Libia: caccia aperta ai sostenitori internazionali di Haftar

Pubblicato il 15 aprile 2019 alle 11:28 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Il governo di Accordo Nazionale della Libia (GNA) ha annunciato un’indagine riguardo al sostegno finanziario e militare degli Emirati Arabi Uniti all’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar, che il 4 aprile ha lanciato un’offensiva contro Tripoli. Quali sono i Paesi accusati di sostenere l’assalto alla capitale libica e perchè. 

Il GNA, sostenuto dall’ONU e guidato da Fayez al-Serraj, sta documentando i crimini commessi dalle forze di Haftar e ha dichiarato che anche i Paesi che sostengono il generale saranno ritenuti responsabili di tali atrocità. Serraj, nella giornata di sabato 13 aprile, ha dichiarato che “i crimini commessi nella capitale saranno poi presentati alla comunità internazionale” e che il GNA sta specificatamente “indagando sul sostegno degli Emirati Arabi Uniti alle forze di Haftar”. L’attuale situazione in Libia, infatti, è caratterizzata da interessi conflittuali e violenze, ormai da anni. A seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, il Paese risulta frammentato. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli, è guidato dal premier Fayez al-Serraj ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, dall’Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti.

Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, dove è intervenuto contro gli islamisti presenti nella regione del Fezzan, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese nord-africano. Gli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riferisce il quotidiano The New Arab, sarebbero sospettati di aver sostenuto l’assalto contro la capitale libica. Tuttavia, tali accuse non sono state rivolte solo ad Abu Dhabi. Venerdì 12 aprile, il Wall Street Journal ha riferito che l’Arabia Saudita avrebbe donato decine di milioni di dollari ad Haftar, sempre per supportare l’offensiva contro Tripoli. Citando funzionari sauditi, il quotidiano americano afferma che tale sovvenzione sarebbe stata offerta dal re saudita Salman all’uomo forte di Tobruk durante un incontro bilaterale tenutosi a Riad, il 27 marzo. Inoltre, anche la Francia è stata accusata di aver sostenuto l’assalto contro la capitale libica. 

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, Parigi, che ha stretti legami con il governo di Tobruk, ha affermato di non avere ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli. La Francia ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace, per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

Già il 9 aprile, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, aveva accusato la Francia di intervenire in Libia unicamente per servire i propri interessi. Nel pomeriggio dell’11 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha svolto una informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia. Lo stesso giorno, il ministro dell’Interno, Salvini, ha rilasciato dichiarazioni molto dure sul ruolo francese nel Paese nord-africano e su una possibile reazione italiana. L’agenzia di stampa Reuters ha avuto accesso ad una bozza di un documento europeo, bloccato dalla Francia, in cui si intendeva condannare unanimemente l’assalto su Tripoli del generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk. A tale proposito, è intervenuto Salvini che, in una trasmissione radio, ha dichiarato: “Se ci fossero interessi economici, dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la pace, se fosse vero, non starò a guardare. Anche perché le conseguenze le pagherebbero gli italiani. Se qualcuno per business gioca a fare la guerra, con me ha trovato il ministro sbagliato”. 

Infine, nel quadro di una collaborazione tra Tobruk e Il Cairo, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha incontrato Haftar, domenica 14 aprile. La presidenza del Paese ha pubblicato diverse foto in cui sono ritratti Haftar e Al-Sisi, mentre conversano seduti l’uno affianco all’altro, alla presenza del capo dell’intelligence egiziano,  Abbas Kamel. Il gabinetto presidenziale ha, in seguito, pubblicato un comunicato in cui, seppur non facendo menzione diretta dell’offensiva contro Tripoli, è stato confermato il sostegno dell’Egitto ad Haftar per gli “sforzi volti a combattere il terrorismo, i gruppi e le milizie estremiste per ottenere la sicurezza e la stabilità, per il bene dei cittadini libici”. Il Cairo ha legami molto stretti con il governo di Tobruk, il cui uomo forte è visto come un baluardo contro la minaccia islamista, sopratutto a seguito delle sue operazioni nell’instabile regione libica del Fezzan. Secondo alcuni rapporti dell’Onu, il Cairo avrebbe supportato militarmente Haftar e le forze a lui fedeli. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 121 persone sono rimaste uccise e 561 ferite, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar contro Tripoli, il 4 aprile. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di mirare specificatamente agli obiettivi civili. Inoltre, circa 15.700 persone sono state costrette a lasciare le loro case a causa del conflitto, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA). Un “numero significativo” di altre persone ancora risultano bloccate nelle zone interessate dai combattimenti, nella periferia meridionale di Tripoli, dove la situazione rimane “molto tesa”, secondo testimoni locali. Domenica 14 aprile le Nazioni Unite avevano pianificato una Conferenza Nazionale, inizialmente prevista tra il 14 e il 16 aprile nella città di Gadames, nella Libia occidentale. In tale circostanza, l’Onu intendeva discutere la via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese, atte a permettere un processo che potesse portare la nazione alla stabilità politica. A causa degli scontri, la Conferenza è stata rimandata a data da definirsi. “La nostra posizione non cambierà”, ha scritto su Twitter l’inviato dell’Onu, Ghassan Salame, aggiungendo: “Avete imparato cos’è e avete avuto un assaggio della guerra. Non importa quanto si possa diventare ostinati, non esiste soluzione se non quella politica”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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