Esercitazione militare cinese nello Stretto di Taiwan: per gli Stati Uniti è un “atto di coercizione”

Pubblicato il 15 aprile 2019 alle 17:22 in Cina Taiwan USA e Canada

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Alcune navi da guerra cinesi hanno condotto un’esercitazione militare nei pressi di Taiwan, lunedì 15 aprile. Tale evento è stato denunciato da un alto funzionario degli Stati Uniti come “un atto di coercizione” e una minaccia per la stabilità della regione.

“Qualsiasi tentativo di influenzare Taiwan attraverso atti di coercizione destabilizza la regione e minaccia la stabilità nello Stretto di Taiwan”, ha riferito James Moriarty, presidente dell’American Institute di Taiwan, durante una cerimonia che ha festeggiato quattro decenni di collaborazione tra Stati Uniti e l’isola. L’Esercito popolare cinese, da parte sua, ha dichiarato che le navi da guerra, i bombardieri e gli aerei da ricognizione hanno condotto “esercitazioni necessarie” nei pressi di Taiwan. Il governo ha descritto tali eventi come una semplice routine. 

Non è la prima volta che Pechino ha inviato mezzi militari nei pressi di Taiwan e che si è scontrato con gli Stati Uniti, a tale proposito. Il 24 marzo, due navi della Marina militare e della Guardia Costiera americana avevano attraversato lo Stretto di Taiwan, secondo quanto hanno riferito fonti militari, in un gesto di supporto all’isola che non è stato gradito dalla Cina. Le due navi in questione erano il cacciatorpediniere Curtis Wilbur e il cutter Bertholf, della Guardia Costiera, secondo quanto ha dichiarato la Mariana militare americana. “Il transito delle navi attraverso lo Stretto di Taiwan dimostra l’impegno degli Stati Uniti verso un oceano Indo-Pacifico libero e aperto”, si legge nella nota della autorità americane, diffusa in tale occasione. “Gli Stati Uniti continueranno a volare, navigare e operare ovunque le leggi internazionali lo consentano”, continua il documento.

I rapporti tra Pechino e l’isola di Taiwan, che gode di una indipendenza de facto, ma viene considerata dalla Cina continentale una sua provincia, non sono mai stati semplici. I problemi sono iniziati da quando, nel 1949, il capo del Partito Nazionalista Quomindang è fuggito da Pechino, trovando rifugio sull’isola di Taiwan, alla fine della guerra civile con il Partito Comunista che, nello stesso anno, fondava la Repubblica Popolare Cinese. Sebbene l’isola abbia continuato ad avere un suo governo eletto e indipendente, la Cina Continentale continua a vederla come una sua provincia a statuto speciale. Pechino continua, infatti, a basare i suoi rapporti internazionali sul principio “una sola Cina” e non ha mai escluso la possibilità di ricorrere all’uso della forza, per portare l’isola di nuovo sotto il proprio controllo.

Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale cinese, nonostante la presenza di governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati. Dopo vent’anni di silenzio e tensione tra i due lati dello stretto, Taiwan e Pechino hanno sancito una tregua e visto il rinascere del commercio bilaterale con il cosiddetto “Consenso del 1992”.

Il Consenso prevede una lettura più morbida del principio una sola Cina. Esiste, sì, una sola Cina, ma il governo della Repubblica Popolare e quello di Taiwan interpretano – in base alla loro propria definizione – quale l’unica Cina sia: il continente o l’isola di Taiwan. Ciò vuol dire che per Taiwan la Repubblica di Cina è l’unica Cina esistente, per Pechino lo è la Repubblica Popolare. Vista la mancanza di una univoca definizione di “Cina”, in molti hanno criticato il Consenso. Nel 2015 i legami tra Pechino e Taipei hanno visto una significativa svolta con un incontro diretto tra il presidente cinese Xi Jinping e l’allora presidente di Taiwan, Ma Yingjiu, leader del Partito Nazionalista e simpatizzante del continente. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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