, gli emendamenti saranno sottoposti a un referendum pubblico prima che entrino in vigore. La votazione popolare è prevista entro la fine del mese.

Tali cambiamenti, una volta attuati, confermeranno la tendenza che si è affermata dalla rivoluzione del 2011, ovvero una leadership basata su una singola personalità che vuole mantenere il potere più a lungo possibile, magari fino alla morte. La fine dell’attuale mandato del presidente Abdel Fattah al-Sisi è fissata per il 2022. Tuttavia, secondo una recente bozza degli emendamenti, entrata in possesso dell’agenzia di stampa Reuters, nuove modifiche consentirebbero ad al-Sisi di estendere il suo attuale mandato di altri 2 anni, fino al 2024, permettendogli poi di correre nuovamente per la carica presidenziale per altri 6 anni. Il leader egiziano avrà inoltre il potere di nominare giudici e procuratori generali, mentre l’esercito avrà la facoltà di approvare la scelta del ministro della Difesa. Gli emendamenti, nello specifico, definiscono l’esercito “guardiano e protettore” dello Stato d’Egitto, della democrazia e della Costituzione.Alcuni critici temono che questi cambiamenti possano dare ai militari maggiore influenza sulla vita politica del Paese. I sostenitori del presidente, invece, sostengono che le modifiche sono necessarie per permettere ad al-Sisi di completare importanti progetti di sviluppo e consistenti riforme economiche.

La televisione di Stato ha riferito, martedì 16 aprile, che la Commissione legislativa del Parlamento ha approvato gli emendamenti e che i membri della Camera sono pronti per la votazione. I sostenitori di al-Sisi dominano l’assemblea, composta da 596 membri. Tra le novità, è prevista anche l’istituzione di una seconda camera parlamentare, il Senato, formato da 180 membri, che conferirebbe al presidente nuovi poteri sulla nomina dei giudici e del pubblico ministero.

Nel novembre 2017, al-Sisi aveva giurato di non voler estendere la propria leadership e di non voler intervenire sulla Costituzione. Tuttavia, con le elezioni presidenziali dello scorso marzo, alle quali al-Sisi ha ottenuto il 97% dei voti, i suoi seguaci hanno iniziato a paventare la possibilità di un cambiamento costituzionale per estendere il suo potere. A loro avviso, tali cambiamenti erano necessari per introdurre riforme economiche per stabilizzare il Paese.

I disordini politici del 2011, che hanno portato al rovesciamento del regime di Hosni Mubarak, al potere da 29 anni, hanno messo in ginocchio l’economia dell’Egitto, mettendo in crisi il ramo del turismo, allontanando gli investitori stranieri e riducendo anche la produttività. Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato da subito il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. L’ex capo dell’esercito ha condotto, durante tutto il suo mandato, un’ampia repressione che ha travolto islamisti e oppositori liberali. Almeno 60.000 persone sono state incarcerate, secondo i dati riportati dall’ONG Human Rights Watch. Al-Sisi ha negato di detenere prigionieri politici e i suoi sostenitori sostengono che le misure introdotte sono state necessarie per stabilizzare l’Egitto dopo la rivolta del 2011. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione anche contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Nonostante le denunce avanzate dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, come Amnesty International, l’Egitto continua a godere del supporto di numerosi alleati, sia tra i paesi arabi sia tra quelli occidentali, i quali lo considerano un baluardo contro la militanza islamista, Il presidente americano, Donald Trump, ad esempio, ha definito al-Sisi “una persona fantastica”, mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lodato le sue politiche nel corso di una visita al Cairo nel mese di gennaio. Allo stesso modo, recentemente, durante il viaggio del presidente Emmanuel Macron nel Paese nordafricano, la Francia ha concluso accordi sulle armi con l’Egitto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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