Libia: aumentano i morti, il governo di Tripoli abbatte un jet dell’esercito di Haftar

Pubblicato il 15 aprile 2019 alle 9:44 in Africa Libia

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Continuano gli scontri tra le fazioni rivali in Libia per il controllo della capitale: le truppe fedeli al governo di Tripoli, guidato da al-Serraj, hanno abbattuto un jet da combattimento appartenente all’Esercito Nazionale Libico (LNA), sotto il comando del generale Khalifa Haftar. Sono ormai 121 i decessi registrati, dall’inizio dell’offensiva.

Fonti militari vicine al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, appoggiato dalle Nazioni Unite, hanno riferito che l’aereo da guerra è stato abbattuto nella periferia meridionale della capitale libica, domenica 14 aprile. Le stesse fonti riferiscono che il velivolo militare fosse in procinto di attaccare, in supporto alle truppe di terra. Secondo i reporter di Al-Jazeera, l’LNA ha confermato l’accaduto e ha aggiunto che il pilota è riuscito a salvarsi, paracadutandosi fuori dal jet, prima che questo venisse abbattuto. Da parte loro, le forze fedeli ad Al-Serraj hanno riferito che stavano “cercando il pilota”. Nessun altro dettaglio è stato reso disponibile.

Attualmente, in Libia, il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Dopo una campagna militare nel Sud della Libia, Haftar ha diretto le sue forze contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. 

L’abbattimento del jet è arrivato dopo che l’esercito di Haftar ha intensificato i raid aerei contro le truppe del governo di Tripoli. “Gli aerei dell’LNA hanno preso di mira diverse località di Tripoli e dintorni e anche gli aerei del GNA hanno attaccato le postazioni di Haftar a sud della capitale”, ha riferito un reporter di Al-jazeera. L’ultimo attacco del governo di al-Serraj si è verificato mentre Haftar si trovava al Cairo, per incontrare il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. L’Egitto ha legami molto stretti con il governo di Tobruk, il cui uomo forte è visto come un baluardo contro la minaccia islamista. Secondo alcuni rapporti dell’Onu, il Cairo avrebbe supportato militarmente Haftar e le forze a lui fedeli.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), almeno 121 persone sono rimaste uccise e 561 ferite, da quando è iniziata l’offensiva di Haftar contro Tripoli, il 4 aprile. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di mirare specificatamente agli obiettivi civili. Inoltre, circa 15.700 persone sono state costrette a lasciare le loro case a causa del conflitto, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA). Un “numero significativo” di altre persone ancora risultano bloccate nelle zone interessate dai combattimenti, nella periferia meridionale di Tripoli, dove la situazione rimane “molto tesa”, secondo testimoni locali.

Domenica 14 aprile era il giorno in cui le Nazioni Unite avevano sperato di poter avviare una Conferenza Nazionale, inizialmente prevista tra il 14 e il 16 aprile nella città di Gadames, nella Libia occidentale. In tale circostanza, l’Onu intendeva discutere la via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese, atte a permettere un processo che potesse portare la nazione alla stabilità politica. “La nostra posizione non cambierà”, ha postato su Twitter l’inviato dell’Onu, Ghassan Salame, aggiungendo: “Avete imparato cos’è e avete avuto un assaggio della guerra. Non importa quanto si possa diventare ostinati, non esiste soluzione se non quella politica”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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